Il Maggiore

…Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". (Lc 15,11-32)

Il Padre finisce di parlare e guarda suo figlio con un sorriso. Ma lui, il maggiore, non sorride. Il rumore della musica e della festa gli rimbomba nel cranio. "Tu hai sempre voluto più bene a lui che a me." Parla piano, appena udibile al di sopra del frastuono che proviene dalla casa. "E’ ora che anch’io dimostri di valere. Dammi la mia parte, come hai fatto con lui. Io non la scialaquerò, te lo posso assicurare. Ti dimostrerò quanto migliore io sia."
Il padre china la testa.

Il mercante alza la testa. "Conoscevo uno che aveva il tuo stesso nome, e veniva dal tuo paese…"
"Mio fratello."
"Ah, ma certo! Che persona generosa! Che carattere allegro!…"
"Ha dilapidato il patrimonio in feste e puttane."
"…ma troppo, troppo spendaccione. Io glielo dicevo sempre, ma lui non ascoltava mai. Mi avesse dato retta…ma vedo che tu sei una persona molto più assennata, con la testa sulle spalle. Guarda, se se seguirai i miei consigli vedrai che farai fortuna qui. Si vede che hai la stoffa. Te lo dico da amico."

"Ecco, la vedi? E’ quella vestita di azzurro.", dice il mercante.
"Laggiù? La vedo. Sembra bella."
"Bellissima, ti dico. Fidati di me, sei il mio amico più caro e non voglio altro che il tuo bene. Se giochi bene le tue carte potrai ritrovarti imparentato con una delle famiglie più influenti della città…"
Lo spinge avanti "…e per uno che arriva dalla campagna, anche se pieno di soldi, è un bel risultato. Non perdere l’occasione, socio."
Il giovane si avvicina alla ragazza.

"Dove stai andando, caro?"
"Esco. Devo vedere persone in città."
Lei gli getta le braccia al collo. "Uffa. Sei sempre in giro per affari. Non saranno mica donne?"
"Ma no, cosa vai a pensare…sei gelosa?"
"E’ perchè ti amo, marito mio. Vorrei averti tutto per me."
Lui le sorride. "Adesso però devo andare, mio fiore…"

Il ciambellano l’introduce nella sala del trono. "Non dimenticate di inginocchiarvi!" gli sussurra all’orecchio.
Il Re è adagiato sui cuscini, e sta mangiando pasticcini da un vassoio. Lo guarda con approvazione inchinarsi fino a terra.
"Ho saputo che, per essere uno straniero, ve la cavate bene. Il talento è una dote che apprezzo molto nei miei sudditi. Io amo chi mi serve bene. Volete entrare al mio servizio?
Il giovane inginocchiato sorride mentre dice "Sì, maestà".

L’amico gli versa un’altro bicchiere. "Accidenti, guarda quella danzatrice…non ti fa bruciare il sangue?"
Lui scuote la testa. "Sai benisssimo che sono sposato…"
"E quando mai questo ha fermato un uomo? Inoltre, mi sembra che ultimamente con la tua mogliettina non vai tanto d’accordo." dice il mercante con un risolino.
"E chi te lo dice? E’ solo che è troppo insistente e gelosa. E poi mi sembra…cambiata."
"Sospetti che abbia un altro?" Chiede l’amico bisbigliando.
"No, che dici, sono certo del suo amore…è che…"
"Allora ragione di più per concedersi una scappatella…dai, bevi ancora un goccetto, socio."
La ballerina agita ritmicamente i campanelli che porta ai fianchi, che tintinnano come una promessa.

"Da questa parte, padrone."
Il servo, incappucciato, scruta la strada. "Nessuno, padrone. Potete andare."
"Bravo. Su di te posso sempre contare."
"Certamente, padrone. Nessun altro vi è così fedele e devoto."
Lui sorride. "Adesso monta la guardia, e avvisami prontamente se ci fosse pericolo"
"Non temete, padrone."
Il giovane si infila nella porticina di servizio.

"Ancora, ancora…"
"E’ quasi l’alba. Devo proprio andare. Spero solo che il mio servo non si sia addormentato."
"Ci avrà pensato una delle ragazze a tenerlo sveglio. Come io ho tenuto sveglio te…"
Lui la bacia su un piede. "Ho qui qualcosina. Non molto, ma credo ti piacerà"
"Oh…una collana! Ma è bellissima! Ti sarà costata una fortuna!"
"Niente se non il meglio per te…"
Lei lo tira a sè. "Un regalo così merita un premio. Ti amo, mio focoso straniero…"

"Non riusciamo a trovarlo da nessuna parte."
Il giovane tira un pugno sul tavolo. "Cercatelo ancora! Non c’è più una sola moneta nella cassa e alla porta c’è un tizio che dice che gli dobbiamo un sacco di soldi! Lui è il mio socio, e adesso mi deve rendere conto…"
E’ lo sguardo imbarazzato dei suoi interlocutori che improvvisamente gli fa comprendere.
"Fuggito, pensate sia fuggito? Ma era mio amico…"
La porta si spalanca. Sua moglie è spettinata, gli occhi rigati di lacrime. "Come fuggito…perchè, fuggito? Mi aveva promesso…" E adesso lui capisce molto di più di quanto vorrebbe.

La porticina di servizio da cui è passato tante volte con il buio è spalancata. Ma nella stanza sulla via non c’è più nessuno, salvo un letto disfatto e i segni di una partenza frettolosa. E anche la strada ora è vuota. Cerca con gli occhi il servo, ma non lo si vede da nessuna parte. Lo trova infine nella taverna. "Cosa fai qui?"
"Non lo vedi? Bevo!"
"Ma ti avevo detto di aspettarmi nella via!"
Il servo lo guarda con disprezzo. "Cosa vuoi da me, cane straniero? Non capisci che non sono più ai tuoi ordini? Tutta la città ride di te. Meglio che tu cambi aria in fretta. Tanto non hai molti bagagli da fare…"
La risata di ubriaconi e prostitute l’accompagna mentre esce, la testa china.

Il Re lo guarda, annoiato, sbocconcellando un dolce. "Aiutarti? E perchè? Ti sei dimostrato uno stupido. Ormai possiedi solo la pelle che hai addosso, e se non scappi velocemente probabilmente neanche quella. I parenti di tua moglie non ti hanno ancora ammazzato solo perchè non hanno i soldi per pagare un assassino. Contavano su di te per risollevare la famiglia, ma a quanto pare li hai delusi. Come hai deluso me. Non voglio imprigionarti o farti giustiziare perchè non ne vale la pena, in fondo non sei che un contadino. La sola cosa che posso fare per te è darti un consiglio: torna da dove sei venuto, e il più in fretta possibile. Ora sparisci." termina il sovrano, leccandosi le dita ingioiellate.

La strada è polverosa, e i sassi fanno male ai piedi scalzi.
Perchè mai era partito?
Forse in cerca d’amore?
Ma quale amore?
L’amore di fratello, avvelenato di invidia?
L’amore di figlio, ingrato e ribelle?
L’amore di amico, macchiato d’inganno, emulazione e calcolo?
L’amore di sposo, carnale e geloso?
L’amore di amante, lascivo desiderio?
L’amore di padrone, superba condiscendenza?
L’amore di servo, finta devozione?
O l’amore di padre?

Suo padre l’ha visto, di lontano. E ora sta correndo, verso di lui, per abbracciarlo.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 7 agosto 2008 su Apocrifatti, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. utente anonimo

    bellissimo,
    incredibile che non ci sia nessun commento.

    si vede che siamo ancora tutti in vacanza….

    Lampisterio

  2. E’ difficile lasciare qualcosa in più di : bello, grazie, la mia parte di “figlio maggiore” ringrazia, che le hai dato modo di guardarsi dentro! Però che male! ;-)
    Ciao, R

  3. utente anonimo

    Grazie!

    Il_grande_FraTollo

  4. cavolo questo padre veramente incapace di tirar su figli capaci :)

  5. Cavoli questi figli! Incapaci di riconoscere l’amore del Padre finchè non ne sono privi!
    Ma si deve crescere solo per contrarietà?

    Il_grande_FraTollo

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