Azione e reazione

Bisogna pur parlare. Non si può stare zitti, quanto insultano la verità. Ma c’è modo e modo.
Un tempo credevo che la verità fosse talmente evidente che nessuno, nessuno potesse resisterle. Così all’università discutevo con i compagni dei comitati marxisti-leninisti, o con gli amici liberali, ed anche con quelli verdi o della parrocchia con impeto e fervore.
Quello che mi aprì gli occhi fu quando cercammo di invitare "Scheletro", il braccio e la mente dei comitati di cui sopra, a parlare della vita davanti ad una birra al bar. No, ci fu risposto: solo davanti ad una assemblea, in un confronto politico.
Fu così che venni a conoscere un particolare aspetto della realtà: che certe persone erano pagate per fare quello che noi facevamo innanzi tutto per passione. E che a certe persone, in ultima analisi, non fregava niente della realtà.
E così giunsi a ripensare anche le interminabili polemiche che mi contrapponevano ai miei avversari sui muri di detta università.
Cosa servivano? Nessuno di noi aveva la minima intenzione di cambiare. Gli animi si esacerbavano e si finiva per ottenere l’effetto inverso rispetto a quello desiderato e dare dignità al nulla. La polemica accende gli animi, non li fa cambiare.
Che cosa fa cambiare, allora?
Quello che fa cambiare è vedere qualcuno che vive meglio di te, e viene da chiedersi perchè. O che sa spiegarti le cose in un modo che ti corrisponde, ti sà dare delle risposte.

"Nella storia, da un lato, ci sono coloro che agiscono, e che sono responsabili dei loro atti; dall’altro, coloro che reagiscono, innocenti per principio. Essi godono dell’immunità del prefisso “re-”», dice Finkielkraut, giocando sulla radice di quattro parole francesi che suonano quasi come in italiano: réaction, résistence, rébellion, révolte."
La reattività, di fronte all’oltraggio del male, serve poco. Io voglio agire, voglio fare, voglio costruire.
Quindi difficilmente mi vedrete fare un post del tutto negativo, o pessimista, o cinico, su questo sito.
Voglio far vedere il positivo. Il negativo distrugge. Ed inseguire la polemica costringe appunto solo ad inseguire, ed il male sarà sempre un passo avanti a noi.
Non voglio nemici, io non ho nemici. Di tanto in tanto tuttalpiù mi incavolo con qualcuno, e a volte mi incavolo di più con quelli cui voglio più bene. Poi mi passa, perchè in fondo io sono quello che sono perchè mi hanno voluto bene nonostante il modo in cui sono fatto. Come dice il nostro grande Papa, quello che vince il male è il perdono. Ed io, come tutti, ho tanto bisogno di perdono.
Poi, di tanto in tanto, qualcosina di cattivo mi scappa. Dopotutto sono un demonio, anche se con la nostalgia del Paradiso.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 16 Maggio 2005 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

  1. Devo ringraziare anzitutto LadyHawk per la splendida definizione di “Berlicche” che cito in fondo al post. E poi un altro paio di persone qui intorno che senza dubbio sapranno cogliere.

  2. Devo ringraziare anzitutto LadyHawk per la splendida definizione di “Berlicche” che cito in fondo al post. E poi un altro paio di persone qui intorno che senza dubbio sapranno cogliere.

  3. Devo ringraziare anzitutto LadyHawk per la splendida definizione di “Berlicche” che cito in fondo al post. E poi un altro paio di persone qui intorno che senza dubbio sapranno cogliere.

  4. è tutto vero. provo anch’io le stesse identiche sensazioni. ad un’amica che si era allontanata dalla Chiesa, spiegavo, spiegavo, spiegavo…e non riuscivo a capire come lei non vedesse. poi ho capito io. noi dobbiamo “solo” indicare…
    grazie

  5. sei forte, berlicche…
    mi da sempre tanto piacere leggerti.
    grazie

  6. sarò mica un diavoletta anche io?
    uhm, anche io mi incavolo con chi mi vuol bene ma subito dopo il chiarimento detesto il broncio, lo trovo deleterio…
    bel post, complimenti|

  7. utente anonimo

    molto vero, ripensavo ad una discussione sui referendum dove lavoro. Pensavo che mi sarei dovuto attaccare al collo di quello che mi diceva: “anche io sono cattolico ma vado a votare si perchè . . . .”.
    Mi sono trattenuto, non so neanche io perchè. Però, se mi ricapita l’occasione, non so proprio cosa potrà succedere.
    E’ la prima volta che ti leggo.
    Mi è piaciuto.
    Giorgio

  8. Da grande ci riuscirò anch’io, anche perchè occorre essere grandi per riuscirci.
    Gianluca…]Stk[

  9. Quando dici.. “Ed inseguire la polemica costringe appunto solo ad inseguire, ed il male sarà sempre un passo avanti a noi” ..e.. “Nessuno di noi aveva la minima intenzione di cambiare. Gli animi si esacerbavano e si finiva per ottenere l’effetto inverso rispetto a quello desiderato e dare dignità al nulla. La polemica accende gli animi, non li fa cambiare..” so di che parli, perchè è la frustrazione che vivo cercando di parlare soprattutto di questi tempi.

    Anche a me è successo quello che hai scritto..se qualcosa ho ascoltato, è stato quando ho incontrato qualcuno che ha saputo spiegarmi le cose in un modo che mi corrispondeva, che ha saputo darmi delle risposte e che controllando ho visto vivere meglio di me.
    Quella vita, ancor più delle parole, mi ha attirato.
    Ma allora, visto che sugli argomenti del momento, a nessuno importa della tua vita e le posizioni ideologiche sono più forti della volontà di capire la verità (anzi questa parola non si può neanche più nominare, non è lecito nel mondo moderno dire che esista)..allora mi chiedo di fronte alle polemiche e alle reazioni..come si contro-reagisce?
    Basta dirla questa verità e poi lasciare agli altri l’ultima parola, confidando nella loro buona fede?
    Che si fa per non dare dignità al nulla?

    Io l’unico modo che conosco, che poi mi rasserena un po’ e mi toglie quella sensazione di impotenza, lo vivo quando sto in silenzio.
    Mettere tutto ciò che è troppo grande (il male sempre un passo avanti a noi) in mani che sanno amare e comprendere e fare più di me è un’arma grande.
    Ma la mia parte vorrei sapere come farla.

    Un saluto
    Upi

  10. Avessi la ricetta, andrei a Porta a Porta…;-) Ma:
    Guardando la mia esperienza, per credere a qualcuno questo deve essere autorevole, credibile. La certezza morale, che è un modo di conoscere le cose affine alla certezza matematica o scientifica, è proprio questo: quando sei certo che quello che ti sta davanti non racconta balle, allora gli credi. Per usare il paragone di qualcuno, non sei obbligato a fare analizzare ogni volta la minestra di tua madre per credere che non ti vuole avvelenare. Discende naturalmente da una conoscenza della realtà che acquisisci. Così, se vuoi essere credibile, devi far vedere che la tua posizione è più ragionevole, che grazie a questa vivi meglio, sei una persona più certa, sicura, vera. E ti assicuro che si vede, nonostante i difetti che ci portiamo dietro.
    Poi, si argomenta e si portano ragioni, e si combatte come e dove si può: “Estote fortes in bello contra antiquo serpente” dice un bellissimo canto che ho provato con il mio coro giusto ieri. E, dopo avere combattuto la buona battaglia, saremo comunque tranquilli perchè a vincere (anche quando apparentemente si perde) pensa comunque il Signore.

  11. Beh io a Porta a Porta ti ci manderei!;-)
    Ogni tanto non farebbe male ascoltare qualcosa di interessante..:-)
    Comunque sì, riflettevo proprio oggi che ciò che hai scritto è lo stesso principio che mi consente di fidarmi della Chiesa (sò che non mi racconta balle, non mi serve neanche controllarle sempre la minestra..quando lo faccio è per avere argomenti specifici nel dialogo con l’esterno e ogni volta che lo faccio..acquisto più sicurezza di avere una gran fortuna ad essere sua figlia).

    :-)..E come è bello sapere quanto sono vere le tue ultime righe..Colui che vince, passando per la sconfitta.
    Perchè l’ultima parola non sarà la morte, ma l’Amore.
    ..Grazie di avermelo ricordato.
    Parlare con te mi rasserena.

    Un sorrisone nuovo
    Upi

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