Teologia Solubile XIII – E per opera dello Spirito Santo si è incarnato…

Premessa
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo signore, Gesu` Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo E per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, mori` e fu sepolto. Il terzo giorno e` risuscitato, secondo le Scritture, e` salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verra`, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati, Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen

L’incarnazione avviene per opera dello Spirito Santo, che è il tramite tra Padre e Figlio, l’Amore che scorre tra Padre e Figlio.
Sono questi i tre "ruoli" della Trinità: Il Padre crea, il Figlio viene, lo Spirito Santo lega e collega Dio al mondo.
E il Figlio è venuto.

Proviamo ad immaginare la storia dell’uomo come una linea che scorre dal passato al futuro:

Su questa linea sta tutto: ogni avvenimento, la vita di ogni persona mai vissuta, e la nostra.

Ma noi tutti ci rendiamo conto che quello che veramente ci può soddisfare, il compimento di ogni nostro desiderio, di ogni nostra aspirazione, insomma il senso ultimo dell’esistenza non sta su quella linea.
Non ci sta, se no l’avremmo trovato. Qualcuno l’avrebbe trovato. E quindi siamo costretti a mettere quell’incognita, quel Mistero che è lo scopo del vivere al di fuori della linea:

Indichiamo questo Mistero con una X. X per sconosciuto, X per non comprensibile dalla nostra esperienza che sta tutta nella linea sottostante.

Ma l’Uomo non si accontenta, o meglio: non tutti si accontentano.  E così, in ogni epoca, sono sorti dei genii religiosi, dei grandi uomini che hanno cercato di gettare un ponte, di costruire una strada che arrivasse a quella X:

Tentativi grandi e nobili, ma frustrati dal fatto che la X è esterna alla linea della storia. E’ Altro.

Ora immaginiamo che qualcosa di nuovo accada. Che sia la X stessa a venire, a scendere sulla linea, a rendersi conoscibile.

E’ l’Epifania, la manifestazione della X, di Dio.
La X ha parlato di sè. E la Parola, Il Verbo si è fatto carne. E sangue. Muscoli, ossa, sentimenti, capelli da accarezzare, piedi che si sporcano e vanno lavati, occhi che piangono e sanno guardare. Il contrario della teologia: non parlare di Dio, ma Dio che parla.
Si è fatto Uomo grazie all’Amore e per Amore perchè non potessimo dirlo distante, una X sconosciuta e remota che non ha mai provato cosa vuol dire vivere e soffrire.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 2 gennaio 2007 su Teologia solubile, tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. utente anonimo

    Ci manca solo la foto di Giussani sorridente che disegna il tutto su una lavagna!

  2. E grazie a questo ora possiamo dire: “Noi lo abbiamo conosciuto”

    Grazie, Berlic, un affettuoso saluto.

  3. Eh-eh…il copyright è certo suo…e poi la foto l’ho già pubblicata a suo tempo!

  4. Augurissimi di un buon inizio d’anno!
    Elisabetta

  5. Sempre bello rivedere le geniali intuizioni di don Giussani, ma porrei solo due osservazioni. Io sapevo che lo Spirito Santo è la forza di amore che lega il Padre e il Figlio fra loro. E che poi si dilata e si espande in misura infinita, per così dire “cosmica”, fino a investire la vita dell’uomo. La definizione, il “ruolo” dello Spirito Santo, della terza persona della Santissima Trinità, come l’hai riferita, è di Giussani? La Trinità, per come ho un po’ imparato a concepirla io, è una sorta di “comunità d’amore”, nella quale Dio vive e consiste, in forza proprio di questa comunione di amore, di questa “circumcessio” fra le tre divine persone, il cui rispettivo “ruolo” non si può limitare e definire secondo quanto hai sommariamente esposto tu, quasi che il “ruolo” del Padre fosse limitato all’aver creato l’universo, quello del Figlio all’essersi incarnato, e quello dello Spirito Santo all’avere operato l’incarnazione.
    Inoltre, e scusami la pedanteria, la discesa di quella “x”, che ai ciellini piace chiamare “mistero” (ed è, linguisticamente, una bella invenzione, adatta e vicina alla sensibilità dell’uomo moderno) è, mi pare, l’Incarnazione di Gesù Cristo, il secondo dei due misteri fondamentali della nostra fede. Non l’Epifania, che di per sé consiste nella manifestazione del Signore ai non-ebrei, cioè a tutti i popoli. In un certo senso, anche a noi, a quanti di noi, per lo meno, che, come me, ad esempio, non provengono dall’ebraismo.

  6. Avevo detto fin dalla premessa che questa è teologia solubile…
    No, non è “solo” Giussani, e certamente il ruolo delle tre persone non è solo quello…ma “Sia Gloria al Padre Creatore, al Figlio Salvatore ed allo Spirito Santo, Amore” non sono stato certo io a inventarlo.
    La discesa è l’incarnazione, ma in un certo senso coincide con la sua manifestazione, perchè, come dice l’apostolo, “La vita si è manifestata”.

    “Colui che era al principio, colui che noi abbiamo sentito, colui che abbiamo veduto con i nostri occhi, colui che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato, cioè il Verbo della vita – poiché la vita si è manifestata e noi l’abbiamo veduta e ne diamo testimonianza e vi annunziamo questa vita eterna che era presso il Padre e che si è manifestata a noi – colui che abbiamo veduto e sentito lo annunziamo a voi, affinché anche voi abbiate comunione con noi” (1Gv 1, 1-3).

    Gli orientali festeggiano non tanto il Natale quanto l’Epifania, in quanto Dio non si è incarnato per stare nascosto, ma la sua vera venuta coincide con il momento in cui si è fatto conoscibile. L’Epifania è per tutti i popoli, ebrei compresi (anzi, ebrei per primi).

  7. Mi è piaciuta molto questa teologia solubile nell’acqua delle nostre limitate capacità di comprendere.

    Come sempre dobbiamo parlare per analogia, partendo da quanto già conosciamo. Un po’ come gli Ebrei cui Dio ha affidato la rivelazione che troviamo nella Bibbia e che spesso erano costretti a parlare per simboli, visto che non avevano le conoscenze scientifiche che noi abbiamo. A meno che quei simboli non siano molto più veri delle nostre presunte conoscenze scientifiche (che non sono definitive! basti pensare a quella che fini a pochi decenni fa era la storia del diluvio universale!).

    Io credo che occore offrire le verità di fede gradatamente, come stai facendo, senza pretendere di fare un discorso da teologi (esauriente di tutto lo scibile del cristianesimo), in poche righe.

    Grazie Berlic

  8. Stando alle Scritture, credo, la parola “popoli”, come anche la parola “nazioni”, è in antitesi con “Ebrei”. E, insisto, l’Epifania, mi pare che la solennità dell’Epifania, come suo senso proprio, non porti la manifestazione in senso generico, ma, appunto, la manifestazione del Signore ai “popoli”, cioè ai non-ebrei, che riconoscono per vie misteriose (la stella) la sua divinità e vengono ad adorare il “Re dei Giudei”. Comunque, una lode a te per questa “teologia solubile”. Non voglio stare troppo a fare il pedante. Ancora Buon Anno a tutti.

  9. concordo con Anna, e mi sentirei di aggiungere che, pur trattandosi di poche righe e apparentemente senza troppe pretese da teologi, riescono però a trasmettere tutta quella forza attrattiva, quell’entusiasmo verso la vita e il suo senso, che sono esattamente ciò che ha sempre animato don Giussani e colpito chi lo ha incontrato.
    se poi il Gius avesse qualche lacuna sull’estrinsecazione del significante fenomenologico dell’attributo “trinitatis”, non è faccenda che mi cambi la vita…

  10. Beh, sai com’è, sono cose importanti.
    E lo sono perché riguardano la Verità del Signore, quella che “rimane in eterno”. E’ la Verità la misura del nostro cuore, non il nostro cuore la misura della Verità.

  11. utente anonimo

    Non era per mezzo del Verbo che tutte le cose sono state create?
    Perchè quella X sarebbe fuori la linea della storia? Ogni giorno impariamo e definiamo col Verbo nuove cose.
    Se poniamo la X all’esterno la poniamo troppo, magari comodamente, distante!
    No la X è qui, in essa noi e la Creazione!

    Contributo (Ignorabile) di Mara nada.

  12. Io concordo con Berlic in merito al significato dell’Epifania.

    La manifestazione è per tutti gli uomini.
    Perché escludere gli ebrei?
    Non vedo proprio da dove prendi questa idea.

    Sopratutto non capisco proprio che differenza faccia.
    Cioé che l’hai detto a fare?

  13. Il popolo ebraico è il primogenito dell’Alleanza, destinatario delle promesse senza pentimento del Signore. Gesù Cristo è venuto nel mondo facendosi uomo, ebreo nella carne, Messia degli Ebrei. Essi non sono esclusi proprio da nulla, anzi, sono i figli prediletti, il popolo della Sua eredità, e noi siamo innestati in esso come l’ulivo selvatico nell’ulivo buono. Qui si parla dell’Epifania, la grande solennità cristiana, e del suo significato.
    Ho posto le mie osservazioni perché nel suo post Berlicche ha parlato di Epifania quasi identificandola, a mio avviso, con l’Incarnazione (anzi, in un suo commento mi pare confermasse questa impostazione). Se è vero che epifania significa manifestazione, e quindi le epifanie nella Scrittura sono molte, e l’Incarnazione, in un certo senso, può essere anche intesa come la manifestazione per eccellenza, ho tenuto e tengo a precisare quello che mi pare sia il significato proprio della solennità cristiana dell’Epifania, quella che si celebra il 6 gennaio.

  14. Cioé che l’hai detto a fare?

    Per amore di dialogo. E’ un piacere per me partecipare a questo bel blog, uno dei miei preferiti. Le mie osservazioni possono essere anche sbagliate o inutili. Ma il bello dei nostri blog è anche un po’ questo: il dialogo e il confronto nell’amicizia.

  15. Ok, Berlic
    sei promosso, 8 meno meno;
    però non ti sbagliare più, eh!!

  16. Giusto per precisare:
    Incarnazione ed Epifania non coincidono perchè avrebbe potuto incarnarsi senza manifestarsi. Ma, ai fini del discorso che facevo nel post, mi premeva sottolineare il fatto che non solo si è fatto carne, ma si è reso carne incontrabile.
    Non solo è venuto nel mondo, ma ha fatto sì che il mondo si accorgesse di Lui.

    La manifestazione stessa viene fatta coincidere con il momento in cui Dio si rende incontrabile non solo agli Ebrei, ma a tutti i popoli, simboleggiati nei Magi (magari ripiglio il tema in un post).
    Ma il senso con cui Giovanni parla di manifestazione include tutta l’umanità, Ebrei compresi, che hanno sì la primogenitura ma da quel momento in avanti condividono con tutte le nazioni la storia della salvezza.

  17. Per farla breve: io per Epifania intendo la solennità cristiana che si celebra il 6 gennaio, il cui significato è sintetizzato dalla seconda lettura (“i Gentili … sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo”).
    Tu invece intendevi epifania in senso più ampio (la manifestazione di Cristo agli uomini).
    Desidero anch’io chiudere questa parentesi, che rischia di monopolizzare la conversazione. E al caro Berlicche non un misero 8 meno meno, come dice Giorgetto, che non gli fa giustizia, ma un bel 10 !

  18. Non azzuffatevi….una balla vale l’altra.

  19. @Bruce: Indebitamente appioppi a me quell’epiteto “TDN” che tanto perfettamente a te calza. Confermando la piena attualità delle idee medioevali di cui sei imbevuto, sputi sulle menti liberali e sui liberi pensatori.
    Io sono un libero pensatore, e cerco di mettere in guardia dalle fandonie che preti ed imam, per insaziabile brama dell’oro e del potere, ridendosela fanno ingollare ai loro eufemisticamente chiamati “semplici”, vale a dire agli allevati polli, gli sciocchi senza dignità costretti sotto minaccia di scomunica, fatwa, condanna a morte e graticola eterna, a disprezzare la scienza per credere agli asini che volano.

  20. Lasciate perdere il troll e non dategli da mangiare. Per quanto glielo si spieghi, non vuole capire.
    A noialtri “semplici” dei suoi sproloqui non frega niente.

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