Ancora una volta

Il racconto che segue è la drammatizzazione di una "ipotesi teologica" nata durante una discussione con un amico. Prendetela come tale. Grazie a "Godparent" per l’idea.

Ormai era, ancora una volta, fuori dal tempo e dallo spazio.
Ancora una volta. E’ strano come si possa acquisire l’abitudine di pensare ad un prima e un dopo, quando si possiede un corpo. Un corpo fatto di materia, soggetto al tempo, al peso immane del tempo. Ecco, io ho fatto il tempo, pensò. Eppure è strano esserci dentro. E’ strano progettare un occhio per vedere la luce, e poi vederla realmente, aprire gli occhi per la prima volta e vederla, e richiuderli e non vederla più. Progettare una mano per afferrare le cose, e poi usarla, realmente usarla, e poi vedersela inchiodata e sanguinante. Progettare sinapsi e nervi e poi sentirli urlare di sofferenza, della propria sofferenza.
Eppure era necessario. Era necessario sperimentare l’abbandono. Era necessario sperimentare il dolore. Era necessario sperimentare la morte, la più crudele delle morti.
E adesso è fatta.
Guardò suo Padre, e l’Amore tra loro due riempiva tutto.
Ma…
Non c’era ancora l’assenza di tempo che è il Tempo completo, tutto intero, e l’assenza di Spazio che è la totalità dello Spazio.
C’era un filo, un filo che Lo legava ancora al tempo, quel tempo limitato con cui era stato intessuto il suo corpo di materia. In qualche maniera c’era ancora un prima e un dopo, un prima e un dopo speciali, e una decisione da prendere. Da prendere adesso. Cos’era quello che ancora una volta lo teneva…imprigionato?
No, non imprigionato.
"Puoi farla finita ora. Quello che c’era da fare è stato fatto. Dio è morto, Tu sei morto. Ora conosci anche tu, conosco anch’io non come il Creatore conosce, ma come conosce la creatura. Ora puoi lasciarli andare. Il sangue li ha lavati. Il conto è saldato. Possiamo concludere qui."
Così è questo l’istante in cui tutto si compie, si disse.
Guardò giù verso un capo reclinato che era lui e non era lui, verso una croce intrisa di sangue e acqua, verso sguardi terrorizzati e disperati, e tristi e felici e gioiosi e vacui, verso quella città e quel paese e quel mondo che poteva spegnere come una fiamma di candela, o lasciare bruciare, o…
La libertà, la libertà totale di Dio, in bilico.
Traditori, assassini, violenti, ignoranti, arroganti, stupidi, malvagi, che non capiscono neanche quando è evidente, che non vogliono capire…
Ho finito? Li lascerò da soli? Continueranno da soli? O il tempo finisce in questo istante? Oppure…

Oppure essere con loro per sempre. E accompagnarli. E amarli.

Il corpo si sta irrigidendo nel rigor mortis. Il sudario è intriso di sangue. Non c’è tempo che per una ripulitura approssimativa. Viene spinto nella tomba, la pietra è rotolata, i sigilli sono apposti. I servi vanno a casa, dove li attende del pane, del vino. Un pane che è ancora solo pane, vino che è ancora solo vino, com’è stato per millenni. Simon Pietro è tornato ad essere Simone, ancora per poco. Non si attendono che quel corpo piagato, ferito, ucciso torni a vivere. Ancora una volta.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 5 ottobre 2007 su Apocrifatti, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. C’è un po’ di Contri, se non sbaglio…

  2. Io invece vedo un Peguy alle prime armi. Contri lo leggo sempre e mi piace molto, ma a volte fatico nei suoi giri di parole.
    Il racconto di Berlic tira dentro tutto ciò che è essenziale, scorre veloce è semplice, l’ipotesi è chiara, non puoi non accusare il colpo del “dato”.

  3. Prego!
    Ma pensa un po’, da una chiacchierata, da un pensiero su un libro (e che libro…!!), da un’idea labile, cosa tiri fuori…
    Mi piace, te lo dissi già allora, questa idea di un Gesù che…è inutile, è più forte di Lui, non ce la fa proprio a non amarci!
    A costo di ripartire da dove poteva aver già finito.
    A presto!

    PS: colpa mia, lo so che ti scrivo di rado…ma sarebbe “godparent”…(godfather era già impegnato, quando mi registrai!)

  4. Contri?
    Alle prime armi?
    Acc..correggo.

  5. molto bello. grazie :-)

  6. mi sfuggono tutti i riferimenti. l’ipotesi è intrigante e drammatica e non credo volesse essere teologicamente rigorosa.

    però visto che ci sono una domandina noiosa te la faccio:
    dal racconto mi pare di capire che ci fosse una necessarietà del sacrificio di cristo, come se fosse necessario per dio fare un sacrificio di espiazione e riconciliazione con gli uomini. ma è veramente così? c’era davvero un conto da saldare? e proprio in quel modo?
    luca

  7. Nessuna necessità, Dio ci ha creati per amore e salvati per amore, dandoci, sempre per amore, la libertà perfino di rinnegarLo. Se Dio fosse costretto a fare qualcosa per definizione non sarebbe Dio.
    Ne ho parlato diffusamente qui: http://berlicche.splinder.com/post/10762115/Teologia+Solubile+XVI+-+Fu+cro e nei post della serie seguenti.

  8. Se Cristo fosse morto di vecchiaia, la sua parola avrebbe avuto la stessa forza?

  9. utente anonimo

    allora proprio non ho capito quello che volevi dire. pazienza.
    luca

  10. diabolicamente: comunque sia, Cristo non è morto di vecchiaia. non è deto che sia un caso, anzi direi proprio che è difficile pensare che sia un caso. si può ragionare finché si vuole su ipotesi accdemiche più o meno suggestive, bast che non ci dimentichi della realtà.

  11. Di grandi uomini che han detto grandi parole ce ne sono tanti. Ma Dio s’è fatto uomo per essere insieme a noi, e per far sì che la nostra lontananza, il nostro peccato fosse riconciliato. Ecco il punto da ricordarsi: Gesù non ci ha dato la sua parola, ma se stesso.

  12. C’è in effetti qualcosa di eccessivo, di esagerato, in questo “darsi” di Gesù. Non so voi, ma io quando devo realizzare qualcosa, dallo spostare un mobile al riparare un elettrodomestico, dall’aiutare i figli nei compiti o la moglie con la spesa al terminare un lavoro…mi limito allo stretto indispensabile. Non vado oltre quello che è necessario per ottenere lo scopo, anzi alle volte faccio anche meno del necessario.
    Per questo faccio fatica a capire questo “spreco”, questa esagerazione, questo surplus.
    Uno che dice “se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due” ha un modo di ragionare molto diverso dal mio. Non fa solo ciò che è necessario, non sembra limitato dal contingente, quello che lo muove non è una preoccupazione…

    Mentre scrivevo queste righe mi è venuto in mente un episodio. Un ragazzo che conosco si era innamorato di una ragazza. Un giorno, passeggiando sulle colline intorno alla città, avevano ammirato insieme i giaggioli al bordo della strada, in cima ai muretti a secco. Qualche giorno dopo era prevista una altra “uscita” insieme. Quel ragazzo allora, prima di passare a prendere la ragazza, andò in collina, lasciò la macchina, cercò quei giaggioli e si fece poi trovare al portone di lei con quei giaggioli in mano. La ragazza se lo ricorda ancora. Pensando a quell’episodio, mi rendo conto che certe “pazzie” si fanno solo se si è innamorati…

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