L'altra Maria

Gabriele ed Elemiah fecero un passo avanti, e furono nel mondo. Era una tranquilla sera di primavera, senza nessuna pretesa di eccezionalità. Era la sera più importante da che il pianeta era stato creato. Uomini sapienti in seguito avrebbero scrutato i cieli, e letto segni; ma questo era ignoto, assolutamente ignoto agli abitanti di una cittadina piuttosto primitiva ai margini di un impero, che continuavano ad occuparsi dei loro affari umani senza sapere, senza accorgersi che due messaggeri di Dio erano tra loro.
Elemiah era un poco intimorito. Gli era stato chiesto di accompagnare l’Arcangelo in questa missione, in quella che era la missione più importante, più decisiva di tutte.
"Gabriele…"
"Sì?"
"E’ quella?"
Una ragazza, forse quattordici anni. Vestito dignitoso ma non ricco, piedi nudi, camminava reggendo una brocca.
"E’ lei, vero? Posso vedere qualcosa di speciale…"
"Sì, Elemiah, veramente qualcosa di speciale. Il Signore ha fatto qualcosa di eccezionale per lei. Guarda come la Sua luce l’attraversa senza ombra, come la Sua bellezza la pervade."
"Mi chiedo cosa vedono gli esseri umani di questo" bisbigliò Elemiah.
"Niente, o poco. Una senzazione di purezza. Un refolo di qualcosa di perduto.
"Qual’è il suo nome?"
"Maria."
Gabriele si voltò verso Elemiah, fissandolo con gli occhi splendenti.
"Adesso è l’ora. Rimani dietro, Elemiah: questo tocca a me."
Gabriele fece un passo avanti, e fu innanzi a lei.
Gli occhi le si spalancarono, quando lo vide. Il riflesso della luminosità dell’Angelo le rischiarava la fronte, la potenza dell’Altissimo balenava tutt’attorno, senza disturbare un granello di polvere.
"Ti saluto, o piena di grazia…"
Elemiah osservò la bocca della ragazzina spalancarsi sempre di più ad ogni parola di Gabriele che spiegava, spiegava, e parlava di amore e di ombra e bambini…
Poi vide.
Maria si stava ritraendo.
La ragazzina scosse la testa "No, è impossibile!"
"Niente è impossibile a Dio…", rispose Gabriele
"Ma se questo succede sarò rovinata, completamente! Il Signore vuole forse la mia rovina?"
"La volontà…"
"Devo sposarmi tra poco, capisci? Non è che si può aspettare? Aspettare solo un poco, poi andrà tutto bene…"
"E’ ora il momento in cui deve accadere questo…"
"Tre mesi? Non può il Signore attendere tre mesi? Cosa sono tre mesi per Lui?"
"Se adesso rifiuti, partirò da te e niente accadrà."
Per un attimo la ragazza rimase immobile, respirando affannosamente.
Poi scosse la testa. "No. E’ troppo importante per me. No, la mia fedeltà va al mio sposo. Sarebbe troppo per lui, mi lascerebbe. E io come farei ad allevare un bambino da sola? Sarei ripudiata come prostituta. Potrei anche essere uccisa."
Guardò Gabriele dritto negli occhi luminosi.
"No, non ce la posso fare, mi dispiace."
Gabriele partì da lei.
Elemiah la vide riscuotersi, come da un sogno, raccogliere la brocca caduta. Incamminarsi dinuovo sul sentiero.
"La luce non l’attraversa più, ora…"
Gabriele gli fece un cenno:  "Guarda."
Un’ombra, più fonda della tenebra, fuggiva.
Un senso di panico attraversò l’anino dell’Angelo. Elemiah guardò Gabriele. "Abbiamo fallito!"
"Non è un nostro fallimento. Il Signore li ha dotati di libertà. Maria l’ha usata. Ora è prigioniera di se stessa."
"E adesso?"
"Adesso…vieni con me."
Non andarono distante. Seduta nella sua stanza, un’altra ragazza filava all’arcolaio, cantando piano.
"Anche lei si chiama Maria." sussurrò Gabriele, guardandola dipanare con le dita sottili la matassa della lana.
Elemiah vide subito. La Luce attraversava anche lei, come aveva attraversato l’altra Maria prima del colloquio con l’angelo.
Quando se ne andarono c’era, se possibile, ancora più Luce.
Elemiah era pensoso.
"Cosa succederà adesso, all’altra Maria?"
"Credo che vivrà la sua vita, normalmente, sempre domandandosi se si sia trattato di un sogno."
"Cosa sarebbe successo, Gabriele, se anche questa avesse rifiutato? Ce ne sarebbe stata un’altra ancora?"
Gabriele scosse la testa "Non posso conoscere i piani di Dio. Lui ama molto gli uomini. E, se ho capito bene, se oso capire bene quello che sta per accadere, li sta per amare in una maniera che neanch’io credevo possibile. Posso comprendere ora perchè Lucifero urlava, nel tempo della ribellione, perchè anche a me pare strano e assurdo, ma so che è per un bene che neanch’io so descrivere o prevedere. Un’altra? Già una mi pareva impossibile."
Elemiah si voltò a guardarla ancora una volta, sussurrando tra sè "Ma quanto è grande la sua misericordia? Quanto li ama?"
E Gabriele, che l’aveva udito, rispose: "Credo che presto lo sapremo."

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 14 dicembre 2007 su Apocrifatti, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. Teologicamente AR-dito, ma razionalmente AR-guto. Bravo!

    Icaro

  2. Bellissimo. Degno di Borges, che per me è il complimento maggiore che si possa fare ad un racconto.

    Ardito, sì, molto al limite, ma per quel che vale io credo che sia “in regola”: il senso della storia (se ho ben compreso) non è chiedersi “quante ce n’erano”, ma una profonda riflessione sulla libertà. Eva avrebbe potuto cadere, e cadde; Maria avrebbe potuto cadere, e non cadde. Lo stato di grazia non è determinismo, vincolo, prigione della bontà; è libertà allo stato più puro che possiamo immaginare.
    Perfino Gesù, uomo-Dio, fu tentato nel Getsemani!

    P.S. hai letto il racconto di Borges “tre versioni di Giuda”? Quello che sì che è oltre il limite.

  3. Grazie per il consiglio claudio…vedrò di recuperarlo. Mi piacciono i racconti border-line ;-D

    Icaro

  4. Non so postare immagini, né link etc. Ma inviterei a guardare la robbiana che si trova alla Verna, sulla sinistra entrando nella Basilica. Credo sia l’annunciazione più bella in assoluto. Andrea della Robbia è riuscito a “congelare” il momento della libertà di Maria. L’angelo ha appena finito di dire quello che doveva dire e guarda Maria in attesa della risposta, lo Spirito resta come in sospensione, con le ali indietro (posso o no?), lo stesso Dio Padre osserva le labbra di Maria, insieme agli angeli: tutta la creazione sta trattenendo il fiato, sul cardine decisivo della storia… E Maria che guarda in basso, “concependo” la risposta… Vale un viaggio in Casentino…

  5. Due note su questo post.
    Intanto, avevo due paure, pubblicandolo. Primo, di uscire da quei bordi cui si accennava; secondo, di non essere capito.

    Il racconto nasce da un grande amore a Maria. Spesso si dà per scontato il suo sì. Preparata fin dall’inizio del tempo, immacolata concezione, eccetera. Come se non ci fosse posto per la sua libertà. Io volevo in qualche modo far capire come invece la libertà sia stato tutto. Aveva tutto contro. Avrebbe potuto dire di no. E invece, contro tutto, ha detto sì. Volevo far percepire l’immensità di quel sì, l’immensa grandezza di quel sì, la grandezza di quella donna, proprio di lei.
    E quindi la domanda seguente: cosa sarebbe stato di noi se avesse detto no? Il mondo sarebbe finito in quell’istante? E se Dio avesse dato un’altra possibilità all’uomo?

  6. Anch’io mi sono ritrovata a pensare all’eventualità di un gran rifiuto.
    Sarò superficiale, ma ho sempre pensato che Dio non si sarebbe arreso.
    E, d’altro canto, se pure ci fosse stato un precedente rifiuto perchè ricordarlo?
    Che senso ha la storia?
    Che cosa e Chi fa la storia?

  7. Chi va a Nazaret e si reca all’antica sorgente – l’unica del villaggio, quindi necessariamente quella a cui da sempre sono andate ad attingere tutte le nazarene di tutti i tempi, compresa Maria – trova una chiesa ortodossa dedicata a S. Gabriele (anche detta dell’Annunciazione). La tradizione orientale vuole che Gabriele abbia trovato Maria presso la fonte, ma che lei, spaventata dall’apparizione, abbia lasciato lì la brocca e sia fuggita a casa.
    Gabriele non si scoraggiò e tornò ad apparirle in casa, e qui avvenne tutto il resto.
    Direi che mi piace di più la versione di Berlic, perché non penso che Maria potesse spaventarsi di un messaggero di Dio!

    Unica immagine trovata (bruttina): http://www.novelli.org/blog/wp-photos/1413360531.jpeg

    sbit

  8. E’ lei! Grazie Berlic! Che bella, no?

  9. Nell’omelia di domenica scorsa, il nostro parroco ci ha fatto notare come Eva e Maria fossero nella stessa condizione. In effetti non ci avevo mai pensato, tendendo a considerare Maria in qualche modo come di “più” (più pura, più disponibile, più santa etc.etc.). Ma ero in errore, perché il mio giudizio era influenzato dal fatto di conoscere quale scelta hanno fatto, e non consideravo che di fronte alla loro scelta erano nella stessa condizione.

    Ecco anche un altro link, con una immagine più grande.

  10. anto’,
    questa la linkiamo
    loziofranco e il fidibì

  11. Bella la storia, bella la formella dei Della Robbia . . . !
    Grazie a tutti voi!
    Salutoni dalla costa marchigiana innevata, e da una infreddolita R

  12. Desidero solo ringraziare per questo luogo d’incontro davvero eccezionale…
    Piè

  13. Sei sempre stato bravo, ma ultimamente i tuoi racconti hanno raggiunto vertici davvero notevoli. Ma non ti preoccupare, continueranno a pubblicare Pulsatilla (senza offesa, eh, che è simpatica e divertente).

  14. Pensavo (teologia “dormatica” di ieri mentre svolgevo i rituali per il mio poco “sonno dell’ingiusto”): in fondo il peccato di Eva è stato proprio rifiutare l’incarnazione di Cristo… Ciò che, più facilmente, imputiamo al datore di lavoro di Berlicche, l’aver cioè rifiutato un Uomo-Dio. Cristo è colui nel quale sussiste l’essere, la realtà-comunione. Non volere sussistere in Lui e per Lui è (il) peccato. L’albero è Cristo (Io sono la vite…), la mela è frutto di sovrabbondanza dell’essere (in) comunione con Lui. Non si può prendere, non si può “avere frutto” fuori di Lui… Si può “portare frutto” a partire da Lui, in Lui. L’altra Maria è proprio Eva. La vita (Eva) e l’uomo (Adamo) hanno in qualche modo detto il loro no a Cristo, alla Sua incarnazione: “Resta lontano, resta diverso, resta pure tu Dio, io voglio essere io… non io con te, in te, per te… io per me. Non prendere la mia carne di modo che solo scuoiandomi mi senta padrona di me stessa.”
    Altra risposta di altra donna ci tiene qui a parlare. (Chissà con che parole e silenzi continuamente ora e sempre Maria innamora Dio… anche per noi, per me.)
    Piè
    Ps mi rendo conto di “essere entrato a gamba tesa”… fate vobis.

  15. Anzi, Piè, direi che si incastra bene con quanto ho cercato e cercherò di dire (e di capire) in questo tempo residuo d’Avvento.

  16. Carissimo Berlicche, seguo sempre con diletto i tuoi post , ne traggo molto “giovamento” mentale! Mi sono permessa di publicare , sul mio piccolo “space” il post: l’altra Maria. Spero non ti dispiacacerà. Ti ringrazio e ti auguro un bellissimo Natale! Rita

  17. mmm…. sinceramente questo tuo post mi lascia molto perplesso.
    Si, lo vedo possibile solo nella misura in cui la tua prima Maria sia quella conosciuta con il nome di Eva.

    Perchè mi pare che sia stata sottovalutata non solo la “Sapienza” di Dio ma anche il frutto che la Grazia porta nel cuore di chi la accogli.
    Nel senso che Dio da sempre “SA” che Maria avrebbe scelto liberamente il “SI” perchè lei era pura.

    Spesso ci dimentichiamo che il Vangelo è il lieto annuncio che solo può dare senso anche alla sofferenza. Se prendiamo il Deuteronomio, leggiamo che per la Legge una donna rimasta in attesa in campagna era perdonabile. Lo stesso fatto accaduto in città era inescusabile e andava punito con la morte.
    Ebbene l’angelo appare a Maria, fanciulla NELLA città di Nazareth. Gli evangelisti non specificano mai per caso.
    Lì c’è un ulteriore messaggio: il coraggio e la fede di Maria. Perchè per il solo fatto di essere in attesa in città era passibile di lapidazione.
    Il suo Si non può essere stato solo partorito della libera scelta quanto anche per il frutto della pienezza della Grazia che già abitava in lei.

    Non voglio dire che Dio non lascia liberi… ma dobbiamo esser sinceri: chi in purezza fa esperienza del Suo Amore vive spontaneamente e liberamente nel “SI” a Lui.
    Cioè ti viene spontaneo dirGli “Sia fatta la Tua volontà”, anche quando ti sembra difficile, improponibile, incredibile.

    No, non credo proprio che possa esser andata come dici tu. Ma neanche lontanamente!
    Se lo Spirito Santo è Colui che ti fa comprendere la Parola e Cristo è la Parola… allora non vi è idea più bella di quella di un embrione compreso in sua madre.
    Maria comprende il Figlio per opera dello Spirito Santo… e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

  18. xmrsimmy: Che sia andata come nel raccontino non credo anch’io, ma il tuo ragionamento non mi convince. La Grazia è una cosa, la libertà un’altra: se no a Dio basterebbe tenerci tutti nella Grazia per salvarci tutti. Non avrebbe avuto bisogno di venire, e morire, per intenderci.
    Che ci sia la Grazia lo dico esplicitamente (la luce che l’attraversa); ma questa da sola non può bastare. Anche Eva ce l’aveva! E il peccato originale era lì da venire!
    Poi, Dio da sempre sa: ma se il sapere prescindesse dall’atto sarebbe predestinazione pura. L’accettazione di Maria, il suo “Fiat”, non avrebbe senso, sarebbe un atto meccanico. E’ come spesso l’ho pensato essere: “bella forza ha detto sì, era stata scelta”. Ma allora, che merito avrebbe Maria?
    Spero di essermi spiegato.

  19. Si, ti sei spiegato. Forse io non ho saputo rendere appieno il mio ragionamento.
    Condivido il tuo discorso sulla libera scelta… ci riprovo:

    Secondo me, la purezza di Maria le ha permesso di scegliere senza alcun condizionamento. Con coraggio e con fede.
    Non intendevo dire che la sua scelta è stato un atto meccanico… e neanche una scelta presa da una ragazzina incosciente.
    Voglio dire che ritengo che la Sua sia stata una scelta operata e ragionata già alla luce della Grazia.

    In quest’ottica è interessante il discorso sull’Eudokia di Dio. L’essere “predestinati” da Dio (cfr. Efesini 2) non significa che il destino è segnato o che DOBBIAMO fare qualcosa. Significa che siamo chiamati a far parte di un progetto pensato per noi prima ancora che noi fossimo. La “Buona Volontà” di Dio… che la traduzione CEI riporta in “gli uomini che Dio ama”.

    Per me, Dio che è trascendente dal tempo (perchè anche il tempo è Sua creatura) vede nello stesso istante sia Eva che Lo rifiuta che Maria che Lo accoglie.
    E il serpente è già serpente.
    Maria è stata liberissima di scegliere.
    Ma se avesse detto di “no”, non ci sarebbe stato alcun progetto.
    Perchè Dio pensa prima, prima di.

    Non riesco a rendere meglio quello che penso… sarà forse per questo che ci credo davvero?

    Ecco il merito di Maria! Se non avesse detto di “si” non ci sarebbe stata alcuna storia della salvezza.
    Lei è la prima che ha creduto.
    Lei è la Lei che ha creduto prima di.
    Oserei dire che Lei è la donna che ha fatto diventare il suo “si” retroattivo e contemporaneo al “no” di Eva.
    Mentre noi celebriamo nell’Eucaristia il Sacrificio di Cristo che si offre a Dio per l’uomo, in Maria si è celebrata il Sacrificio di Cristo che Dio offre per l’uomo.

    Il merito di Maria è l’Infinito.

  20. … scusami, ci sto pensando da diverse ore…

    … Maria ha detto di “SI” perchè ha creduto.
    Se non avesse creduto, se non avesse ritenuto ragionevole la spiegazione dell’angelo… se non avesse ritenuto quel messaggio un messaggio d’amore… se avesse ritenuto più logico scegliere da “sola” cosa è bene e cosa è male, sarebbe stata come l’altra.

    Qualche giorno fa, parlando dei maiali, rimproveravi il non sapere guardare che in basso.

    Ecco, Maria, secondo me, ha detto di “SI” perchè da umile che era, aveva capito che bisogna guardare in alto. E questo, pur lasciandoti completamente libero, ti aiuta a scegliere per il meglio.

  21. “Ma se avesse detto di “no”, non ci sarebbe stato alcun progetto.”
    in realtà credo che ci sarebbe stato comunque, perchè altrimenti non avrebbe potuto dire no. Io credo che quando Dio pensa una cosa questa si realizza. Anzi, è propria questa la caratteristica di Dio: noi siamo il suo “pensiero”.
    Comunque, dire che io capisca o affermare che è per certo così…eh, temo che dovrò aspettare di essere lassù (o laggiù).

  22. Non vi ritrovate qualche volta nel grande inquisitore de “I fratelli Karamàzov”?

    (rivolto a Dio): “Smettila di opprimerci con la Tua libertà”.

    E’ drammatica la possibilità di poter dire VERAMENTE “si” o VERAMENTE “no”.

    Comunque sia a me sembra che la situazione sia questa:

    – la grazia permette e rende capaci di dire “Si” a Dio

    – la libertà è la possibilità di accettare la via indicata da Lui e si realizza solo in quella via (al di fuori la libertà finisce… Perchè se si rifiuta Dio si scelgono altri “dei”).

    – Il “Si” (o il “no”) è una responsabilità nostra, ad ogni “si” corrisponde un aumento della nostra apertura alla Grazia, ad ogni “no” la Grazia di Dio cerca un nuovo modo di metterci in grado di dirGli di “Si”.

    Sono d’accordo più con Berlicche devo dire, anche perchè non ho ben capito quanto dice mrsimmy, ma se ho intuito giustamente forse sta cercando di esprimere come Dio veda la storia umana.

    Ieri il Vangelo letto a Messa elencava la genealogia di Gesù.
    Questo passo evidenzia una continuità: tra i vari discendenti di Davide (Gesù è “Figlio di Davide” tra le altre cose) ci sono vari re che (cito dalle Cronache e dai libri dei Re): “fecero ciò che è bene(o “ciò che è male) agli occhi del Signore”.
    Eppure sono comprese nella genealogia anche Betsabea, moglie di Uria che fu mandato da Davide a morire perchè desiderava farne la sua sposa, Raab, una prostituta che tradì la sua città – Gerico – permettendo agli esploratori di Giosuè di scappare… Sono donne, ed è strano perchè per la mentalità dell’epoca le donne non contavano nulla nelle genealogie, e devo dire che l’ascendenza del Messia non è proprio immacolata no?
    Ma la storia era questa, e in Gesù tutta la storia trova il suo senso, i re di Israele, per “difettosi” che fossero, hanno portato la storia al punto che Dio aveva scelto per l’incarnazione. Quindi in questo senso, di sicuro, il “si” di Maria ha permesso la salvezza anche di coloro che non avevano conosciuto Cristo (nel credo diciamo che Gesù”discese agli inferi”… A me è stato insegnato che è “andato a prendere” quelli che erano morti prima della redenzione operata da Lui).
    Ma sono anche d’accordo su questo: nella Bibbia si trovano parecchi esempi di come Dio sa trovare persone che siano disposte a collaborare con Lui (vedete l’episodio di Elia che fugge dalla regina che lo voleva uccidere per paura, mi pare sia nel primo libro dei re, dopo Dio lo rinfranca e sceglie altri uomini disposti a fare quello che Elia non ha avuto il coraggio di fare).
    Quindi è sensato il post, se si vuole intendere che Dio ha sempre un “asso nella manica”.

    Approfitto dello spunto per una riflessione: secondo voi Gesù ha dovuto imparare chi era (anzi, chi E’)? Perchè ognuno di noi nasce senza sapere chi è!
    E Lui non è stato vero uomo in tutto? Io direi che probabilmente anche Lui ha dovuto dire “SI” come noi.

    Ma questa è un’altra storia…

    Vi saluto,

    Il_grande_FraTollo

  23. Non riesco a credere che Dio abbia potuto considerare una strada diversa.
    Se fosse così, allora cosa sarebbe successo se il Piccolo fosse stato trovato dai soldati di Erode?
    Cosa sarebbe successo se Giuseppe non avesse detto il suo “SI”, prendendo con sè Maria e il Bambino e fuggendo in Egitto?
    Sono piacevolmente convinto che Dio sia innamorato di Maria prima che esistesse e che sia esistita proprio perchè amata.

    Si, quando Dio pensa ad una “cosa” questa è creata.
    Ma quando ama qualcuno questi viene ad esistere.
    Questo è la base del concetto dell’Amore Trinitario.
    Colui che Ama, Colui che è l’Amato e Colui che è l’Amore che li lega.

    Siamo tutti estasi dell’Amore di Dio.
    E Dio si fida dell’uomo.

    Per quanto riguarda il “SI” di Gesù, penso proprio che questa sia stata la preghiera nell’orto. Accettare di non considerare la Sua divinità (spogliando Sè stesso) per poter salvare l’uomo da Uomo.

    …cmq, su una cosa sono pienamente d’accordo con Berlic: Quando saremo lassù (o laggiù), ci potremo (spero sorridendo) guardare negli occhi, realizzando che questo progetto di salvezza è ancora meglio di quello che ci aspettavamo.

  24. Penso che alla radice dell’incomprensione di Berlic e mrsimmy ci sia il fatto che nella vicenda c’è un paradosso temporale, che noi non siamo in grado di capire del tutto perchè non siamo capaci di pensare a cinque dimensioni.
    Da una parte c’è la scelta di Maria, che avviene nel tempo (quarta dimensione), e dall’altra c’è la scelta di Dio, che avviene nell’eternità (che io credo essere non un’immobilità ma un tempo ulteriore al nostro, “perpendicolare” ad esso, diciamo che è una quinta dimensione – e potrebbero essercene altre…)
    1) dall’eternità, Dio dona la Grazia a Maria
    2) nel tempo, Maria fa la scelta giusta
    3) dall’eternità, Dio sa che Maria “farà” la scelta giusta
    La 1 è causa della 2, la 2 è causa della 3, ma la 3 è causa della 1: Dio dà la Grazia a Maria perchè sa “già” che lei “farà” la scelta giusta.
    Metto “farà” tra virgolette perchè in realtà il tempo, visto dall’eternità, è unico presente: Dio vede ieri e domani, all’incirca come io, guardando un libro, vedo pagina 10 e pagina 11 con lo stesso colpo d’occhio: io vedo e capisco il “tempo interno” del libro, ma ne sono fuori e non sono soggetto ad esso.
    Qui abbiamo un paradosso perchè la causa genera l’effetto, ma l’effetto è causa della propria causa. E noi non siamo capaci di capire completamente come sia possibile perchè, non avendo esperienza dell’eternità, non sappiamo esattamente come il tempo e l’eternità si incrociano e si influenzano.
    Non riusciamo a pensare penta-dimensionalmente, non ancora almeno (si spera), però se ci sforziamo possiamo capire alla lontana il meccanismo.

    P.S. mi viene in mente Ritorno al futuro, quando Doc rimprovera Marty perchè “non stai pensando quadrimensionalmente!”… e lì non dovevano fare i conti con le inter-relazioni tempo-eternità!

    P.P.S. e pensate quanti scientisti ci sono là fuori che considerano il cristianesimo roba da cretini e incompatibile con una discussione scientifica…

  25. x mrsimmy: sono d’accordo con te quando dici che il Getsemani è stato un momento fortissimo in cui c’è stato un “si” molto difficile da dire, però se devo essere sincero è molto probabile che il “SI” definitivo sia stato quando, abbandonato da tutti, in croce, fatto peccato e subito l’abbandono persino del Padre, Gesù ha rimesso il proprio Spirito nelle mani del Padre stesso, QUELLO è stato il momento in cui tutta la Sua obbedienza ha richiesto di essere confermata.
    Ma la mia domanda (forse l’ho espressa male) riguarda una questione un pò differente: Gesù è nato come bambino.
    Ora, “nessuno nasce imparato” si suole dire… Quindi mi viene da chiedermi una cosa: la consapevolezza che ha Gesù di essere Messia e Dio è in Lui fin dalla nascita? Piu volte nei Vangeli le affermazioni di Gesù evidenziano una consapevolezza del Suo mandato e della Sua identità di Messia e uguaglianza con Dio. Oppure matura con il tempo, magari a dodici anni è già consapevole di qualcosa di differente (come sembrerebbe leggendo i vangeli dell’infanzia, soprattutto quello di Luca) e questa consapevolezza matura (“cresceva in sapienza, età e grazia…”) riceve conferma al battesimo nel Giordano e cresce durante la Sua vita (ad ogni “si” per così dire, come nella vita di ognuno di noi, corrisponde una più stretta relazione con il Padre) in cui Lui “si fa obbediente in tutto” fino al Getsemani? Fino alla croce dove rimette Sè stesso nelle mani del Padre?
    Mi piace molto il post di Berlicche “ANCORA UNA VOLTA” del 05/10/07 mi pare che esprima bene che Gesù nella Sua vita ha dovuto fare delle scelte.
    Per essere vero uomo non ci doveva essere anche per Lui la possibilità di “fallire”? Di dire “no”?
    Probabilmente, se avesse fallito, Lui, come Dio, non ne avrebbe ricevuto nessun danno, non avrebbe perso niente, salvo le creature che era venuto a salvare… Ovviamente.
    Noi dobbiamo dire “si” a Dio ogni istante, praticamente ogni evento della nostra vita (anche i più banali) possono essere occasione di comunione, perchè solo gli angeli hanno potuto scegliere dicendo “si” (o “no”) in maniera definitiva e irrevocabile.

    Maria ha detto un “SI” drammatico e ha dovuto dirne molti altri dopo: credere che quel bambino che lei doveva accudire, cambiare, portare a fare pipì, medicare dopo che magari era caduto giocando fosse il Figlio di Dio, credere nonostante le calunnie sul Suo conto, credere nonostante la croce e la morte!

    Gesù ha dovuto fare un cammino di obbedienza e di abbandono, lo stesso cammino che ognuno di noi attraversa, consapevolmente o meno, solo per il fatto di vivere.

    Mi rendo conto che questo discorso è un’aporia, ma è veramente difficile distinguere il punto dove si incontrano libertà e grazia, per tutti!

    Pensate che persino i demoni non possono fare niente se Dio non lo permette, nessuno può operare “fuori di Dio”, quindi (sembra assurdo) persino per peccare abbiamo bisogno di Dio… Quindi se l’azione del male è permessa è ovvio che Dio ne ha la Signoria e può includere nel Suo progetto anche le conseguenze di questi “accidenti”.

    Pensando a questo, come non credere che Dio avesse progetti che si sarebbero realizzati comunque?

    E al contempo come pensare che potesse avvenire diversamente?

    Io non lo so! Voi?

    Vi saluto,

    Il_grande_FraTollo

  26. Grazie.
    Mi rendo conto che non ho saputo spiegare quel che sento… ma è proprio per questo che avevo scritto:

    “Per me, Dio che è trascendente dal tempo (perchè anche il tempo è Sua creatura) vede nello stesso istante sia Eva che Lo rifiuta che Maria che Lo accoglie”.

  27. Caro Grande Fratollo, non voglio scendere troppo nel dettaglio, ma invito a considerare i limiti della traduzione italiana del testo biblico, per cercare una risposta al tuo quesito:

    In Giovanni vi è “il Verbo era Dio” e non “il Verbo era un Dio” come ad esempio traducono erroneamente alcune versioni.
    E ancora in Luca: “vi è nato Salvatore” e non “vi è nato un salvatore” come erroneamente è tradotto anche nella CEI del ’74. (non ho avuto ancora occasione di leggere la nuova traduzione).

    Di conseguenza, letteralmente, già dal Suo concepimento Gesù è Dio e Salvatore e pieno di Spirito Santo. Quanto alla consapevolezza di esserLo, spesso dimentichiamo che Giovanni Battista era praticamente coetaneo di Gesù.

    Quando egli predica di preparare le vie del Signore, predica del Signore che è già nato ed è già cresciuto, prossimo a manifestarsi, quindi già consapevole della Sua missione (…per questo sono venuto).
    Nelle nostre novene -per motivi liturgici- verrebbe da pensare che dobbiamo preparare la strada per il Bimbo che deve ancora nascere…
    … e ci dimentichiamo di preparare la strada che ci separa da Lui che è già davanti a noi.

    Allora, quando Gesù-uomo avrebbe dovuto aver bisogno di acquisire consapevolezza di Sè?
    E’ vissuto per trent’anni con Maria…senza sottovalutare che gli angeli gli facevano compagnia.
    Inoltre, essendo pieno di Spirito, comprendeva il significato delle Scritture tanto che da bambino insegnava in mezzo ai dottori del tempio.

    I Vangeli (riconosciuti) non parlano di questo ‘buco’ temporale, potrebbe essere per quello che dici tu. O forse invece per sottolineare quanto sia stata solida la fede di Maria.

    Io penso più semplicemente che sia stato Gesù-Dio a rispettare i tempi e i limiti di un corpo umano.
    Sapeva benissimo quindi Chi è, da Chi viene e per quale motivo è qui.

    Infatti, scrive Matteo, sia i pastori che i magi, videro il Bambino con Maria Sua Madre e, prostratisi, Lo adorarono. LO ADORARONO, non venerarono.
    Considerando la Legge e i comandamenti (ricordando che l’esserSi fatto Dio sarà il motivo della Sua condanna), la manifestazione di Gesù Dio è immediata.
    E’ un capolavoro di esposizione teologica… in quattro versi c’è il principio e la fine, c’è tutto il cristianesimo.

    Per quanto attiene la tua affermazione “Dio permette il male”, bisognerebbe stabilire prima cosa è il male o meglio Chi è il Male.
    Dio permette le scelte, anche quelle causate dal Male.
    Il Male non è contrapposto a Dio. Egli è creatura. E’ un angelo che ha espresso la sua scelta.
    La lotta non è fra Dio e Satana, sarebbe ovviamente impari.
    Infatti anche Gesù comanda ai demoni e ne respinge il capostipite.
    La lotta è fra l’Uomo e Satana.

    Mi sembra quindi ovvio e ‘sapientemente pensato’ che sia una creatura che ama liberamente a dovergli schiacciare il capo.
    Ahhhh quanti meriti ha Maria!
    Chi cerca lei, trova Gesù.

    p.s. scusate le mie troppe parole…

  28. Come ho già detto nei vangeli non c’è momento in cui si parli di un’ingnoranza da parte di Gesù della propria missione.
    Premetto: io sono cattolico e non mi curo molto di teorie che vedono Gesù tra gli esseni (cosa possibile ma non nota) o a fare pratica in oriente (teorie che sono degne di un Augias e che fanno tanto “new age”) quindi non intendo mettere in dubbio nessun dogma di fede.
    Semplicemente mi chiedo: se Dio viene nel mondo come uomo, per essere uomo deve o no sperimentare quel modo che abbiamo noi di conoscere Dio, cioè attraverso l’esperienza di Lui che facciamo vivendo?
    Se poi avesse semplicemente atteso i tempi di un corpo umano (anche perchè un fanciullo probabilmente non sarebbe stato molto seguito…) non è che la cosa mi dispiacerebbe. Proprio Lewis dice (giustamente) che è assurdo l’atteggiamento di chi dicesse “bella forza, Lui era Dio”… Dopo tutto proprio PERCHE’ è Dio può salvarmi.
    Però vorrei far notare una cosa: condividere la sofferenza è bensì un modo perchè venga “pagato” il peccato umano, ma è al contempo una testimonianza d’amore, un dire: “nella sofferenza io sono con te”.
    Per questo quando vado in corsia seguendo i miei proff. mi sforzo davanti a qualsiasi malato di ricordarmi che ho Gesù stesso davanti (non è facile di fronte a certe situazioni).
    Personalmente però trovo confortante il pensare che forse, pur con le riserve che mrsimmy ha espresso (e che comunque capisco e in qualche modo condivido), anche quando di fronte a quello che sono mi chiedo “dove sono” “chi sono” o “chi sto diventando” o “quale progetto ha Dio su di me/su questa situazione” magari Gesù non è solo davanti a me come meta, ma, poichè ha vissuto questa situazione e l’ha sperimentata (ora sono io che ho paura di non esprimermi bene), è con me in quel momento e se anche la situazione suddetta non si risolve posso confidare nella Sua presenza.
    Come ho già detto la questione secondo me è un’aporia.
    E dopo tutto forse è ininfluente perchè l’importante che che siamo stati redenti.
    Ma vorrei far notare che nei Vangeli non si scrive da nessuna parte che Gesù abbia mai riso!
    Eppure voi ve lo immaginate un Gesù – musone? Io non ci riesco! Penso che il nostro Dio abbia un gran senso dell’umorismo (basta guardare che personaggi si è scelto per fondare la Chiesa).
    Ergo, occorre ricordarsi che i Vangeli vogliono presentare Cristo a certe persone e seguendo determinate mentalità (senza contare la possibilità, ipotizzata da Jean Carmignac) di una loro redazione COMPLETA in ebraico prima dell’anno 50 (per i sinottici), quindi occorrerebbe chiedersi se qualcosa (sfumature o accezioni che non si possono cogliere nel testo greco) siano andate perse.

    Ma ancora le obiezioni che mrsimmy da alle mie riflessioni, ringrazio (in primis), ma rispondo che le avevo già io stesso. Nonostante ciò io mi chiedo: sua madre gli avrà ben raccontato il suo concepimento (o no?), Giovanni gli dice “io dovrei farmi battezzare da te…”, attraverso di Lui avvengono miracoli, guarigioni e la nostra stessa salvezza!
    Ma ancora mi chiedo se veramente questo esclude un graduale prendere coscienza di Gesù – uomo di essere Dio (magari realizzato al momento del battesimo nel Giordano… O prima, o dopo… Non lo so e forse è meglio evitare di pensarci troppo), dopo tutto ipotizzate di avere quattro anni e vostra madre vi dice che siete stati concepiti dallo Spirito Santo (cioè mettetevi nei panni di un Gesù che “non sa ancora”), poi riceve tutti i vari input (Giovanni il Battista etc.), è escluso che la consapevolezza di essere il Figlio di Dio fosse presente il Lui (bambino) magari come seme che doveva germogliare piuttosto che come pianta già fiorita?
    Io penso che non si possa escludere questo nonostante le riserve che mi sono giustamente presentate, ma penso anche di non avere elementi sufficienti per dire altro, anche perchè in più passi Gesù mostra di SAPERE Chi è e cosa deve fare…
    Non farò ulteriori asserzioni, se qualcuno mi farà notare passi o ragionerà in modo da dimostrarmi altrimenti mi dichiaro bendisposto ad ascoltare… Volentieri: sarebbe un interrogativo in meno dopo tutto!

    Grazie a mrsimmy per la sua esposizione!
    Comunque mi pare un pò superflua la specificazione circa la natura del male (o meglio: del maligno), non mi pare di aver mai dato adito ad interpretazioni filomanichee di quanto ho scritto… Non considero il male come un antagonista del bene… Forse può essere un “parassita” del bene (nel senso che il male è la scelta di un bene minore al Sommo Bene, ovvero l’affezione disordinata al bene) e comunque non può esistere come ente a sè stante.
    Quanto alla lotta contro satana non penso che essa coinvolga l’uomo come antagonista del demonio… Sarebbe impari anche la lotta tra un angelo e un uomo dopo tutto!
    A me sembra molto più logico pensare alla lotta in questi termini: io sono soldato, ma Dio è il mio generale, nella lotta io mi schiero, ma è Dio che vince!

    Spero di non aver impostato la discussione in maniera polemica, se si non era mia intenzione.

    Buona serata,

    Il_grande_FraTollo

  29. X Il grande FraTollo

    Per me è sempre un piacere confrontarmi con qualcuno sul tema. Anzi, per paradosso ti dirò che spesso approfitto di queste occasioni anche per verificare se la mia fede sia salda o no…

    Ho parlato del Male agganciandomi ad una tua affermazione.
    So che sarebbe una lotta impari anche quella fra l’uomo e un angelo, ma in questo caso l’uomo è aiutato da Dio che ama per primo.
    Satana vuole impedire il rapporto Dio-uomo, e non potendo agire sul Primo, cerca ovviamente di distrarre il secondo.
    In questo senso ciò che mi ostacola ad adorare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente è la parte di me che “nel peccato” si schiera con Satana.
    E qui per me la lotta è alla pari.

    Ti dirò che condivido pienamente il discorso che hai fatto sul problema della perdita di emozioni nel corso delle traduzioni del testo aramaico.
    Un esempio?
    Quella che cita Gesù: “vi abbiamo suonato il piffero e non avete ballato” è il testo di un’antica danza che cantavano i bambini del suo tempo… oggi suonerebbe come: giro-giro-tondo, quanto è bello il mondo.
    Questo lascia intendere che canticchiava anche le filastrocche!
    Ritengo (e non solo io)che non sia espressamente scritto che abbia “riso” perchè, trattandosi di persona mite ed umile di cuore che si trastulla con le fiere, deve necessariamente essere gioviale e serena.
    Sarebbe stato strano il contrario… ed infatti i Vangeli specificano di proposito i momenti ed i motivi per cui Gesù si commuove e compatisce, fino al pianto per il dispiacere causato dalla morte del suo caro amico Lazzaro.

    Mi piace l’idea con cui intendi la lotta ma ritengo così fondamentale la Comunione della Chiesa che preferisco l’idea di Paolo: in questo NOI siamo più che vittoriosi.
    Chi ci separerà dall’amore di Cristo?

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