La Rocca più salda

Vorrei che leggeste questo brano, di cui poi farò un commento

La lunga estate

Ciò che era carne
Ora è cenere
Che una pioggia tardiva
Lava dai muri e dalle strade.
Ciò che si era perduto
Nell’ora del dolore
Non è tornato
Come un fantasma inquieto
A riscuotere il pedaggio
Di giorni non vissuti.
I venti dell’autunno
Colorano di giallo
Queste foglie
Che ho visto verdi
E tenere di promesse
Non pronunciate
Nè mantenute.
E l’estate, che sembrava
durare all’infinito
si tinge anch’essa
di colori attesi
quanto dimenticati
nella calda impronta
che il sole lascia.

Io prego
che la notte
non sia così fredda
Nè porti via con sè
Il ricordo
delle lunghe dolci sere.
Io prego
Ma so
L’inverno che viene
Le sue ferite di gelo
Sulle pareti
Del mio ultimo rifugio.
Dov’è rocca più salda,
Dove più forte riparo?

***

Chi l’ha scritta aveva un gran desiderio di non perdere il tempo della propria vita. Si è scontrato però con il proprio limite, con l’incapacità di fare fronte alle aspettative che lui stesso si poneva.
Di fronte alla scoperta che non siamo dèi, che il mondo non segue le regole dell’immaginazione e tantomeno le nostre, ci sono diverse reazioni. 
Si può diventare cinici; si può volare basso, ponendosi obbiettivi tanto miseri che è impossibile non farcela, o addirittura non porsene affatto, cercando di ignorare la sofferenza.
Ci si può aggrappare ad un ricordo, ad un sogno, ad una fantasia; e poi si può invocare, cercare, una roccia salda, un riparo dal gran freddo dell’esistenza.

Quando si chiede la risposta arriva. Magari non nella maniera attesa, magari ci si mette anni per capirla, può accadere già di possederla e non accorgersene. Ma se si abbassano le difese e si apre il cuore, prima o poi lentamente giunge e viene compresa. E nella Rocca, nel suo calore, il cuore si quieta.
Contro il tempo che fugge e porta via la giovinezza e le speranze c’è solo un rimedio che funziona: trovare il senso di questa fuga, scoprire le sue tracce, e accompagnarlo nel viaggio.
Come ha fatto e continua a fare, incespicando continuamente, spesso senza comprendere, quel ragazzo diciannovenne che scrisse la poesia un autunno di tanti, tanti anni fa.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 22 marzo 2007 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. Caso di telepatia? Anch’io oggi ho scritto un post che c’entra con la speranza. Però di fronte al tuo me lo fai sfigurare!

  2. Caro Berlic…se il blog è pubblico davvero non so più smettere…eh eh eh…scherzi a parte sto per fare il mio nuovo tentativo di dire una cosa furba. So già che come le altre volte non ci riuscirò ma almeno spunta con sincerità dal cuore, con tutta la mia passione e (guarda caso) scontrandosi con tutti i miei limiti. Il commento è semplice: capita che in una mattina d’autunno quando ancora il mondo e tinto di ruggine già il cielo dell’anima s’intorpidisca del gelo dell’inverno…soltanto la propria casa diventa sicura, accolgiente, calda e via via ci si rinchiude in forzato letargo, in un esilio volontario che ci allontana dal mondo, dal “fuori”, da ogni estate e primavera…ma, e dico “ma”…a risvegliare improvvisamente dal torpore arriva un temporalone primaverile; ti sconquassa, ti rigira, ti abbaglia e ti inzuppa, ma senti che l’acqua è tiepida, che l’aria è diversa e che forse tutto ciò era necessario. Li vedi a due passi da te i boccioli della dolce stagione e quasi ne fai parte…no no, ne fai proprio parte, anche tu rifiorisci, e rifiorendo alzi il naso agli alberi secolari e come un nuovo acquazzone scopri in un lampo la verità! L’albero secolare è alto, robusto, forte solo perchè di anno in anno, di stagione in stagione ha accumulato intorno a sè un piccolo anello formatosi nel cuore dell’inverno ed esploso in estate…e capisci che la primavera è il poter ringraziare per l’inverno. E capisci che il senso di una pianta è l’essere una pianta dalle radici alle foglie, nel gelo e in siccità…
    …ridi dell’inverno (ma non lo deridi) con il cuore di chi sa con semplicità che in inverno può morire con i rami spezzati, ma è solo attraverso questo che la pianta umilmente si fortifica. E l’inverno non è da cercare o da fuggire…l’inverno è da vivere in piedi con le nostre radici nel fango e nella melma, ma i nostri rami protesi al cielo!

  3. Pare che la risposta arrivi sì sempre, se la desideri..se ho capito chi è quel ragazzo.. :-)

    L’analisi che hai fatto sui nostri vari “metodi” per affrontare l’incapacità di sottomettere la realtà, è concisa e illuminante.
    La risposta finale l’unica che si sia dimostrata vera ed efficace anche per me.

  4. Pensavo che il segreto di tutto sia la tua affermazione “Quando si chiede la risposta arriva”.

    Conosco tante persone che hanno il medesimo desiderio di quel ragazzo, ma non osano chiedere oppure si stancano subito di chiedere, oppure non chiedono veramente.
    Talvolta la domanda è estetica prima che accorata, struggente, drammatica… insomma vera.

    Se è solo estetica si fermerà al “disimpegno estetico”.

    Se è vera, uno se la porta appresso come una ferita che un Dio pietoso raccoglie e soddisfa con un incontro affascinante e pieno di promessa; e la promessa non è mai delusa.

    Almeno per quanto mi riguarda in 32 anni tale promessa non è stata mai delusa. E 32 anni sono quasi una vita! e in 32 anni c’è spazio per tutto: gioie, dolori, amarezze delusioni, tristezza, tenerezza rigidità… tutto insomma. Ma la Rocca che non delude è stata sempre là ferma e solida e capace di reggere a tutto.

  5. stamattina al risveglio c’è stata una scossa di terremoto….

  6. Veramente, occorre chiedere e non presumere mai.
    Giusto ieri su questo ho avuto l’ennesima conferma: uno di quei piccoli miracoli personali (quasi si sentivano i pezzi della realtà incastrarsi uno nell’altro).
    Una lezione per me che talvolta tendo a dimenticare, pressato dall’istante, che ogni cosa è bene.

  7. “Conosco tante persone che hanno il medesimo desiderio di quel ragazzo, ma non osano chiedere oppure si stancano subito di chiedere, oppure non chiedono veramente. ”

    Si si, deve essere certamente così….mah!
    Non vedo altra spiegazione, oltre a quelle un po troppo categoriche tipo “Dio non c’è” oppure “Dio non si interessa della vita degli uomini”, etc.

  8. utente anonimo

    @brucewayne ed agli altri:
    O non hanno il coraggio di chiedere fino in fondo.
    http://www.associazioneasia.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=132&sid=24

    Mara nada.

  9. cacchio maranada sei peggio dei testimoni di geova!

    ma vai pure porta a porta a scassare i maroni alla gente col buddismo?

    che OO!

  10. re del fallimento
    br /nel vedere che, coloro in cui ha sperato, non capiscono.
    br /Non c’è una via che porti fuori dal cenacolo senza passare per il monte
    br /degli ulivi, il monte della spogliazione, il monte dell’abbandono a Dio>.
    Luigi Verde – La realtà sa di pane.

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