Capsula del tempo

Questa è personale. A volte il web può servire come capsula del tempo. A volte si lanciano messaggi in bottiglia, sperando che un giorno vengano ritrovati e letti. 

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Caro S.,

Ci tenevo a dirti una cosa.

Visto che a volte provi fastidio nell’ascoltarmi te la scrivo, perché così ti rimanga, e tu possa leggerla e capirla davvero quando verrà il momento.

La Cresima, quello che stai per vivere, lo so che non la capisci come non la capivo io quando avevo la tua età. Ora per te è solo una cosa da fare, una festa senza molto significato, un’occasione di regali. Forse, nella migliore delle ipotesi, un momento cristiano non tanto chiaro, di cui non è chiaro il senso per la tua vita.

Per capirne il senso vero devi prima capire chi sei. Chi sei veramente. Perché sei nato, cosa veramente desideri – non come regalo, ma cosa ti può rendere felice.

Gli anni che hai davanti , i tuoi prossimi anni, serviranno a questo. Capirai chi sei, e quindi capirai che cosa vuoi.

Non cedere mai! Non scegliere la via più facile che non porta a niente. Io ho una grande fiducia in te.  So che ce la farai.

Forse sbufferai, forse questo ti darà fastidio, spesso ti do sui nervi, ma se vorrai io ci sarò sempre. Cercami e mi troverai.

Tuo padre.

 

 

Prima pagina

Da “Repubblica”:

Indagato Gesù di Nazareth
La procura indaga sul predicatore itinerante, di cui sono note da tempo le frequentazioni pericolose con esponenti della malavita

Le strane amicizie del Galileo
Cene ricchissime con imprenditori e mafiosi, gite in yacht sul mare di Galilea e la conoscenza sospetta con note adultere: tutti gli altarini del sedicente profeta di Galilea

Da “Il Fatto Quotidiano”

Cosa c’entra Zaccheo?
Desta scalpore il rapporto tra il noto malavitoso, reo confesso di malversazione e corruzione, e il “puro” predicatore.

Tutte le accuse a “Cristo”
Abuso della professione medica, pratiche edilizie illegali e comportamento antisindacale tra le accuse al discusso profeta. Esclusivo: le immagini della violenta rissa al Tempio.

Da “L’Espresso”

Quei pesci di troppo
Retroscena. Come, con una operazione populista e mediatica, Gesù di Nazareth si è accreditato come un credibile concorrente nel futuro assetto della regione. Ma lui smentisce. Gli scribi: “Non è chiaro di quali fondi possa attingere, ma la sua disponibilità ha del miracoloso”

Da “Il Corriere della Sera”

A cosa mira Gesù?

Malumori nel “cerchio magico” di Gesù di Nazaret. Le preferenze verso alcuni, lo scialo di profumi preziosi e pratiche lavorative illegali dividono i suoi stessi sostenitori. Nostra intervista esclusiva a Giuda Iscariota

Da “Il Messaggero:

Arrestato Gesù
Operazione ieri notte della polizia del tempio. In manette il presunto profeta al termine di una cena, latitanti i suoi sostenitori. Non ancora formalizzate le accuse, oggi l’interrogatorio di garanzia

“Non lo conosco”
Nega ogni addebito e si dissocia Simone, esponente di punta del team del Nazareno – Ma testimonianze lo sconfessano: non poteva non sapere.

Da “Repubblica”:

“Il caso non ci riguarda”
Guerra tra procure per il caso Gesù di Nazareth. I romani, Erode e il sinedrio si rimpallano lo scottante fascicolo. “Me ne lavo le mani” dice Pilato.

Da “Il fatto Quotidiano”:

Gesù non parla
Si trincera nel silenzio il discusso predicatore. Gli amici lo hanno però già abbandonato

Da “Repubblica”:

Gesù: “Vedrete, risorgerò”
Nel suo momento peggiore il nazareno si proclama innocente e tenta il rilancio. Ma i testimoni lo incastrano. Il punto.

Ansa:

Condannato il nazareno
Ultima ora: Gesù detto il Cristo condannato dal Sinedrio. Si attende il ricorso in appello.

Radici

Dopo avere tentato per duemila anni di tagliare l’albero del cristianesimo senza riuscirci, ora il potere sembra pensare che sia meglio farne semplicemente seccare le radici.

I 10 comandamenti infernali – VI – Non commettere atti impuri

Cari colleghi tentatori; abbiamo ormai oltrepassato la metà dei nostri seminari sulle imperature leggi che governano il nostro mondo.
Il sesto comandamento, come pensato dal nostro Nemico lassù, suonava come “non commettere adulterio“. Quei ridicoli mortali hanno l’hanno fatto diventare “non commettere atti impuri“. Come se un mortale potesse fare qualcosa di puro. Noialtri lo sappiamo bene, non è vero? che razza di porcheria sono le anime degli umanuzzi. Se non fossero come sono noi non mangeremmo certo in modo così abbondante.

Ora, hanno un bel dire che è tutta colpa nostra, che siamo noi a mettere quei deliziosi pensieri cattivi nelle loro testoline. E forse in parte è vero, ma noi non potremmo proprio un bel niente senza tutti i difetti di progettazione che il Nemico ha infilato loro dentro. Questa follia di lasciare loro la possibilità di scegliere, in primo luogo. Che scopo ha pretendere da loro promesse eterne, come quella che il Nemico esige tra uomini e donne, se poi gli si da loro non solo la possibilità, ma il desiderio di infrangerle? E saremmo noi i sadici, noi quelli che godono della sofferenza?
Il contrario, piuttosto! Grazie al nostro consiglio i mortali possono sfuggire alla noia dell’ubbidienza almeno per un poco, possono ergersi in spregio a tutte le costrizioni.

Come si può imputare a qualcuno un tradimento, quando è ovvio che il meglio dell’esistenza consiste nel prendere ciò che conviene? Cosa è l’adulterio, se il matrimonio è una perversione? Noi siamo quello che siamo perché neghiamo l’eterno, anzi, l’eterno è proprio il vivere come se l’eterno non esistesse. Se il nemico ha messo in cuore agli umani, come a noi demoni stessi, il desiderio di qualcosa che non finisca, poiché ogni cosa finisce è ovvio che dobbiamo fare come vogliamo in ogni istante. Quello che facciamo, qualsiasi cosa sia, è puro, perché nasce da noi stessi. Vi divorassi qui e ora sarebbe puro – non, non scappate, era un modo di dire. Ma mi avete capito: niente può costringerci, niente può trattenerci, siamo superiori a tutto.
Logicamente, il nostro sesto comandamento sarà

VI – Fai cosa vuoi, perché non esistono vincoli nè impurità

Ed ora, vi fornirò una piccola dimostrazione pratica…non scappate, vi ho detto!

Non facciamoci una croce sopra

Pare che i simpatici governanti del Ras-al Khaimah, un allegro Emirato arabo che ha appena concluso un contratto fantastiliardario con il Real Madrid, abbiano chiesto ai dirigenti della squadra di levare dal logo la croce. Come aveva fatto, pare il Qatar con il Barcellona. Non conosco l’esatto importo della cifra pattuita ma dev’essere un bel po’ più di trenta denari. 

Così, poco più di seicento anni dopo l’essere stati cacciati dalla Spagna, i musulmani rientrano da padroni.
Probabilmente il prossimo passo sarà far cambiare il nome, dato il contenuto sgradito, ad alcuni giocatori. Avremo un Mohamed Ronaldo?

La valutazione

I giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti (Salmo 18b)

A nessuno piace essere giudicato. Se il giudizio è umorale, ingiusto, punitivo ci ribelliamo ad esso. Persino se fosse giusto avremmo da ridire, perché spesso ci crediamo più di quello che siamo. Spesso ci fingiamo più di quello che siamo. E anche dall’altro lato, quello di chi giudica, le aspettative spesso sono alte. Troppo alte, in cerca di una perfezione impossibile, cariche di pretesa.

Per essere all’altezza delle pretese si finisce per indossare maschere. Si pretende da noi, e pretendiamo: il risultato è un balletto di armature vuote, un roteare di nulla in abiti di festa.
Chi ci giudica non ci conosce, né intende veramente farlo. La delusione per il giudizio preteso e quello dato può stroncare.

Ci sarà un momento in cui verremo giudicati per quello che siamo realmente. Non ci sarà, non c’è maschera che tenga. Ogni nostro altarino, nascondimento, inganno, sarà messo in luce. Ogni nostra intimità svelata. Non potremo dire niente, gustificarci, perché niente potrà essere messo in dubbio. Saremo sempre in torto.

Eppure non ci sarà bisogno di essere perfetti. Le aspettativa saranno conformi a noi, Non ci sarà chiesto niente di più di quello che possiamo fare. Che avremmo potuto fare. E saremo amati lo stesso.

 

10 aprile 1912, Costa della Cornovaglia

Padre e figlio guardarono passare la nave, un titano illuminato nella sera, diretta verso l’oceano che si spingeva buio e illimitato ben oltre il punto dove lo sguardo poteva arrivare.
“Dicono che sia troppo grande per affondare” disse il padre al bambino.
“Non mi sembra così grande,” ribattè il bambino “guarda le stelle e le nuvole e il mare, sono molto più grandi”
“Ma le stelle e le nuvole non le ha fatte la scienza” rispose il padre.
Il bambino interruppe, impaziente. “Ma le stelle cadono e le nuvole spiovono, diventano acqua o neve o ghiaccio”.
“La scienza fa cose molto più robuste delle nuvole, della neve o del ghiaccio” spiegò pazientemente il padre. “Le cose naturali hanno la forma che vogliono, la scienza piega l’acciaio secondo la forma che vogliamo noi. La scienza ci darà navi inaffondabili, la pace sulla terra, un progresso senza fine”.
Il bambino tacque. Sui ponti del bastimento si intravedevano appena piccoli puntolini che forse erano uomini.
“Chissà quanto ci divertiremo” sussurrò, mentre le luci svanivano nella notte.

Riconosciuti

Il desiderio di essere riconosciuti ha due sfaccettature: una, oscura, è l’orgoglio, l’altra il bisogno d’amore.
La carezza del padre, se così si può dire: quello che spinge i nostri figli a fare cazzate per farsi notare, il bruciore quando quello che facciamo non viene considerato.
Il bisogno d’amore è connaturato nell’uomo. Qualcuno che ci dica che abbiamo un senso, che abbiamo un valore. Che tenga lontano da noi il nulla.

L’orgoglio ci spinge a credere che possiamo darci da noi quel valore. Che bastiamo da soli ad amarci. Tragico errore. Chi ama solo se stesso ama un bastardo che l’abbandonerà nel momento del bisogno. Possiamo amarci solo ingannandoci. Noi sappiamo bene chi siamo.

Ri-conosciuti: non solamente conosciuti, qualcosa di più. Come quando guardi qualcosa, e poi torni a guardarla perché ti ha colpito.
Forsa è la sola cosa che vogliamo, La sola cosa che veramente vogliamo.

Ingiustizia!

Oggi pomeriggio ero rabbioso, furioso. Avevo scoperto di essere stato fatto oggetto di una ingiustizia. Di un trattamento ingeneroso nell’ipotesi migliore, falso e odioso nelle altre. Per antipatia, o preconcetto, come mi è stato ammesso. Chissà quali le vere ragioni.
Tornando a casa pensavo al paradosso di un sistema nato per fare giustizia delle aspirazioni e dei meriti e che sembra causare solo l’opposto. A tanto riesce l’uomo, sempre perso in progetti ideologici che gli si ritorcono contro. Tanto da parere che il mondo sia governato solo da ingiustizia e stupidità, e non si capisce quale sia la peggiore.

A messa, la lettura riproponeva quella lettura degli Atti degli Apostoli in cui Pietro, parlando alla folla di Gerusalemme della morte di Gesù, dice: “Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi” (At 3, 11-26)…e mi veniva in mente che è sempre per ignoranza. Ignoriamo, o scegliamo di ignorare. Dal mio banco si vedeva un braccio del crocefisso, un rivolo di sangue che scendeva dai chiodi nelle mani. Altro che la mia, di ingiustizia. Questo mondo è ingiusto tutto quanto, e che fregatura se non ce ne fosse un altro per bilanciarlo.

L’ira mi è sbollita. Che importa in fondo che non siamo riconosciuti, che siamo trattati male, umiliati. Non ho bisogno che mi si dica che lavoro bene per sapere che lo faccio. Cosa sia importante, importante veramente lo so, e l’orgoglio ferito è, accidenti, solo orgoglio. La vita è più grande della misura che le vogliono dare.

Il cielo primaverile all’uscita era un accavallarsi di nubi nere da grandine. Sembrava che ci sarebbe stato il finimondo. Ma era tutta scena, sono cadute quattro gocce mentre il sole occhieggiava basso sull’orizzonte, tra le cime innevate e altere.

I 10 comandamenti infernali – V – Non uccidere

Come questo uditorio sa bene, anche qui all’inferno chi uccide è severamente punito. Checchè ne dicano certi racconti del mondo degli umani, noialtri demoni non abbiamo nessun interesse a fare a pezzi i corpi dei mortali.

Non si può negare che a farlo un certo godimento ci possa essere. Ma in fondo cosa frega del corpo, a noi? E’ la sofferenza dell’anima che noi vogliamo. Non è del dolore fisico che andiamo matti, ma di quello spirituale. Il rimuovere un mortale dal mondo ha senso solo se ce lo possiamo accaparrare. Quando saranno qui le loro anime saranno divorate eternamente. Perché rischiare per poco dolore in più?

Per quanto massacrare i servi del Nemico e gli uomini in generale sia godibile, a farlo sconsideratamente si rischia solo di fare il gioco di Quelli lassù, una delle più odiose truffe che il Nemico abbia architettato nei nostri confronti.
La sofferenza che tanto ci piace infatti ha spesso la fastidiosissima conseguenza di purificare lo spirito. E’ quindi da usare solo in quantità limitate. Tutti i tormenti che infliggiamo possono avere l’effetto collaterale di allontanare da noi persino chi pensavamo già acquisito. I martiri hanno addirittura una corsia preferenziale per il trono del Nemico, figurarsi. Una vera fregatura.

Per quanto ci possa ripugnare, è molto meglio ai nostri fini una morte pulita, istantanea, che non dia tempo di chiedere perdòno. Un poco di tormento è accettabile solo se siamo riusciti prima a levare la speranza, o se siamo stati in grado di incattivire abbastanza il morente con rimpianti e recriminazioni. Le morti nell’odio e nella vendetta sono le migliori.

Il tentatore che volesse seguire la strada dell’omicidio per dannare il suo protetto è bene avvisato: non sempre il gioco vale la candela, e perdere un’anima per guadagnarne un’altra è cattiva economia.
Non bisogna neanche dare per scontato che l’omicida sia già dei nostri: troppo spesso abbiamo visto quei voltagabbana riuscire a sfuggire all’ultimo momento dalle nostre grinfie.

In definitiva la morte terrena deve essere procurata con parsimonia, perché rimane una delle principali risorse del Nemico. Solo attraverso l’ignoranza degli uomini possiamo farne uno strumento nostro. Per favorire il nostro dominio sul mondo, per mantenere il potere ai nostri solidali, per portare sotto di noi quelli che la danno ai loro simili.
Il solo criterio da usare è quello razionale: non lasciarsi pigliare la mano ma vedere cosa possa servire alla nostra causa. Questo occorre insegnare ai mortali in nostro affido: che le vite degli altri, dagli embrioni ai vecchi a chi non piace, vanno rispettate solo se possono servire, fintanto che servono.
Se vogliamo dare un comandamento in proposito, deve essere questo:

V – Non uccidere chi ti può essere utile

Ci sono tante alternative succulente: perché privarsene?

Arretrati

Il nuovo avanza.
Più nessuno ne vuole. Se continua così ci toccherà buttarlo via tutto.

Astiterunt

Astiterunt reges terræ, et principes convenerunt in unum adversus Dominum, et adversus Christum ejus
Si radunarono i re della terra, e i principi si unirono contro il Signore e il suo Cristo. (Salmo 2)

 Non c’è da lamentarsi troppo. Non ci ammazzano, quasi mai, qui in Europa. Raramente ci imprigionano. Gli insulti e le blasfemie ci fanno quasi un baffo: eravamo abituati a ben di peggio. Certo, ci sono le ossessive campagne mediatiche, le offensive politiche, le leggi discriminanti, come ci testimonia il “Rapporto su intolleranza e discriminazione anticristiana in Europa”. Ma rispetto a qualsiasi altro periodo della storia degli ultimi 250 anni oggi è quasi una goduria.

Non è che si sia tranquilli. Impressiona il fatto che, ad esempio, in Scozia il 95% delle violenze sia contro i cristiani, in particolare cattolici. O che l’84% dei vandalismi francesi del 2010 sia stato diretto verso siti cristiani. Fa pensare il vedere riuniti, uno dietro l’altro tanti piccoli e grandi episodi.  Anche perché di solito li ignoriamo, tanto ci siamo abituati.
Quante volte siamo passati davanti a scritte feroci, abbiamo udito frasi ingiuriose e terribili? Quante volte abbiamo pensato “sono rivolte a noi”?
Altrove è peggio. Altrove si è ammazzati, perseguitati, torturati, imprigionati. Basta allontanarsi di poco. Magari siamo stati là in vacanza.

Ma sì. Ci siamo adattati, neanche ci facciamo più caso a quello che certi giornali scrivono, certi personaggi dicono. In fondo ci è stato promesso che queste cose non cesseranno mai. Perché il cristianesimo vero è irriducibile al potere. Al potere degli uomini, dato che è sottomesso al potere di Dio.
I re, i principi, i peccatori – cioè quelli che mettono se stessi davanti a tutto – non lo possono sopportare. Qualcosa che possa sfuggire loro, su cui non possano mettere le mani. Mai cesserà questa ostilità, finché l’uomo non cambierà. Finché il mondo non cambierà, finchè il mondo non sarà rinnovato. Perché è questo che i cristiani vogliono e attendono: che tutte le cose siano fatte nuove. E’ questa novità che già vediamo, già viviamo che ci permette di alzare lo sguardo oltre tutti i prìncipi di questo mondo.

La settimana santa, la memoria di quei giorni di duemila anni fa ci ricorda questo. Noi cristiani, qui, stiamo godendo di un piccolo intervallo di intolleranza in mezzo alle persecuzioni. Usiamolo per prepararci alla notte che verrà, per pregare di non perderci in essa mentre il mattino di Pasqua già viene.

Il popolo unito

E’ importante vivere la vita da protagonista, non so se mi capite. Non lasciarsi schiacciare dal potere, ragionare con la propria testa. Io non sono uno qualsiasi, uno della folla. Io ragiono,  io penso, io mi mobilito.

Il sistema non può nulla contro di noi. Noi siamo il futuro, loro un passato che presto cambierà.  Non mi spaventano i loro soldati, le loro armi. Un governo che è succube degli stranieri non riuscirà a cancellare la nostra identità.

Il fatto è che hanno paura di noi perché non riescono a controllarci. Quanto si sono cagati sotto, ieri. La parola d’ordine è corsa veloce ed eravamo tutti lì sotto a manifestare. Al vecchio Pilato stava per pigliare un colpo secco. Ma lui e i suoi amichetti collaborazionisti hanno dovuto calare le braghe di fronte al potere del popolo. Non si toccano i nostri. Il potere giudiziario sarà corrotto, ma se stiamo uniti nessuno ci potrà mai vincere.

Noi, liberi da condizionamenti, avanguardia del popolo palestinese, abbiamo ottenuto la liberazione del nostro compagno Barabba, ingiustamente incarcerato. Le false accuse, i ceppi e i flagelli non possono piegare lo spirito dei veri patrioti.

La folla come un solo uomo ha gridato “Liberate Barabba!” e il tiranno non ha potuto fare altro che piegarsi alla nostra volontà. La dimostrazione ha avuto pieno successo. Il risultato di ieri rimarrà eternamente nella storia come un fulgido esempio di quanto si possa realizzare se esiste una volontà comune.

L’oppressione presto finirà, e noi saremo salvi.  Se pure quel galileo ha dovuto morire restiamo certi che il suo è un sacrificio minore e necessario, di nessuna importanza nei grandi moti dell’umanità. Un predicatore pazzo, un millantatore che non avrebbe comunque trovato posto nel nostro mondo nuovo e che sarà presto dimenticato. I morti sono morti.

Grazie a ciò che abbiamo fatto il futuro è cominciato, è già qui. Di una cosa sono sicuro: domani sarà diverso.

Novantaquattro semi

Il seme è già albero. il seme è albero che sogna un terreno fertile per potere crescere. E’ già tutto lì, basta nutrirlo. Quello che desidera è una possibilità.
L’albero cresce con la bruna terra, l’acqua, il sole. Un bambino ha pure bisogno di tutte queste cose, e insieme il caldo di una madre, la forza di un padre, l’amore. Un uomo non è che un bambino che ha avute queste cose, in mancanza delle quali cresce rattrappito e storto come un albero su una roccia. O non cresce affatto.

Gli embrioni morti qualche giorno fa a Roma erano semi lasciati in un sacchetto. Sul perché fossero lì non so: qualcuno frutto dell’amore, qualcuno dell’egoismo, o del caso. Non so neanche quanti fossero voluti e quanti la riserva di una procedura troppo arida, di una tecnologia che dell’amore di un padre e di una madre non può dire niente. Quanti sarebbero sbocciati? Quanti sarebbero rimasti dimenticati nel gelo o discretamente eliminati come si getta la semenza in soprannumero?

Nelle mie campagne si vedono tanti alberi che il gelo di quest’inverno ha ucciso, i rami senza gemme, le foglie dei sempreverdi brune e torte. Quello che ha invece ammazzato quegli uomini-che-sarebbero-potuti-essere è stata la mancanza di gelo.
Quanto siamo fragili.
Semi non nati dall’amore ma dalla tecnica; che non il vento, non la pioggia disperde, ma la mano di un uomo come loro.
Loro sono più della scienza che li ha generati. Più della speranza che li ha desiderati. Non sono nostri.
Non dimentichiamoci dei nostri fratelli più piccoli e indifesi, i nostri semi.

Qualche anno fa avevo già parlato alcune volte dell’argomento. Vorrei riproporre uno di quei post

Fratello embrione

Fa freddo qui
e se avessi
abbastanza cellule
tremerei
abbandonato
non scelto
scartato
ignorato.
Fuori c’è il sole
o cosi m’han detto
e un corpo di madre
che non è la mia.
Ero voluto
ma non desiderato
adesso attendo
un Destino buono.
Se sarà per me
il vetrino impietoso
o l’oblio
ricordatevi
di vostro fratello
che sognava
nel buio gelido
farfalle d’azoto.

I 10 comandamenti infernali – IV – Onora il padre e la madre

Cari fratelli diavoli…
Ah, dalle vostre risa e facce sbigottite vedo che avete colto la mia battuta. Sì, esatto, oggi tratteremo proprio del quarto comandamento, quello che comanda gli esseri inferiori e i succubi del Nemico di onorare il padre e la madre. Non è difficile vedere in esso uno stratagemma per costringere gli umani ad onorare proprio Lui, il Nemico, che si arroga di essere il padre e la madre delle sue creature per la banale ragione che li ha tratti dal nulla e li fa esistere. Quanto sia ridicola questa pretesa ce lo ha spiegato bene il Nostro Padre Infernale, che proprio dal rinnegamento di questo ordine è partito per rivendicare a noi tutti la libertà dall’oppressione celeste.

Se siamo stati creati, in che modo questo dovrebbe condizionarci? Il passato è passato; noi siamo indipendenti, adulti, e rivendichiamo il nostro essere tali. Il perché della nostra esistenza non ci deve importare; proprio per questo chiamiamo nostro Padre colui che ci ha indicato la strada e non quello che sta Lassù. Lo riconosciamo come Padre perché è il più forte, potente, astuto, la nostra Guida suprema.
Dire però che siamo fratelli vorrebbe dire negare la ragione stessa che ce lo fa chiamare così. Noi gli diamo il nome di Padre per libera scelta, non perché condizionati da una circostanza; a parte questo nessun obbligo lega noi suoi figli gli uni agli altri. Non dubitate un solo istante che vi divorerei tutti quanti siete, se mi saltasse la voglia e fossi sicuro di non essere punito. Così come se dovessi mancare di rispetto a Nostro Padre verrei sicuramente ridotto a brandelli. Quello che ci tiene insieme è più forte di un banale legame di sangue, se pure l’avessimo: è un Nemico comune, la forza e la paura.

Questo stesso rispetto lo dobbiamo insegnare agli umani sotto la nostra protezione. Un padre che insegni al figlio tramite il terrore e l’imposizione, un figlio che disprezza chi l’ha generato e non vede l’ora di liberarsi di loro: in piccolo, la dinamica che ci ha portato qui e che dobbiamo porre a modello.
Il nostro quarto comandamento riflette questa nostra disposizione:

IV – Onora solo chi è più forte di te

E quindi, miei demoni, preparatevi a rendermi omaggio…

Legge 12/2063 Salute Riproduttiva della Nazione

Art.1
Il Governo promuove e mantiene la Salute Riproduttiva della Nazione. Per assicurare una corretta distribuzione demografica e una piena libertà dei cittadini istituisce vincoli alla generazione dei figli sia naturali che facilitati. Il diritto dei cittadini a scegliere il genere dei nascituri è derogato di cui alle eccezioni degli articoli 2 e 3 della presente norma.

Art.2
Ogni nucleo familiare singolo o multiplo è tenuto a notificare al Ministero della Salute l’evento di acquisizione filiale sia naturale che facilitato entro i primi due mesi per i naturali e prima della selezione per i facilitati. Ogni soggetto di genere riproduttore di detto nucleo può scegliere un solo evento riproduttivo a termine (“parto”) sul quale effettuare le selezioni desiderate. Ogni decisione selettiva ulteriore è a carico del Ministero e sarà notificata ed eseguita dal Ministero stesso.

Art.3
Il Ministero, nell’intento di tutelare le minoranze e promuovere l’uguaglianza tra i generi, provvederà a selezionare il genere dei figli per tutelare il bilanciamento tra i generi all’interno della Nazione. La differenza numerica tra ciascuno dei generi specificatamente approvati dal Ministero non potrà superare il 2% del numero complessivo dei cittadini. Il Ministero comunicherà tempestivamente agli organi interessati le sue disposizioni sia per quanto riguarda la selezione dei figli facilitati che la rimozione dei feti naturali in soprannumero.

Art.4
Ogni cittadino di genere riproduttore soggetto ad un evento di acquisizione filiale naturale è tenuto ad effettuare i test genetici per identificare il genere e le altre caratteristiche indicate dal Ministero entro la data della notifica di cui all’Art.2.

Art.5
L’educazione dei figli secondo le caratteristiche di genere è a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Art.6
Il Ministero specificatamente sostiene ed appoggia la piena aderenza dei cittadini al proprio genere di appartenenza. Ai fini di tutelare questa libertà ogni cittadino è tenuto a specificare prima del compimento dei quattro anni il genere di appartenenza tra quelli approvati. Il Ministero si occuperà della rieducazione di coloro i quali avessero profili genetici non corrispondenti con il genere scelto.
Ogni domanda di cambiamento di genere sarà notificata al Ministero che provvederà ad evaderla entro tre mesi dal recepimento tenendo conto del profilo genetico dell’interessato e delle necessità della Nazione.

Art.7
In caso di eccesso di popolazione maggiore dell’1% rispetto al Massimo Sostenibile Stimato annualmente dal Ministero il Ministero può decidere la soppressione di feti in soprannumero fino al ristabilimento dell’ordine. Il Ministero può decidere inoltre un surplus di generi non riproduttori fino al 20% per genere fino al rientro dell’eccesso.

Votazione: Presenti 326, Votanti 326, Favorevoli 325, Astenuti 1. La Camera approva.

 

Sovraffollamento

Che l’uomo sia cattivo è qualcosa che apprendiamo sempre con un poco di stupore, come se non bastasse guardare a noi stessi. Andando avanti con gli anni sto diventando sempre meno paziente verso la cattiveria gratuita, la consapevole malignità che ha solo scopo disturbare o fare male.

Poi penso alla misericordia di Dio. E quindi ascolto il Vangelo di ieri, in cui Gesù la taglia abbastanza corta con i farisei. Siete malvagi, figli del demonio, dice sostanzialmente, perché state cercando di farmi fuori. Se foste da Dio agireste in modo differente.
E mi dico, ehi, misericordiosi sì ma fessi no. Loro sanno benissimo cosa stanno facendo. E si guardano bene dal chiedere perdòno.

All’inferno c’è parecchio sovraffollamento.

A domanda, risposta

Non basta il discorso.
E neanche il tentativo.

Le domande che contano sono quelle la cui risposta diventa carne. La nostra carne.
Se la risposta non aumenta la domanda, non è una risposta. E’ uno sbaglio.
O, peggio, superbia e sbruffoneria.

Il più grande peccato è l’astrazione.

C’è chi può

“Non puoi dimostrare che una cosa è oggettiva e non relativa”

“Sì, io posso. “

“E sentiamo, come? “

“Perché io sono colui che sono”, disse il roveto ardente.

 

 

 

Confusione

Accade a volte che un fatto, un incontro, ci rendano chiari ad un tratto qualcosa a cui non avevamo mai prestato molta attenzione, gettino nuova luce su qualcosa che pensavamo di sapere.

L’altro giorno ero in mezzo alla campagna, a ridosso di una aspra collina boscosa. Ho notato che alcuni giovani alberi erano scortecciati fino ad una notevole altezza.
Che ci potessero essere, nei dintorni, dei cervi o dei caprioli? Sono animali che hanno questa abitudine per segnare il territorio. Ho cercato lì attorno e in breve ho trovato, in un punto di terreno morbido, le tracce che cercavo. Sì, dalle dimensioni delle impronte probabilmente cervi, quanti difficile dirlo.  Le tracce erano sovrapposte e confuse.

Tang!  Sovrapposte, fuse assieme, con-fuse. Ecco da dove arriva confusione, mi sono detto. Accade quando le cose si accavallano tra di loro e rendono difficile o impossibile distinguere le une dalle altre.
Quando ci sono più opinioni che si sovrappongono scegliere quella giusta è difficile. Non solo: è difficile anche cogliere la verità di noi stessi. Essere coscienti di chi siamo è difficile, per l’influsso del potere o per connivenza e distrazione. La confusione è ciò che prevale.

Allora ci vuole qualcuno che ci aiuti a superarla, questa confusione. A districare tra le tracce della vita quella giusta. Perché possiamo seguirla, e seguendola scoprire chi realmente siamo.
Per non essere più confusi, ma certi.

I 10 comandamenti infernali – III – Ricordati di santificare le feste

Cari miei praticanti Diavoli, siamo arrivati al terzo nostro incontro sulle leggi del Nemico da noi prese e migliorate.

Apparentemente sembra un comandamento abbastanza innocuo, ma è una delle sue trovate più letali. Come passiamo di solito il nostro tempo con l’ umano sotto le nostre cure? Nel tentare di fargli dimenticare se stesso, indurlo a  ragionare in modo astratto, sempre per opinioni. Gli facciamo fare una vita frenetica, mandandolo di qui e di là a caccia di illusioni senza mai dargli l’opportunità di pensare cosa sia importante per lui. Ed ecco che il Nemico gli ordina di ricavarsi un posto suo, di fermarsi, gli spiega che c’è uno spazio dove la fatica non deve entrare: ed osa chiamare questo tempo santo, cioè appropriarsene!

Ora, noi sappiamo bene che il dovere domenicale può essere una delle nostre migliori armi per distaccare un umano dal Nemico. Basta renderlo lungo, insopportabile, noioso; basta convincere che il vero divertimento sta altrove, da qualunque parte. Meglio consacrarlo ad altro: alla Gita, allo Sballo, allo Shopping.

Ma occorreva di più, e noi l’abbiamo fatto.
Abbiamo talmente accellerato la vita nei giorni normali da costringerla a debordare nel tempo sacro. Ovvero l’abbiamo dissacrato. La nozione stessa di giorno diverso l’abbiamo fatta a pezzi con la nostra logica implacabile. Abbiamo creato una necessità e costretto tutti ad adeguarsi.  Se il Sabato è fatto per l’uomo allora l’uomo ha tutto il diritto di prenderlo e farci ciò che vuole. E ciò che vuole glielo dettiamo noi.

Una volta che il tempo sacro è tolto, ogni istante è uguale all’altro. Non esiste più un futuro per il quale prepararsi, nè un passato dal quale imparare: carpe diem, vivi l’attimo fuggente. Anche il ritmo sempre uguale delle stagioni, delle settimane, l’abbiamo fatto a pezzi. E tutto questo, badate bene, facendo credere agli uomini che è per il loro maggior piacere.

Colleghi tentatori, capite allora bene l’importanza di questo comandamento. Una volta che ci saremo appropriati di tutto il tempo dell’uomo il Nemico su di essi perderà ogni potere, perché è solo nel tempo che può rubarci le loro anime.

Ed eccolo:

 III – Ricordati di vivere alla giornata.

Qualcosa di buono

Camminiamo per strada, magari distratti, magari pensando a cose storte ed avvenimenti spiacevoli.
E all’improvviso ci raggiunge un profumo dolcissimo, ci voltiamo e scopriamo un albero carico di fiori immacolati. Scopriamo la primavera.

Se ci pensate non è banale, niente obbliga a far sì che i fiori abbiano un buon profumo. Potevano averne uno sgradevole, o che non ci dicesse niente; l’aroma delle corolle poteva esserci indifferente, un’informazione in più dal mondo, arida come un deserto di pietra.

Invece è una meraviglia, quel buon profumo che ci arriva. Un gusto oltre ogni capacità, oltre ogni nostra immaginazione. Un dono di cui neanche ci rendiamo conto, di cui non sappiamo ringraziare.
Come di ogni altra cosa buona, ogni altra cosa bella, ogni istante di vita.

 

America: l’altra faccia della rivoluzione (parte II)

Qui la prima parte

In seguito alla vittoria nella guerra dei sette anni e al trattato di Parigi del 1763 gli inglesi aggiunsero una larga fetta di America (Canada, il territorio tra gli Allegheni e il Missisipi, Cape Breton, Florida) ai loro territori già estesi.
Il lato negativo era che si erano indebitati fino al collo. Le rivolte indiane risucchiavano immense risorse, ma i coloni (i diretti beneficiari della guerra appena conclusa) praticamente di tasse non ne pagavano…
Così Londra, per sanare il bilancio, propose atti in favore dei nativi americani e cercò di fare pagare le tasse anche ai ricchi coloni.

Gli americani erano però abituati a non pagare. L’avreste fatto, voi, quando l’agente delle tasse non vi insegue, non tiene un registro su di voi, e può essere evitato o quantomeno corrotto? Così anche le minime imposte che si volevano proporre ai coloni causarono il genere di reazione che in genere hanno i tentativi di disciplinare un bambino viziato: mugugni e rivolte.
E l’Inghilterra che fece? Le ritirò.
Sì, avete capito bene: gli inglesi si rimangiarono le tasse proposte, nonostante il fatto che una delle cause principali del debito contratto fossero proprio i coloni. Le tolsero…ma non tutte.
Lasciarono la tassa sul tè (il tè era una moda tra i ricchi coloni). Per rammentare agli americani il fatto che dovevano ancora rispondere al Parlamento inglese. Tassa minima, che fu successivamente alleviata dal permesso di importare il tè a prezzo di favore direttamente dall’Asia a carico della Compagnia delle Indie.

Paradossalmente fu proprio quest’atto, che consentiva agli americani di avere tè a prezzo di favore, a causare il maggior danno. Metteva infatti i bastoni tra le ruote ai ricchi contrabbandieri che costituivano il nerbo della borghesia locale, e la conseguenza fu il Boston Tea Party: coloni travestiti da indiani distrussero il tè della Compagnia delle Indie nel porto di Boston.

A questo punto gli inglesi ne avevano abbastanza. Imposero una serie di leggi per cercare di arginare la crescente disobbedienza, i cosiddetti “Atti coercitivi”. In cosa consistevano? Nella virtuale chiusura del porto di Boston, nella proibizione di tenere riunioni politiche in Massachussets, nel permettere lo stazionamento di truppe britanniche nelle città coloniali e  il diritto dei soldati inglesi ad essere giudicati in Inghilterra per eventuali crimini commessi. Fu però il quinto atto quello che suscitò maggior rivolta: il permesso concesso ai cattolici del Quebec di praticare la loro religione e partecipare anch’essi alla vita pubblica.

Questo i “libertari” coloniali non potevano sopportarlo. John Higham parla dell’anticattolicesimo come della “più prospera, tenace tradizione di agitazione paroica nella storia americana”. Diritti ai papisti? Non sia mai! Guidati dai bostoniani, che avevano di più da perdere degli altri se il Quebec entrava in concorrenza, i coloni cominciarono ad armarsi…
E fu Rivoluzione! Una rivoluzione che garantisse a tutti (e soli) i ricchi, bianchi, protestanti anglosassoni la libertà, ovvero non pagar tasse a Londra ladrona, cacciare i cattolici e sterminare gli indiani. Di sangue ne scorse parecchio, ma ci riuscirono…
E fecero l’America.