Le conseguenze della chiesa spoglia

Nel medioevo si era forse ignoranti, ma non fessi. C’erano pochi libri, costavano un sacco, e la gente che sapeva leggere era poca (anche se molta di più di quanto si pensi, grazie alla Chiesa).
E quindi cosa facevano i preti? Nelle loro chiese facevano dipingere e scolpire le storie del Vangelo e i misteri della fede, per cui ogni misera chiesetta di campagna era un tripudio di colori e di forme che testimoniava la ricchezza del cristianesimo.
Anche adesso sperse nelle nostre campagne ci sono cappelline sconosciute ai più che sono tutte un catechismo illustrato con ingenua certezza. In altre nazioni tesori del genere avrebbero indicazioni stradali e cataloghi dedicati: da noi la loro esistenza è un segreto custodito nell’indifferenza. Ma d’altra parte le altre nazioni hanno provveduto a loro tempo a devastare e distruggere quegli stessi gioielli di cui anche loro erano ricchi.

Se poi leggo che l’italiano è ignorante in fatto di religione – come ognuno può accorgersi – mi domando se questo non è anche l’effetto di aver voluto le chiese moderne spoglie e vuote di tutto. Dove c’erano affreschi ci sono i mattoni a vista, il colore è nel migliore dei casi il grigio; le statue e i quadri sono a volte così astratti che quasi certamente non li ha capiti neanche il loro autore. Cosa insegna un muro vuoto? 

Come pensavo assistendo ad una Messa da cui ad un certo punto sarei voluto fuggire urlando, per scegliere un luogo e rimanerci occorre un fascino e una bellezza che ci colpisca. Certo, una Messa con canti orripilanti e un’omelia raffazzonata e buonista in uno scenario postindustriale avrà lo stesso valore eterno di una celebrazione del Papa nella Cappella Sistina. Ma nella prima non solo non imparo niente, ma non sono nè affascinato nè educato. Se Dio è bellezza, allora siamo lontani da Dio.

Forse direte che l’importante è la spiritualità. D’accordo. Ma come ha detto anche il Papa, "non possiamo sempre vivere nella meditazione alta, forse un santo nell’ultimo gradino del suo cammino terrestre può arrivare a questo punto, ma normalmente viviamo con i piedi per terra e gli occhi verso il cielo."
Siamo uomini, come Gesù si è fatto uomo, e abbiamo bisogno di segni sensibili. Il sensibile è ciò che dà il senso. E quindi abbiamo bisogno di senso e di bellezza, che ci colmi le orecchie, riempia gli occhi, sazi il cuore.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 luglio 2007 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. Quanto e’ vero, Berlic.

    Nella Chiesa della mia parrocchia, in Italia, io non ci posso entrare tanto e’ brutta.
    La cosa grave e’ questa: che io sappia le autorizzazione per questi obbrobri le danno i Vescovi.
    Che gli passa per la zucca?

  2. Anche i Vescovi sono uomini, e peccatori. Preghiamo per loro.
    Questo post non l’ho scritto per lamentazione generale, ma perchè se per primi noi Chiesa, noi fedeli ci muoviamo e chiediamo il bello, forse anche i pastori lo capiranno. Come quando le pecore cercano l’erba verde e fresca.

  3. infatti le nostre chiese spoglie sono anche il risultato delle richieste di tanti frequentatori che chiedono alla Chiesa una povertà esteriore, come se la bellezza fosse una cosa di cui vergognarsi, come se Cristo fosse una cosa di cui vergognarsi…

  4. utente anonimo

    Proprio qualche mese fa, ho intavolato questa discussione all’Aquila, la chiesa di Collemaggio, per metà è stata riportata all’aspetto primitivo, mattoncini: Niente intonaco, niente affreschi! Così, ci fu spiegato, il pensiero è concentrato solo su Dio! Ma questa chiesa, sta per essere sconsacrata, perchè non lo so, ma mi è sembrato tutto molto strano. (il padre, Benedettino?, che ce l’ha spiegato ha fatto intendere beghe con il vescovo, è deprimente . . .
    Comunque parte del gruppo era daccordo sul fatto di riportare tutto all’estetica primitiva, pulita; ma alcuni, preferivano le pareti con tutti gli abbellimenti, le aggiunte fatte negli anni, lì, nello specifico, c’erano scene della vita di Papa Celestino, le uniche che hanno interessato i bambini presenti nel gruppo, forse, bisognerebbe ragionare più da “bambini”, per apprezzare queste cose.
    Nella cattedrale della mia città, moderna, l’abside è stata tutta affrescata, con i santi moderni, i beati, i Papi del 900, ecc. anche qui chi è contento e chi no.
    Come dice Berlicche, sotto la veste, sacerdoti e vescovi sono uomini, e c’è differenza fra una chiesa “spoglia, e una chiesa “trascurata”, come per le nostre case . . . Penso alla chiesa parrocchiale di Longuelo a Bergamo, nella sua essenzialità e semplicità, ma un po’ opprimente e penso alla chiesa della mia infanzia, dove ho fatto la 1° Comunione, un capannone, di quelli degli anni ’50, col tetto rotondo, ma così “arredato” , vissuto e accogliente, che ti sentivi proprio a casa.
    Scusate la solita confusione di pensiero, spero di essermi fatta capire nei punti essenziali.
    Per quello che riguarda la ricerca del “bello”, spesso si sentono questi strani “missionari” che non si sa di che chiesa sono, che dicono addirittura che non è necessaria la chiesa per pregare, che è meglio usare i soldi per aiutare chi ne ha bisogno, (logico che poi ti chiedono un’offerta), mi è capitato poi di discutere conamici e parenti che se non ci fosse stata la chiesa a finanziare certi artisti per abbellire le chiese, che sono per tutti, al giorno d’oggi, certe cose o sarebbero collezioni private o solo nei musei. E che comunque, secondo me, in una chiesa, magari con dei bei quadri, o affreschi, o statue, mi sento più portata a pregare e a cercare un’elevazione personale, che non in una galleria di un CentroCommerciale, o nel distributore, di un autogrill sull’Autostrada.
    Spero di aver reso l’idea . . . mi manca la grazia della sintesi. Abbiate pazienza, Saluti a tutti Rosangela
    P.s. aprofitto dell’ospitalità per dire a Giorgetto che il suo post su Nino d’angelo mi è piaciuto un sacco e mi ha fatto ridere da matti, peccato non posso commentare da lui. Ciao

  5. Spero che ti sia sbagliato, perché sconsacrare la chiesa di Santa Maria di Collemaggio, famosa per la Perdonanza di San Pietro Celestino, sarebbe come cancellare l’anima dell’ Abruzzo . . .
    ciao, by Leon

  6. Nei paesi comunisti le Chiese sono trasformate in granai per volere del Potere.
    Qui si edificano chiese addobbate come granai con la benedizione della gerarchia ecclesiastica.
    Meno male che il papa Ratzinger sta ridando un pò di autorità ai fedeli …

  7. Credo che il problema di fondo sia, ancora una volta, la capacità di “comunicazione”, che nel caso dell’architettura e della decorazione delle chiese -e dell’arte sacra in generale, musica inclusa- è comunicazione del “mistero rivelato”.
    Il minimalismo (come lo si chiama oggi) è discendendte di quella stessa essenzialità che possiamo trovare in tante chiese antiche (e penso alle abbazie benedettine come alle tante chiesette romaniche sparse per tutt’Italia, spesso prive di grandi cicli pittorici).
    Il minimalismo moderno può anch’esso essere ricerca di essenzialità, una risposta spirituale (e penso alle belle “sculture di luce” di tanti progetti contemporanei più o meno famosi) all’overdose di immagini e suoni cui siamo sottoposti nella quotidianità “laica”.
    Certo, per la comprensione si richiede impegno. Ed è innegabile che certe costruzioni in cemento più che all’essenzialità mirino all’economia.
    Il problema è che così come l’eccesso, la sovrabbondanza di immagini (oggi li chiameremmo effetti speciali) e di simboli poteva avere come contrappeso negativo la perdita di attenzione del fedele per il “secondo livello”, la completa assenza di un “messaggio” direttamente percepibile come tale pone, in fin dei conti, la stessa difficoltà.
    Alla fine, è la diffusione (e la consapevolezza) del “senso del sacro” nell’ambito sociale a dare un significato a certe scelte artistiche (ripeto: quando di scelta artistica si tratta. La sciatterìa, ahinoi, è altra cosa). Cioè, nell’ambito che ci interessa, è il fruitore dell’opera (il christifidelis) a decretarne l’utilità, la “giustezza”.
    Resta saldo, però, il principio -che dovrebbe essere di tutta l’arte, ma è tanto più irrinunciabile nell’arte sacra- della ricerca della bellezza. Perché anche chi dubita che la bellezza possa salvare il mondo, dovrà comunque concordare che la bruttezza certamente lo peggiorerà…
    E non vale, qui, appoggiarsi all’innegabile relativismo dell’estetica. Brutto e bello sono certamente categorie fluide, ma secoli (millenni) di esperienza artistica ci hanno insegnato che la bellezza di un’opera, oltre che dall’abilità nella tecnica realizzativa, si riconosce dal suo “risuonare” in armonia con l’universo. Munch è immediato, Van Gogh è immediato, Raffaello è immediato; chiunque (poiché tutti partecipiamo dell’ordine universale) li recepisce come profondamente legati a sé; e poco conta che tante opere abbiano diversi livelli di “lettura”, quella è l’abilità e la grandezza dell’artista vero, saper risalire (per parlare in termini “scolastici”) dal particolare, dalla singolarità di ognuno, al significato universale del tutto, all’indicazione di come quel fatto, quel momento, quella persona che si sono eternate in un’immagine immutabile (e qui c’è la differenza tra la musica e le altre arti…) si inseriscono nell’ordine dell’universo, nello spazio e nel tempo.
    Insomma: la questione è che probabilmente una buona parte dell’umanità ha smesso di cercare la bellezza… Non è questa, forse, una delle manifestazioni dell’inferno?

  8. utente anonimo

    Ciao, e cosa dire allora dei Tabernacoli messi sistematicamente in un angoletto nele Chiese moderne.
    Ma non è l’Eucarestia il centro della nostra Fede?

    Ciao
    Corrado

  9. Esatto.

    Cristo nell’angoletto. Metafora della vita moderna.

  10. Cristo al centro. Come deve essere nelle chiese. Ma l’uomo ha bisogno di vedere, di toccare, e di sapere. Perchè in tutte le chiese c’è una Via Crucis? Per istruire su cosa è successo, per far porre domande ai piccoli, che chiedono, che indicano.
    Se ci sono solo numeri si fa un cattivo servizio a questi piccoli.

  11. Ma chi è che risponde alle domande del piccolo? Quanti saprebbero riconoscere oggi un martirio di San Sebastiano o una Trasfigurazione? Il massimo che si ottiene è un generico:”Guarda Gesù poverino sulla Croce; manda un bacino a Gesù”. Che ci provi pure il piccolo a chiedere il perché di quella crocifissione…
    Naturalmente la mia è una generalizzazione e come tale è imperfetta, eppure…

  12. Però intanto quello che non c’è non può generar domande, no?
    Se non avessi mai visto un quadro di S.Rocco con il cane, non saprei la storia di S.Rocco..

  13. Touché… E’ vero; quello che non c’è non può generar domande se non una: “Che posto è questo?”.

  14. OT – Uhm… intrigante la frase di prima: quello che non c’è non può generare domande.
    Ci penso su in vacanza…

  15. Pensiamo però alle tante pievi romaniche (San Pancrazio a Montichiari?).
    La luce entrando dalla bifora crea – nelle varie ore del giorno – esperienze che nulla hanno a che fare con l’illustrare “narrativo”.
    Questo non esclude la presenza di affreschi davvero notevoli (preferisco quelli del Trecento).

  16. L’argomento mi lascia come al solito divisa tra essenzialità e bellezza, ed è proprio l’argomento che mi ha buttato nella discussione per la prima volta in un blog #45
    http://berlicche.splinder.com/post/11760404#comment
    Concordo con Berlic la forza e la semplicità di una bella immagine sacra da contemplare racconta a volte molto di più di tante prediche senza sugo.

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