Clerostorica III – Fatti

Siamo alla domanda 3 del nostro test.
La risposta c, come abbiamo già visto, è da escludere. La posizione b, cioè che i Vangeli siano elaborazioni tardive delle comunità cristiane, è stata la posizione delle principali scuole teologiche del secolo scorso. Si cita spesso Bultmann come il principale estensore di questa teoria, che staccherebbe il Vangelo dalla storia per riposizionarlo nel mito.

Ma a partire dagli ultimi anni del XX secolo, con il raffinarsi della filologia e alcune nuove scoperte archeologiche, questa ipotesi ha subito duri colpi.
Il papiro egiziano "Rylands", contenente alcune righe del Vangelo di Giovanni, risale a non oltre il 125. Considerando il tempo che il testo deve avere impiegato per arrivare da Efeso (dove fu scritto l’originale) in Egitto non deve essere più distante di 30-40 anni dall’originale. Quindi il Vangelo di Giovanni non può essere stato redatto nel 200 ma molto prima.
Nelle grotte di Qumran, appartenenti alla comunità essena massacrata dai romani nel 67 d.C e rimaste sigillate da allora, è stato rinvenuto un minuscolo frammento di papiro (7Q5)  identificato con un passo del Vangelo di Marco. Altri criteri datano questo frammento al 50 d.C.; tuttavia non tutti accettano questa attribuzione delle poche lettere contenute.
Altri tre frammenti del papiro P 64 del Magdalen College di Oxford, appartenenti al Vangelo di Matteo, sono stati recentemente retrodatati al 60 d.C.

Questo per l’archeologia. L’analisi del testo ha poi evidenziato che l’originale dei Vangeli, quantomeno sinottici, è l’aramaico, la lingua parlata in Palestina ai tempi di Gesù. Sono presenti costruzioni sintattiche incompatibili con la lingua greca, e comprensibili solo ipotizzando che siano stati scritti originariamente nella stessa lingua parlata da Gesù e i discepoli.
Qual’è l’importanza del fatto che i Vangeli siano stati scritti così presto? Che, se sono stati redatti entro pochi anni dalla morte di Gesù, dovevano essere ancora vivi testimoni in grado di smentirli se avessero contenuto imprecisioni o inesattezze. Se i miracoli fossero stati dei falsi, le profezie fasulle. Se Gesù non fosse mai esistito. Visto il grado di conflittualità con le gerarchie ebraiche, queste obiezioni sarebbero certamente venute fuori nei documenti anticristiani dei primi secoli che certo non ci mancano. Invece niente.
I Vangeli non sarebbero quindi favole edificanti, ma testimonianza storica. Fatti accaduti. Fatti.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 22 febbraio 2008 su Clerostorica, meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. Scusami, non mi è chiaro un passaggio, quando hai scritto che l’originale dei vangeli è l’aramaico(e quindi io penso che qualcuno si è preso la briga di tradurre in greco quanto già scritto), ma allo stesso tempo «sono presenti costruzioni sintattiche incompatibili con la lingua greca», e quindi …è possibile che chi ha tradotto potrebbe averci messo “del suo”?
    O meglio, se qualcuno traducesse il vangelo dall’aramaico potrebbe portarci a sfumature di significati ulteriori per noi che siamo venuti al mondo 2000 anni dopo?

  2. Il lavoro di di alcuni filologi e linguisti (Garcia e altri) nasce proprio dal fatto che alcuni versetti del Vangelo oscuri o poco comprensibili potrebbero essere nati da cattive traduzioni in greco dell’originale aramaico. Nel libro che avevo recensito a suo tempo e di cui c’è il link nell’articolo ve ne sono parecchi esempi, alcuni dei quali molto convincenti. Il lavoro che qualcuno sta portando avanti è appunto cercare di risalire a quell’originale per fare traduzioni migliori.
    Un esempio minimo è che molti detti di Gesù (ad esempio quello del cammello e della cruna dell’ago, o le pietre e i figli di Abramo) sono in aramaico giochi di parole.

  3. Il sinedrio diceva che il cadavere di Gesù era stato rubato. Come potevano gli apostoli dimostrare che non era così ma che era resuscitato?

  4. Come diceva S. Agostino – notando che la testimonianza si basava sulle asserzioni dei soldati circa il “furto” (“sono venuti i suoi discepoli mentre dormivamo…”- “come facevano a sapere che erano stati i discepoli se stavano dormendo?

    Il_grande_FraTollo

  5. Beh, era ovvio che a rubarlo fossero stati i discepoli, visto che erano i soli ad avere interesse a ciò.

  6. …e quindi, anche dimenticando apparizioni e miracoli successivi, si autoconvinsero tanto delle loro stesse bugie da farsi ammazzare per questo.

  7. Beh, devo dire che ciò taglia la testa al toro. Mi chiedo però come abbiano convinto delle persone che non lo hanno visto risorto del fatto che il cadavere non sia stato rubato. Ma sinceramente non credo si siano inventati un Messia morto e risorto, è una cosa assurda per gli ebrei dell’epoca. Forse avranno fatto capire che le cose erano talmente inverosimili per il senso comune da essere andate per forza in quel modo.

  8. Si sono convinti nello stesso modo in cui si sono convinti tutti i cristiani da 2000 anni a questa parte.

  9. … Luca era un medico e conosceva benissimo il greco.
    Per quel che mi risulta il suo testo (come il Libro degli Atti) è scritto sin dall’origine in Greco e non in aramaico. Da esso è possibile risalire parzialmente a quelli che dovevano essere i vocaboli originali degli altri sinottici… infatti il greco conserva l’uso di radici diverse per parole che purtroppo in italiano vengono tradotte con un unico termine.
    Lo sto studiando proprio in questo periodo…

    la cosa bella è che più studio le Scritture più mi rendo conto che sono davvero meravigliose.

    E a proposito delle traduzioni (tradizioni) dei testi di Matteo, significativo è che nei frammenti originali, il traduttore, all’inizio del Padre Nostro, dopo il termine “Padre” abbia inserito fra parentesi la parola aramaica “Abbà”.

    Come per dire: Gesù ha detto di rivolgerci a Dio chiamandolo Papà… lasciate perdere le chiacchiere (non moltiplicate le parole), non mantenete le distanze da Lui.

    Rivedendo i sinottici e sostituendo alcuni termini (che in passato sono stati tradotti frettolosamente in italiano parola per parola e non per senso), unendoli ai testi Giovannei vi sono concetti che esplicitano chiaramente anche il fatto che Dio sia Famiglia e Trinità.

  10. Sono d’accordo con il senso del post, ma credo opportuno mettere in guardia da certo entusiasmo papirologico (che spesso si fonda, anche in buona fede, sulla volontà di scovare “reliquie” testuali).

    Che il vangelo di Giovanni trasmetta materiali molto antichi, e che la sua tradizione storica sia a tratti persino più attendibile e storicamernte accurata di quella dei sinottici, è un fatto che si può constatare anche senza il ricorso a vertiginose predatazioni delle testimonianze papiracee.

    L’argomento dei papiri è rischioso: un esperto, ad es., potrebbe ribattere facendo notare che i più antichi frammenti del vangelo di Tommaso (p. Oxy 1: la versione greca, non quella copta) risultano contemporanei dei più antichi testimoni di Matteo (p54 e p67), e forse precedenti a quelli di Luca (p4 e p69). Ma questo, ovviamente, non dice nulla di definitivo sull’antichità dei singoli testi, dato che un’opera può essere molto più antica della prima attestazione manoscritta che ci è giunta. Sono tantissimi gli elementi da considerare. Senza contare la pluralità delle opinioni (la papirologia non è una scienza così infallibile).

    Quanto al tentativo della cosiddetta scuola di Madrid (J. M. García e altri), mi permetto di esprimere qualche perplessità. L’idea della retroversione è senz’altro buona, ma è stata condotta in passato con maggiore perizia (J. Jeremias, M. Black, etc.). I tentativi di ricostruzione del presunto originale aramaico proposti da García sono a volte assolutamente forzati e fantasiosi. E anche il principio di base mi sembra assolutamente contestabile: cioè l’idea di testi originali scritti in aramaico. La storia delle tradizioni evangeliche è molto più complessa. Ridurla in questo modo è rischioso: espone al classico errore – tipicamente moderno – di voler guadagnare a tutti i costi un accesso immediato alla “purezza” delle origini, purezza che in questo caso sarebbe stata alterata, sin dall’antichità, da traduzioni imprecise (è un ragionamento circolare: io ricostruisco un “originale”, che guardacaso coincide in tutto con la mia visione delle origini, e poi giudico le origini stesse sulla base del loro adeguamento alla mia ricostruzione).

    Insomma, io non cercherei nella storia, per principio, ciò che la storia non può fornire: cioè la certezza. La fede si fonda sulla storicità dei fatti, certamente. Ma non coincide con la nostra capacità di conoscere storicamente quei fatti (spero che tu non legga questa affermazione in senso protestante). Altrimenti ricadremmo in un sorta di “razionalismo” storico. Non penso che questo atteggiamento sia veramente cattolico, nonostante la sua periodica riproposizione da parte di cattolici che stimo molto. Chi è cattolico sa bene che la ragione storica non potrà mai provare nulla che sia contrario alla Fede. Ma non deve pensare che la ragione storica possa provare tutto della Fede. Ricordiamoci del meraviglioso acume di Nostro Signore: Certi “non crederebbero neppure se uno risorgesse dai morti”.

    Ciò detto, resto anch’io convinto della necessità di fare “apologetica”, cioè di difendere il cristianesimo, e in particolare il cristianesimo delle origini, dalle troppe (e mostruose) sciocchezze che si leggono in giro. Ma perché l’apologetica sia realmente efficace, deve fondarsi davvero sull’indagine storica, con tutti i limiti che ciò comporta.

    Spero che vorrai perdonarmi la lunghezza dell’intervento. Colgo l’occasione per ringraziarti ancora una volta per tutto quello che scrivi e per come lo scrivi, caro Berlic. Un saluto!

  11. Figuararsi, piccolozaccheo, anzi: la tua competenza sull’argomento è certamente molto, molto maggiore della mia e speravo in un tuo intervento.
    Sono d’accordo che la fede non ci può fornire la certezza. Non troveremo mai la registrazione di una telecamera a circuito chiuso presente nella tomba di Giuseppe d’Arimatea. E, anche se ci fosse, non basterebbe lo stesso (a questo proposito viene in mente quello splendido romanzo che è “Il miracolo di Padre Malachia”). Però è anche vero che, nell’istante in cui si cerca di negare con metodi storici o pseudostorici la realtà dei Vangeli, bisogna confutare con metodi storici più rigorosi, con prove. Non una certezza: ma una conferma.
    Quando hai un incidente, e sai che hai ragione, e te lo contestano mentendo, porti i testimoni. Prescinde dalla certezza che già hai: è una questione di giustizia, di verità.

  12. Il centro culturale di firenze, due o tre anni fa, organizzo un incontro con un professore molto famoso, per presentare il libro “la vita di gesù nel testo aramaico dei vangeli”.

    Interrogato in merito ai rotoli del mar morto lui si diceva convinto del fatto che il famoso 7Q5 non fosse del vangelo di marco ma una parte della bibbia. Il fatto però non metteva in discussione l’autenticità dei vangeli perché per lui la loro autenticità e datazione era data anzitutto dal libro degli atti degli apostoli.

    Infatti, diceva, spesso i vangeli vengono post-datati per via della profezia della caduta del tempio che Gesù fa. Essendo questa avvenuta nel 70 i vangeli devono essere successivi a questa data.

    Invece gli atti degli apostoli non hanno questo tipo di problema.
    Il fatto decisivo è però che gli atti degli apostoli iniziano con un riferimento al libro precedente scritto da Luca, per lì’appunto il vangelo.

    Va da se che se tutto il resto: gli atti sono databili intorno al 63, (la prigionia di paolo a roma) e di conseguenza il vangelo di luca deve essere antecedente.

    Postilla: ovviamente ci son quelli che non vogliono credere nemmeno a questo e risolvono tranquillamente invertendo le parti: il vangelo di luca DEVE essere stato scritto dopo e quindi anche gli atti devono esserlo….

  13. Una curiosità: tu come escluderesti l’ipotesi che i miracoli siano stati inventati da gente credulona o esaltata? Anche oggi capita spesso che si gridi al miracolo dove non c’è, o che si creda al malocchio e alle maledizioni.

  14. utente anonimo

    Il tutto magari alimentato dal carisma personale di Gesù.

  15. Caro Ago, a parte che anche oggi i miracoli reali ci sono; ma la fede in Cristo non si poggia sui miracoli! Si poggia sul fatto che quello che dice è vero: e la vita è più degna di essere vissuta.
    In ogni caso il camminare sull’acqua, fermare le tempeste e risuscitare i morti mi paiono di un altro ordine di grandezza rispetto alle illusioni di creduloni o esaltati.

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