Teologia Solubile XVI – Fu crocefisso…

Premessa
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo signore, Gesu` Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo E per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, mori` e fu sepolto. Il terzo giorno e` risuscitato, secondo le Scritture, e` salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verra`, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati, Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

La crocefissione è la morte più indegna e più dolorosa che un uomo possa infliggere ad un altro.
Fucilazione, sedia elettrica, iniezione letale sono pensate per essere brevi, diciamo misericordiose. La crocefissione segue il criterio inverso.
E’ peggiore dell’impalamento, per il dolore. E’ più lunga, molto più lunga, dell’annegamento, della decapitazione, dell’essere arso vivo, dell’impiccagione. Essere spellato può essere peggio, ma difficilmente sopravvivi fino alla fine. La morte per flagellazione direi che si avvicina abbastanza, ma c’è da dire che Gesù ha avuto anche quella.

La crocefissione è ficcarti chiodi nelle mani e nei piedi e lasciarti appeso finchè non muori. La perdita di sangue, il fatto che ogni movimento pesi sul metallo infisso nella tua carne, i crampi…una morte orrenda, riservata ai peggiori criminali.
Insomma, Dio si è scelto il peggio. Dio, per se stesso, per suo Figlio, ha scelto la morte più sadica e ignominiosa immaginabile.

Perchè nessuno potesse dire “Hai imbrogliato." Perchè nessuno potesse dire "E’ stato facile per te". Perchè nessuno potesse dire "Non sai cosa significa soffrire, agonizzare, morire."
 
Il punto è quello: se l’è scelta. Sapeva dove sarebbe andata a finire. Più volte lo annunzia ai discepoli, che non gli credono, perchè come si può credere che colui che conosci così bene, colui che hai visto domare una tempesta con la voce, camminare sulle acque, resuscitare i morti possa lasciarsi prendere e ammazzare nella maniera più atroce immaginabile?
Non è neanche che gli piaccia. La sera prima prega che gli sia risparmiata quella che sa sarà una lunga agonia. Prega tanto da sanguinare. Ma poi ci va, lo fa, ubbidisce.
Va a morire come un cane magro.
Quando si trova davanti al Sinedrio potrebbe stare zitto , mercanteggiare. Quando si trova davanti ad Erode potrebbe compiacerlo. Si sarebbe potuto salvare.
Ma liberamente ha fatto quella scelta.

E’ la libertà di Dio, l’infinita libertà di Dio, che ha scelto di amare, e di morire per amore. Per dimostrare, una volta per tutte, che non è la morte l’ultima parola sul mondo. Che la morte non è l’ultima parola sulla vita. Anche quando si tratta della morte più orribile, ignominiosa e atroce che si possa immaginare.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 30 gennaio 2007 su Teologia solubile, tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. sai che l’tro giorno ascoltavo “Ti porto tatuata sul palmo della mia mano” e improvvisamente un flash:il tatuaggio! Uno che resiste indelebile su quulle mani e su quei piedi anche dopo la morte, anche oltre la morte, inciso nelle carni..

  2. Comunque questo post è bellissimo. E ce l’ho nel cuore esattamente con le parole che hai usato ogni volta che guardo la Croce, mentre sto passando dentro una particolarmente dura mia. “Non hai imbrogliato..”

  3. UNAPERSONAINTORNO
    per favore che cos’è “Ti porto tatuata sul palmo della mia mano”. Scusa se mi permetto di chiederti, ma in questi giorni ho letto una bellissima lettera che citava questa frase e non sapevo esistesse anche altro in proposito…

  4. Ti rispondo molto volentieri, non scusarti.
    Dunque, la frase dove viene usato esattamente il termine tatuata a cui mi riferisco si trova in un bellissimo (per me) canto che riprende Isaia 49, 14-16:

    “Sion ha detto:«Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io (il Signore) invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani..”

  5. PS: E puoi chiamarmi Upi. ;-)

  6. ….andrò presto a leggere Isaia.grazie 1000 Upi

  7. Caro Berlic
    un cristiano non è un cristiano senza una croce…
    parafrasando un vecchio pezzo dei Gen, sarebbe come un canto senza note, un fuoco senza fiamma, un cielo senza stelle, una morte senza resurrezione.
    E ricordo quando nella Quaresima dell’anno scorso meditasti sui due più grandi dolori: per un genitore perdere il figlio, per un figlio essere abbandonato dai genitori.
    Dio li ha provati entrambi, per noi.
    Il mondo ci scambia per impostori e invece abbiamo la verità.
    Pensano che siamo poveri e invece testimoniando Cristo elargiamo ricchezza.
    Pensano che non abbiamo niente e invece abbiamo Tutto.

    Che tristi che sono quelli che si scandalizzano di questa croce!

    Hai ragione, Dio non ha imbrogliato e ha ‘giocato’ a carte scoperte, ben sapendo cosa avremmo fatto di Lui… del resto ci conosce fin dal seno di nostra madre.
    Lui che chiama le stelle per nome e che ha i nostri nomi scritti sulle Sue mani.

  8. Ritengo che la croce sia l’ultima difesa per l’esistenza di Dio di fronte al problema del male. Inutile sarebbe stato un Dio beato in sè stesso che non conoscesse il dolore, mentre qui ne facciamo esperienza quotidiana. In quel caso la sua onnipotenza lo avrebbe portato al sadismo, e la sua unica difesa sarebbe stata quella di non esistere. Ma la croce è una difesa eccellente: un Dio che prova il dolore su sé stesso, che non distrugge la sofferenza ma ci si sdraia sopra. In questo modo, il male diventa un dilemma insondabile, ma non si può accusare più Dio di sadismo.

  9. mi accorgo leggendo i vari passaggi della crocifissione di quanto io sia superficiale di fronte alla violenza e al dolore “raccontati”. Penso anche al film the Passion o alle notizie di cronaca filmate con immagini di cruda violenza, di sangue e di morte. Non so, mi domando se sia necessario sperimentare il dolore per tentare di capirlo e se questo è sufficiente a convertire il mio cuore, il mio stile di vita? se provassi di persona ecco mi domando se io avrei capito se saputo riconoscere e dire “questi è veramente il figlio di Dio” o se mi sarei messa a sfottere e provocare “sei sei figlio di Dio salva te stesso scendi dalla croce”.
    Ieri vedevo gli uomini di un’altro credo colpirsi ripetutamente e violentemente e li vedevo piangere con disperazione (sempre attraverso il video) e non potevo che sentire dispiacere, ma anche profondo rispetto se penso all’indifferenza e all’abitudine che spesso invece respiro in me ed intorno a me.

  10. La descrizione della crocifissione come ce l’hai riproposta, Berlic, mi commuove di nuovo.

    Non so, forse è un dono la capacità di commuoversi davanti al dolore di una persona (lo dico a Giò).
    Di certo se vedi una persona che ami soffrire, non puoi restare insensibile.
    Non puoi non gridare”Non è giusto!”.
    Come gridi “Non è giusto!” davanti a certe sofferenze personali.

    Penso però che sia anche una questione di sensibilità personale che per tanti anni resta come sepolta e poi esplode davanti a un grande dolore.

    Anch’io ho visto ieri gli autoflagellanti e mi sono venute in mente immagini del nostro passato.

    In fondo era interessante scoprire che il senso religioso in queste persone è così spiccato e importante.

    Però, non so perché, non mi sono commossa.
    (Imparando da Berlic, :) Devo pensarci su!

  11. La croce di Cristo è un argomento decisivo di fronte allo scandalo del male. Un Dio che non partecipa a questo male, ma che vi assiste semplicemente, non vale nulla.
    E’ intollerabile, inaccettabile.
    Nella sua croce invece, Dio si fa presente al male che colpisce ogni uomo. Lo subisce completamente, fino all’ultimo.

  12. forse rischio di dire cose banali e superficiali. Ci sono reazioni diverse al male ed alla sofferenza. C’è chi “trova giovamento” dando la colpa agli altri: alla Chiesa ad esempio dicendo che è troppo ricca di fronte alla grande povertà…C’è chi si spoglia di tutto per passare il resto della sua vita a servizio degli ultimi senza giudicare…C’è chi cerca un equilibrio nella sua realtà quotidiana agendo con coerenza, costruendosi una coscienza critica…
    è un dono così grande, così doloroso…non ci sono parole si può solo contemplare e chiedere perdono e sperare nella sua grazia che ci faccia VEDERE(o come dici tu “muoversi con”…”patire con”) che tipo di libertà ha sposato Gesù per fiducia e abbandono nelle mani di noi uomini che l’abbiamo crocifisso e del Padre ha visto e ha lasciato fare e ha sopportato tutto questo

  13. @ UPI
    Quel brano fa pendant con quello della Genesi, Dio che plasma Adamo dall’argilla… In Adamo rimane l’impronta di Dio e sulle mani di Dio l’impronta di Adamo. Abbiamo cambiato Dio. Non è stato più lo stesso, da quando ci ha visti e si è innamorato di noi. Lo dicono anche i suoi amici, sai?
    – Da quando ha conosciuti quelli lì, non lo si riconosce proprio più. Prima o poi si sapeva che avrebbe fatto qualche sciocchezza, non ci si può stupire, da quanto tempo ce lo si diceva? Non è stato più lo stesso.

  14. utente anonimo

    Se ho ben capito se soffro ho Dio che condivide la mia sofferenza, e le istruzioni del Buddha per cercare di evitarla!
    I due non sono quindi incompatibili il problema comunque è sempre la sofferenza.

    Mara nada.

  15. 1. Per dirla con Claudel: “Dio non è venuto a spiegare la sofferenza: è venuto a riempirla della sua presenza”.
    2. Premessa: se sbaglio mi corriggerete.
    Non solo Dio condivide la mia sofferenza, ma la fa misteriosamente partecipare alla redenzione. Come dice San Paolo: “completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo”.

  16. Ciao, ieri sera ho letto queste righe e ci tenevo a condividerle:
    “di innamorati del suo regno celeste, Gesù ne trova sempre molti desiderosi di consolazione ma pochi desiderosi della tribolazione molti disposti a sedere a mensa e pochi disposti a digiunare. Tutti desiderano godere con Lui, pochi vogliono soffrire con lui. Molti seguono Gesù fino alla distribuzione del pane, pochi invece fino al momento del bere il calide della passione. Monti guardano con venerazione ai suoi miracoli, pochi seguono l’ignominia della croce. Molti amano Iddio fin tanto che non succedono avversità. Molti lo lodano e lo benedicono soltanto mentre ricevono da lui qualche consolazione; ma, se Gesù si nasconde e li abbandona per un poco, cadono in lamentazione e in grande abbattimento. Invece coloro che amano Gesù per Gesù, non già per una qualche consolazione propria, lo benedicono nella tribolazione e nella angustia del cuore, come nel maggior gaudio spirituale. E anche se Gesù non volesse dare mai loro una consolazione, ugualmente vorrebbero sempre lodarlo e ringraziarlo…”

  17. @ amigagio:
    Come nella Trasfigurazione e nel Getsemani: gli stessi tre Apostoli ma nel primo caso “Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria” (Lc 9,32), mentre nell’altro “li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli” (Mc 14,40)
    Nella gloria occhi aperti, nella sofferenza non riusciamo a “vegliare un’ora sola”.

  18. Lui ci ha dato l’esempio di cosa significa amare…
    se vogliamo chiamarci cristiani, sappiamo chi seguire, e dove seguirlo.
    Quel “dove” seguirlo, la croce, è scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani. Ma salvezza in chi crede nel suo nome.

  19. utente anonimo

    Cara Giò, posso fare una confidenza?
    Io credo che per capire come la sofferenza possa diventare “dolce” perché offerta, bisogna passarci.
    Se hai la fortuna di attraversarla e di non lasciarti inaridire, scopri delle cose insospettate e benedici anche quei momenti che non vorresti mai riattraversare, se fosse solo sofferenza (saresti masochista!).
    Ne ho passate tante (non sono una ragazzina) e ti posso dire che, dopo diversi lustri, ho capito che tutto è stato bene anche il male, perché Dio sa trarre il bene anche dal male.
    Perciò non vi è motivo per temere.
    Lo dico e tremo al dirlo, perché nonostante tutto, ho una paura matta di quello che potrebbe accadermi ancora. So però con certezza che , qualunque cosa accada, Dio sa renderla dolce se solo cerchiamo di offrire tutto come preghiera.
    E’ stato sempre così per me. Perché Dio dovrebbe improvvisamente cambiare? Lui è fedele.
    Anna

  20. non lasciarti inaridire,
    benedici i momenti che non vorresti riattraversare,
    qualunque cosa accada Lui è fedele….
    grazie Anna
    stamattina la mia collega mi diceva d’essere preoccupata perchè i suoi due figli non hanno fede e le chiedevano “ma mamma, tu che sei così intelligente come fai a credere a quelle assurdità che racconta la Chiesa” e la madre mi ha detto “la fede non è solo una questione di intelligenza è anche e soprattutto questione di vissuto che si fa testimonianza ed è difficile per qualcuno che è cresciuto senza troppi intoppi apprirsi al mistero però da mamma non riesco ad augurare ai miei figli di conoscere il dolore e la fatica”…augurare dolore e fatica…

  21. utente anonimo

    No… non è umano desiderare per i figli il dolore e la fatica.. Però desiderare che si compia per loro la volontà di Dio che vuole la loro felicità e sa bene come fargliela conquistare, sì.
    Io ne ho due figli e tremo al pensiero che possa accadergli qualcosa di brutto. Perciò prego sempre per loro insieme a mio marito. E ogni volta mi vedo costretta a rinnovare la mia fiducia in Dio che, se è stato così buono con me, non vedo perché non dovrebbe esserlo con i miei figli.
    Poi mi consola sempre l’esempio di santa Monica il cui “figlio di tante lacrime” è diventato santo e dottore della Chiesa.
    Comunque ogni volta che tremo mi si riaffaccia la domanda di Gesù: “Ti fidi di me?”
    E come faccio a dirgli di no?
    Anna

  22. Detto senza nessuna connotazione maschilista, “siete proprio donne”!
    La donna, la mamma, non riesce a concepire il dolore e la fatica per il proprio figlio. E’ per questo che serve un padre, che ci vuole un padre (oltre alla madre).
    Il padre non soffre meno della madre a vedere il figlio arrancare, ma sa che occorre cadere per imparare a rialzarsi, e che senza dolore, fatica e sacrificio non si imparerà ad essere uomini. E’ lui che ha la forza di distaccare il figlio e fare in modo che impari a camminare.

  23. Provo con un paradosso, non tanto tale, io per mia figlia voglio una bella e lunga vita, ma se sarà come spero lunga passerà anche attraverso il dolore della mia dipartita, non possiamo evitaglielo il dolore e la fatica, possiamo fare in modo che sia vissuto bene, cioè con un senso, senso che qualcuno per portarcelo non ha esitato a morire in croce.

    (Per giocare con le parole non mi fa senso il dolore ma il dolore ha un Suo senso.)

  24. Francesco al padre:”Ho trovato la vita e parto incontro a lei, mi batterò per lei e servirò il suo nome.
    Parto. Che puoi fare per impedirmelo?
    Ti lascio fino all’ultimo dei miei vestiti. Si trattengono le persone con tutto ciò che si dona loro.
    Ti ho reso quanto mi hai dato, tranne la vita.
    Ma la vita mi viene da qualcosa di superiore a te.
    La vita mi viene dalla vita stessa, ed è verso di lei che vado, verso la mia amica dagli occhi di neve, mia piccola fonte, mia sola sposa.
    La vita, nient’altro che la vita.
    La vita, tutta la vita”
    sarà un caso e sono sempre del parere che non si possa fare di tutta l’erba un fascio (donna, uomo, madre, padre, bianco, nero…) ma la mia collega è sposata con un marito che se non vede rientrare i figli prima del tocco (entrambi più che maggiorenni) li chiama per sapere dove sono oppure li chiama e “ascolta” dove sono….si fa venire dei malori assurdi e lei più di una volta ha dovuto accompagnarlo al prontosoccorso e ma una volta arrivati là stava di nuovo bene….comunque conosco padri meno fragili

  25. Ho già fatto almeno un paio di post sull’argomento. Quello del padre e della madre sono ruoli legati allo specifico biologico. La madre insegna l’amore e la vicinanza, il padre il distacco e l’autosufficienza. Per crescere “bene” un figlio occorrono entrambi. La mancanza di uno o l’altro ruolo (o entrambi) causa spessissimo (a seconda della fragilità del figlio) una personalità disturbata o comunque un disagio profondo, una mancanza di equilibrio. E questo, in questa nostra società stravolta, accade sempre più spesso.

  26. Va bene, va bene….qui nessuno voleva privare i figli di entrambe le figure. Semplicemente non è detto che un figlio perchè ha un papà e una mamma ha automaticamente anche una situazione equilibrata…ti sbagli di grosso se pensi che la famiglia canonica è la soluzione sempre ideale

  27. p.s. persino Giuseppe e Maria i genitori per eccellenza in un momento di debolezza rivendicavano il loro “diritto-desiderio” di genitori e Gesù rispondeva “dov’è la mia vera famiglia? Chi sono i miei cari?” e ancora una donna vedendolo ed ascoltandolo esclama “Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!” e Lui insiste “beati coloro che compiono la volontà del Padre”….

  28. Mai detto che sia sempre l’ideale…anch’io vivo in famiglia! Ma ha molte più probabilità di avvicinarsi all’optimum di una situazione sfasciata.
    Mica sono meccanicista. Sono realista…
    Oggi posto su questo.

  29. FORSE , non SAPETE che Cristo ha avuto i chiodi all’altezza superiore dei polsi della mano??
    Se li avesse al centro del palmo come riportano molte statue e immagini “scolpite” da “mano”‘duomo il peso del suo corpo lo avrebbero strappato dalla croce, alla Quale il Signore della Vita hanno appeso al legno della Croce. ?!?!?!?!?!?!?!?!?!
    Anche nel film PASSION la cosa è sta sottovalutata, come spesso ancora si vede !
    Purifichiamoci del vecchio Lievito dei farisei……….!

  30. Forse tu non sai (e neanche io sapevo: l’ho scoperto approfondendo la tematica per questo post) che forse la storia dei polsi non era vera. Sembra che Barbet (il medico che l’ha proposta) abbia commesso errori di interpretazione. Se segui il link che propongo in corrispondenza della parola “crocefissione”, all’inizio, troverai un articolo equilibrato che propone i vari punti di vista. In rete si possono trovare altri contributi.

  31. Teologia solubile XXXI – …e apostolica.[..] Premessa Il sacerdote che celebra messa nella mia parrocchia è stato ordinato dal vescovo della mia diocesi. So perfettamente chi è il predecessore del vescovo attuale, e chi era vescovo qui prima di lui. E’ possibile risalire indietro n [..]

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