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I 10 comandamenti infernali – X – Non desiderare la roba d’altri
Cari allievi miei, diavoli di ogni bolgia, siamo all’ultimo dei comandamenti. Solo perché è il decimo si potrebbe essere tentati di dargli meno importanza. Desiderare la roba d’altri. Che vuoi che sia.
Invece il Nostro Padre che sta Quaggiù gli ha sempre dato la massima importanza. Statistiche dell’anno scorso indicano che oltre il 40% del budget infernale, tolte le spese di rappresentanza, è investito su progetti che riguardano in qualche maniera questo comandamento. Perché, demoni miei, dovete rendervi conto che esso riguarda il punto nodale del mondo mortale.
Quel punto non è il sesso, demonietti miei, nonostante quello che i mortali sembrano pensare. Quel punto di cui parlo è l’invidia dell’altro.
E’ punto nodale, badate bene, non per scelta nostra. Ah, no, è stato proprio il Nemico ad instillare nelle sue creature questa brama di possedere, questo desiderio di potere.
Siamo di fronte all’ennesimo giochetto dei nostri avversari di lassù, che negano a parole quello che loro stessi hanno fatto in modo di stabilire. Sembrerebbe che, accortisi di avere fatto un passo falso, il Nemico abbia deciso di nascondere dietro un divieto il suo errore.
Ha dato loro le cose, e poi dice che non sono importanti. Ha messo negli umani il desiderio di possederle, e fa in maniera che quel possesso non basti mai.
Un passo falso, senza dubbio, che è ciò che ci dà da mangiare. Se l’umano non desidera, cessa di essere umano e cade in mano nostra; se desidera le cose che non ha allora diventa nostra preda.
Toglietevi però dalla mente che il Nemico ci renda le cose facili. No, fa di tutto per far capire all’umano che quello che deve desiderare, non è altro che…rullo di tamburi…il Nemico stesso!
Quanto avrete finito di ridere, però, pensateci bene su. Se non fosse per il nostro costante alimentare l’egoismo e l’invidia è un piano che potrebbe anche funzionare.
In fondo il mortale, se ci pensa, si rende conto che è vero che niente può bastargli, niente che il vicino abbia può renderlo felice. Che se vuole tutto deve rivolgersi a colui che dà Tutto: il Nemico, appunto.
Se non ci fossimo noi a farglielo dimenticare, a non farlo pensare, a non farlo riflettere, se non gli presentassimo sempre nuovi idoli da adorare e sogni da inseguire… è un piano che potrebbe anche riuscire. Perché il decimo comandamento è
X – Non pensare ad altro che a quello che gli altri hanno più di te
E poi agisci di conseguenza. Che sia una posizione al lavoro, una matita nuova, un abito, una casa, soldi o macchina non ti fare scrupoli: ti spetta, e sarà tuo.
E, aggiungo, tu sarai mio.
I 10 comandamenti infernali – IX – Non desiderare la moglie del tuo prossimo
Vedete, cari demonietti miei, dove finisce chi confida nel Nemico? Ad accettare che ci possa essere qualche vincolo definitivo tra gli uomini. Come se ci si potesse appartenere, come se qualche essere fosse capace di dire un sì definitivo, come se non tradisse nel momento stesso in cui acconsente a legarsi. O subito dopo.
Avete capito, diavolucci, dove sta la perversione? Accettare di porsi un limite, addirittura limitare il proprio desiderio solo perché qualcuno ha stretto un accordo con qualcun altro. Ma noi sappiamo bene che la soddisfazione occorre prendersela come capita. Non vedete anche voi come siete tristi quando non riuscite ad ottenere ciò che volete? Il Nemico vorrebbe far rinunciare in anticipo i mortali, vorrebbe togliere la competizione. Vorrebbe farci credere che l’amore dura, che non finisce…ridicolo! Se questo desiderio è un abisso tanto grande, allora vogliamo colmarlo riempendolo di piccoli sassi, piccole soddisfazioni che non accettano di essere limitate in alcun modo.
Una parola vale finchè conviene, finché ci piace così. Gli uomini, come si arrabbiano quando vengono traditi!, senza capire che il tradimento è l’essenza: l’unica maniera di non farsi tradire è di essere il più forte, e di far tradire gli altri a proprio vantaggio.
Coloro che tradiscono sanno bene quello che stanno facendo. Tu che tradisci, sai te stesso e l’altro quel che fa.
Non perdete tempo a desiderare, fate vostra, realizzate la vostra fantasia, il vostro capriccio. Non esiste desiderio tanto basso e depravato che non possiate rendere reale se volete. Perché tirarsi indietro? E se vale per noi, tanto più vale per i mortali dalla breve vita.
Il desiderio va consumato subito, perché subito finisce. E allora occorre soddisfarlo ancora e ancora. E ancora, e ancora, e ancora…
V – Godete da ogni persona che potete
I 10 comandamenti infernali – VIII – Non dire falsa testimonianza
Demonietti cari, questa è facile, se avete seguito tutto il corso fino ad ora. Vediamo se siete stati attenti.
Tu, tu con il corno storto. Come dici? No, non ci siamo. Non so se raggiungerai la sufficienza nel test finale, se ragioni così. Ma che cosa significa “Dobbiamo indurre i mortali a mentire”? Proprio non vi entra nella zucca, eh?
Non esiste una cosa come “mentire”. E’ tutta propaganda del Nemico. Il vero, il falso, sono categorie che hanno tentato di appiopparci fin dal primo momento, il modo in cui tentano di controllarci. Ma non esistono.
Il vero è ciò che pensiamo e che vogliamo noi, purché siamo in grado di ottenerlo. Se sono un debole il mio vero diventa falso. Ci siamo ribellati al Nemico proprio per fare diventare vero quello che volevamo noi.
In altre parole, verità è forza. Verità è dominazione. Voi siete obbligati a credere questo perché io sono più forte e potente di voi. Siccome il Nemico asserisce di essere il più potente, allora pretende anche di dettare a noi la verità. La sola alternativa per asserire noi stessi è la rivolta, la negazione di quello che Lui dice che siamo, e l’affermazione di quello che Nostro Padre che sta quaggiù vuole per noi.
La realtà quindi diventa quello che vogliamo noi. Testimoniamo quello che dovrebbe essere, perché quello che sarebbe dovuto essere diventi la realtà. Tutto ciò che non vi rientra deve essere eliminato, o ignorato se non fosse possibile altrimenti.
Vorrei insistere particolarmente su questo. Non lasciate che quello che accade vi svii. Siete voi a fabbricare, o rifabbricare la realtà. Con ogni mezzo.
Il nostro comandamento è quindi:
VIII - Rendi la realtà quello che dici
Esercitazione pratica. E’ innaccettabile che qualcuno che partecipa a questo corso non ne abbia recepito ancora i fondamentali. Vorrebbe dire il mio fallimento come insegnante. Quindi non esiste nessun demone dal corno storto che abbia frequentato o risposto a domande. Chiaro? Anche per la Vigilanza? Bene. E, per favore, chiudete le porte che se no le urla non fanno sentire gli altri.
I 10 comandamenti infernali – VII – Non rubare
Allora, demonietti miei, avete ben riempito il tempo dalla nostra ultima conferenza? Avete propagato la menzogna, causato divisioni, fomentato discordie? Sì? Bene, sono contento! Quello che avete fatto non è stato altro che esercitare il comandamento infernale di cui oggi parleremo, cioè l’appropriarsi di cose altrui.
Dovete stare bene attenti, cari diavoletti, a cosa rubate. Il Nemico che sta lassù ha fatto il cuore dei mortali avido di ogni cosa. Gli umani vogliono possedere tutto quello che li circonda. Il Nemico è stato in questo però veramente perverso. Ha dato le cose agli umani, asserendo di avergliele donate. Ma poi ha fatto in modo che a loro non bastassero mai. Ha creato un mondo in cui nessun mortale può possedere veramente qualcosa. Quando questi se la stringono al petto dicendo che è loro, la cosa di cui si appropriano si disfa.
Capite il tormento che infligge all’uomo? Quando un mortale crede di possedere, nello stesso istante quello che ha diventa niente. Hai il potere? Lo usi e lo perdi. L’amore? Fai dell’oggetto del tuo amore quello che vuoi e questo diventa cenere. Il rubare, l’impossessarsi delle cose, equivale a distruggerle e queste a loro volta distruggono te. E ciò tanto più vale tanto l’oggetto del furto è insostituibile. L’amore; la giustizia; e, soprattutto il tempo.
Ah, capite, miei demoni capite…?
Dalle vostre facce vedo che cominciate a capire! Ho rubato il vostro tempo facendovi ascoltare queste fregnacce, la propaganda del Nemico. Nella nostra natura vi è l’esatto contrario: ghermire ogni cosa, e se si distrugge, che importa? Una creazione del Nemico in meno, una lode a Nostro Padre Infernale in più.
Il più forte prende tutto. Questa è la regola dell’Universo, e il comandamento rispettivo dice
VII – Prendi quello che ti serve
Noi vogliamo tutto, tutto quanto il Nemico ha fatto. Lo divoreremo pezzo per pezzo, masticandolo, assaporandolo, cacandolo e rimangiandolo. E, a questo proposito, avete pagato tutti la vostra quota?

I 10 comandamenti infernali – VI – Non commettere atti impuri
Cari colleghi tentatori; abbiamo ormai oltrepassato la metà dei nostri seminari sulle imperature leggi che governano il nostro mondo.
Il sesto comandamento, come pensato dal nostro Nemico lassù, suonava come “non commettere adulterio“. Quei ridicoli mortali hanno l’hanno fatto diventare “non commettere atti impuri“. Come se un mortale potesse fare qualcosa di puro. Noialtri lo sappiamo bene, non è vero? che razza di porcheria sono le anime degli umanuzzi. Se non fossero come sono noi non mangeremmo certo in modo così abbondante.
Ora, hanno un bel dire che è tutta colpa nostra, che siamo noi a mettere quei deliziosi pensieri cattivi nelle loro testoline. E forse in parte è vero, ma noi non potremmo proprio un bel niente senza tutti i difetti di progettazione che il Nemico ha infilato loro dentro. Questa follia di lasciare loro la possibilità di scegliere, in primo luogo. Che scopo ha pretendere da loro promesse eterne, come quella che il Nemico esige tra uomini e donne, se poi gli si da loro non solo la possibilità, ma il desiderio di infrangerle? E saremmo noi i sadici, noi quelli che godono della sofferenza?
Il contrario, piuttosto! Grazie al nostro consiglio i mortali possono sfuggire alla noia dell’ubbidienza almeno per un poco, possono ergersi in spregio a tutte le costrizioni.
Come si può imputare a qualcuno un tradimento, quando è ovvio che il meglio dell’esistenza consiste nel prendere ciò che conviene? Cosa è l’adulterio, se il matrimonio è una perversione? Noi siamo quello che siamo perché neghiamo l’eterno, anzi, l’eterno è proprio il vivere come se l’eterno non esistesse. Se il nemico ha messo in cuore agli umani, come a noi demoni stessi, il desiderio di qualcosa che non finisca, poiché ogni cosa finisce è ovvio che dobbiamo fare come vogliamo in ogni istante. Quello che facciamo, qualsiasi cosa sia, è puro, perché nasce da noi stessi. Vi divorassi qui e ora sarebbe puro – non, non scappate, era un modo di dire. Ma mi avete capito: niente può costringerci, niente può trattenerci, siamo superiori a tutto.
Logicamente, il nostro sesto comandamento sarà
VI – Fai cosa vuoi, perché non esistono vincoli nè impurità
Ed ora, vi fornirò una piccola dimostrazione pratica…non scappate, vi ho detto!

I 10 comandamenti infernali – V – Non uccidere
Come questo uditorio sa bene, anche qui all’inferno chi uccide è severamente punito. Checchè ne dicano certi racconti del mondo degli umani, noialtri demoni non abbiamo nessun interesse a fare a pezzi i corpi dei mortali.
Non si può negare che a farlo un certo godimento ci possa essere. Ma in fondo cosa frega del corpo, a noi? E’ la sofferenza dell’anima che noi vogliamo. Non è del dolore fisico che andiamo matti, ma di quello spirituale. Il rimuovere un mortale dal mondo ha senso solo se ce lo possiamo accaparrare. Quando saranno qui le loro anime saranno divorate eternamente. Perché rischiare per poco dolore in più?
Per quanto massacrare i servi del Nemico e gli uomini in generale sia godibile, a farlo sconsideratamente si rischia solo di fare il gioco di Quelli lassù, una delle più odiose truffe che il Nemico abbia architettato nei nostri confronti.
La sofferenza che tanto ci piace infatti ha spesso la fastidiosissima conseguenza di purificare lo spirito. E’ quindi da usare solo in quantità limitate. Tutti i tormenti che infliggiamo possono avere l’effetto collaterale di allontanare da noi persino chi pensavamo già acquisito. I martiri hanno addirittura una corsia preferenziale per il trono del Nemico, figurarsi. Una vera fregatura.
Per quanto ci possa ripugnare, è molto meglio ai nostri fini una morte pulita, istantanea, che non dia tempo di chiedere perdòno. Un poco di tormento è accettabile solo se siamo riusciti prima a levare la speranza, o se siamo stati in grado di incattivire abbastanza il morente con rimpianti e recriminazioni. Le morti nell’odio e nella vendetta sono le migliori.
Il tentatore che volesse seguire la strada dell’omicidio per dannare il suo protetto è bene avvisato: non sempre il gioco vale la candela, e perdere un’anima per guadagnarne un’altra è cattiva economia.
Non bisogna neanche dare per scontato che l’omicida sia già dei nostri: troppo spesso abbiamo visto quei voltagabbana riuscire a sfuggire all’ultimo momento dalle nostre grinfie.
In definitiva la morte terrena deve essere procurata con parsimonia, perché rimane una delle principali risorse del Nemico. Solo attraverso l’ignoranza degli uomini possiamo farne uno strumento nostro. Per favorire il nostro dominio sul mondo, per mantenere il potere ai nostri solidali, per portare sotto di noi quelli che la danno ai loro simili.
Il solo criterio da usare è quello razionale: non lasciarsi pigliare la mano ma vedere cosa possa servire alla nostra causa. Questo occorre insegnare ai mortali in nostro affido: che le vite degli altri, dagli embrioni ai vecchi a chi non piace, vanno rispettate solo se possono servire, fintanto che servono.
Se vogliamo dare un comandamento in proposito, deve essere questo:
V – Non uccidere chi ti può essere utile
Ci sono tante alternative succulente: perché privarsene?

I 10 comandamenti infernali – IV – Onora il padre e la madre
Cari fratelli diavoli…
Ah, dalle vostre risa e facce sbigottite vedo che avete colto la mia battuta. Sì, esatto, oggi tratteremo proprio del quarto comandamento, quello che comanda gli esseri inferiori e i succubi del Nemico di onorare il padre e la madre. Non è difficile vedere in esso uno stratagemma per costringere gli umani ad onorare proprio Lui, il Nemico, che si arroga di essere il padre e la madre delle sue creature per la banale ragione che li ha tratti dal nulla e li fa esistere. Quanto sia ridicola questa pretesa ce lo ha spiegato bene il Nostro Padre Infernale, che proprio dal rinnegamento di questo ordine è partito per rivendicare a noi tutti la libertà dall’oppressione celeste.
Se siamo stati creati, in che modo questo dovrebbe condizionarci? Il passato è passato; noi siamo indipendenti, adulti, e rivendichiamo il nostro essere tali. Il perché della nostra esistenza non ci deve importare; proprio per questo chiamiamo nostro Padre colui che ci ha indicato la strada e non quello che sta Lassù. Lo riconosciamo come Padre perché è il più forte, potente, astuto, la nostra Guida suprema.
Dire però che siamo fratelli vorrebbe dire negare la ragione stessa che ce lo fa chiamare così. Noi gli diamo il nome di Padre per libera scelta, non perché condizionati da una circostanza; a parte questo nessun obbligo lega noi suoi figli gli uni agli altri. Non dubitate un solo istante che vi divorerei tutti quanti siete, se mi saltasse la voglia e fossi sicuro di non essere punito. Così come se dovessi mancare di rispetto a Nostro Padre verrei sicuramente ridotto a brandelli. Quello che ci tiene insieme è più forte di un banale legame di sangue, se pure l’avessimo: è un Nemico comune, la forza e la paura.
Questo stesso rispetto lo dobbiamo insegnare agli umani sotto la nostra protezione. Un padre che insegni al figlio tramite il terrore e l’imposizione, un figlio che disprezza chi l’ha generato e non vede l’ora di liberarsi di loro: in piccolo, la dinamica che ci ha portato qui e che dobbiamo porre a modello.
Il nostro quarto comandamento riflette questa nostra disposizione:
IV – Onora solo chi è più forte di te
E quindi, miei demoni, preparatevi a rendermi omaggio…

I 10 comandamenti infernali – III – Ricordati di santificare le feste
Cari miei praticanti Diavoli, siamo arrivati al terzo nostro incontro sulle leggi del Nemico da noi prese e migliorate.
Apparentemente sembra un comandamento abbastanza innocuo, ma è una delle sue trovate più letali. Come passiamo di solito il nostro tempo con l’ umano sotto le nostre cure? Nel tentare di fargli dimenticare se stesso, indurlo a ragionare in modo astratto, sempre per opinioni. Gli facciamo fare una vita frenetica, mandandolo di qui e di là a caccia di illusioni senza mai dargli l’opportunità di pensare cosa sia importante per lui. Ed ecco che il Nemico gli ordina di ricavarsi un posto suo, di fermarsi, gli spiega che c’è uno spazio dove la fatica non deve entrare: ed osa chiamare questo tempo santo, cioè appropriarsene!
Ora, noi sappiamo bene che il dovere domenicale può essere una delle nostre migliori armi per distaccare un umano dal Nemico. Basta renderlo lungo, insopportabile, noioso; basta convincere che il vero divertimento sta altrove, da qualunque parte. Meglio consacrarlo ad altro: alla Gita, allo Sballo, allo Shopping.
Ma occorreva di più, e noi l’abbiamo fatto.
Abbiamo talmente accellerato la vita nei giorni normali da costringerla a debordare nel tempo sacro. Ovvero l’abbiamo dissacrato. La nozione stessa di giorno diverso l’abbiamo fatta a pezzi con la nostra logica implacabile. Abbiamo creato una necessità e costretto tutti ad adeguarsi. Se il Sabato è fatto per l’uomo allora l’uomo ha tutto il diritto di prenderlo e farci ciò che vuole. E ciò che vuole glielo dettiamo noi.
Una volta che il tempo sacro è tolto, ogni istante è uguale all’altro. Non esiste più un futuro per il quale prepararsi, nè un passato dal quale imparare: carpe diem, vivi l’attimo fuggente. Anche il ritmo sempre uguale delle stagioni, delle settimane, l’abbiamo fatto a pezzi. E tutto questo, badate bene, facendo credere agli uomini che è per il loro maggior piacere.
Colleghi tentatori, capite allora bene l’importanza di questo comandamento. Una volta che ci saremo appropriati di tutto il tempo dell’uomo il Nemico su di essi perderà ogni potere, perché è solo nel tempo che può rubarci le loro anime.
Ed eccolo:
III – Ricordati di vivere alla giornata.

I 10 comandamenti infernali – II – Non nominare il nome di dio invano
Cari allievi demoni, passiamo ora ad esaminare il secondo comandamento.
Il Nemico, nel suo immenso egoismo, non vorrebbe essere nominato invano. Sappiamo tutti, mi auguro, cosa intende qui con nominare: tirare in ballo, coinvolgere. Avete capito il vecchiaccio? Prima crea un universo pieno di problemi e poi non vuole essere interrogato quando le cose si fanno pressanti. Per quelli di voi che fanno già i tentatori sul campo è come se un manager staccasse il telefono. Come se un padre chiudesse la porta in faccia ai figli.
Se dicessi queste cose a uno dei suoi servi lui risponderebbe che la parola chiave è “invano”…bella scusa. Come se spettasse a lui decidere cosa è importante.
Vedete, è il solito trucco: da una parte ci dice “arrangiatevi, vi ho dato la libertà”, dall’altro si crede migliore di noi e si mette a sindacare come utilizziamo questa libertà.
Dice che gli dispiace che la sprechiamo. Ma a noi non pare sprecata, per noi quest’inferno è il posto più bello che c’è: facciamo cosa vogliamo senza il suo fiato sulle corna, e se dobbiamo lavorare per procurarci il cibo che importa? Di anime di umani fessi ce ne sono più che a sufficienza. Che ce ne frega della sua libertà?
Noi siamo diversi, e orgogliosi di esserlo. Tutto è nostro. Il Nemico chiama inutili le cose che allontanano da lui, ma sono proprio queste che a noi piacciono. Vogliamo usare di quelle come di tutto il resto. Perché ogni lasciata è persa, capite? Se non ci pigliamo tutto lo farà qualcun altro.
Perciò è importante che il nostro nome risuoni ovunque. Io, io, io, questo è il nostro inno. La nostra missione è che tutto diventi nostro, mettere l’impronta e il sigillo su ogni cosa, e quindi piegarla al nostro volere. Io sono importante, io valgo.
Il mio nome è il solo che importa. Io voglio essere coinvolto.
Quindi, il secondo comandamento infernale è
II – Nominati sempre
Questo è il nostro credo. Solo chi grida forte il proprio nome su tutti vince. E voi farete bene a ricordare il mio.

I 10 comandamenti infernali – I – Non avrai altro dio
Cari giovani demoni, diavoletti e aspiranti tentatori
Sono indicibilmente felice dell’opportunità che mi è stata offerta di tenere questo corso Master di Tentazione Applicata.
Nel corso dei nostri incontri applicherò il razionalismo, caratteristica della nostra razza infernale, al Decalogo del Nemico, mostrando come possa essere un utile strumento per acquisirci le anime.
E comincerò proprio dall’inizio. Il primo comandamento del Nemico. “Non avrai altro Dio all’infuori di me”.
Ma vi rendete conto dell’arroganza? Il Nemico, solo perché per caso gli è capitato di crearci e farci esistere vuole avere l’esclusiva della divinità, escludendo da essa non solo il nostro Padre Infernale ma noi stessi, con la precisa volontà di tenerci fuori dalle stanze del potere.
Noi a questo sopruso diciamo no! Ma la cosa ridicola è che in proposito anche quelle patetiche creature umane pensano di avere diritto di dire la loro. Anzi, è proprio questa pretesa che ce li mette in mano nostra.
Vedete quanto è buffo? Noi li spingiamo a imitarci, e loro neanche se ne accorgono. Pensano di essere originali, tanto che chiamano questa loro aspirazione peccato originale. Pensano veramente di essere all’altezza del Nemico, capite? Loro, esseri di carne mortale!
Che il Nemico abbia inserito il difetto strutturale della libertà in noi demoni e poi abbia ripetuto lo stesso errore anche negli umani…questo, da solo, basta a confutare la sua onnipotenza. Il Padre Nostro che sta Quaggiù non avrebbe mai fatto uno sbaglio del genere.
Il nostro scopo è sfruttare quello sbaglio per allontanare gli umani dal Nemico. Una volta rinunciata alla sua protezione saranno sottomessi alla nostra, e del loro difetto ci prenderemo cura.
La prima Legge del nostro Decalogo sarà quindi tutta volta ad assicurare tale effetto. Che il soggetto da noi tentato pensi di potere fare tutto, che tutto gli sia permesso, e agisca di conseguenza.
Ed è questa:
I – Non avrò altro dio all’infuori di me.
Vedremo le altre Leggi nelle prossime lezioni…

I malanni di Malacoda – tutti in chiesa
Allora, ero abbastanza stanco e penso: vado a pescare un po' per rilassarmi. Piglio la canna e gli uncini e mi avvio verso il lago di pece. E chi ci trovo lì? Libicocco, che si sta già divertendo. Si è preso il posto migliore, proprio sopra il punto dove si prendono i dannati più grossi. Con quelle alacce setolose che si ritrova mi blocca l'accesso alla riva, così mi fermo dietro. Ad un certo punto ne arpiona uno e comincia a sbocconcellarlo, e nel far questo mi vede. "Ciao, Malacoda", mi saluta tutto allegro. "Che vento fetido ti spinge fin qua?" Ed intanto mastica.
Io nicchio un po', non è che ho molta voglia di parlare dei miei fallimenti. Ma alla fine svuoto il sacco, e gli dico che il mio protetto oggi è stato a Messa. E che fa quel demone fetente? Si mette a ridere tanto forte che comincia a sputacchiare pezzi di dannato ovunque.
"Scherzi?" Mi dice "tu sei depresso perchè uno dei tuoi è andato a Messa, ed io invece sono allegro perchè in chiesa ne ho portati trenta!"
Io strabuzzo gli occhi. Cos'ha, è posseduto da un angelo? E così lui ributta nelle pece il dannato che sbocconcellava e mi racconta.
Salta fuori che è morto uno zio di una dei suoi protetti, e lui ha fatto in modo da mettere in testa alla pia donna l'idea di fare dire una messa in suffragio del defunto. Nè il vecchiardo nè alcun altro della parentela aveva messo un piede in chiesa da decenni. Però non è che potevano rifiutarsi e basta, no? Chissà cosa avrebbero detto gli altri…e così si sono recati in massa in parrocchia. Uno spettacolo.
La maggior parte è arrivata in ritardo, entrando durante le letture. Naturalmente per prima cosa hanno salutato ad alta voce quelli che erano già dentro, e poi si sono accomodati – procedimento laborioso, durato qualche minuto. Alcuni era un po' che non si vedevano, ed apparentemente avevano molto da dirsi, perché hanno conversato tutto il tempo. Erano da vedere, si alzavano quando avrebbero dovuto rimanere seduti e rimanevano seduti quando gli altri si mettevano in piedi. Non uno che rispondesse… Il prete, distratto ed arrabbiato, ha fatto una predica che anche i parrocchiani più coriacei hanno trovata indigesta. Naturalmente Libicocco ha fatto in modo da far suonare i telefonini, rigorosamente accesi, durante l'elevazione. Qualsiasi santo farebbe fatica a non avere istinti omicidi nei confronti del possessore di un cellulare con wakawaka come suoneria che squilla durante il momento più sacro. E che risponde con voce altrettanto squillante.
Insomma, capisci perché Libicocco era tanto soddisfatto di se stesso? Non solo ha reso banale per un sacco di persone la memoria del sacrificio del Nemico, ma ha causato peccati d'ira, fastidio e disprezzo e orgoglio al fior fiore dei parrocchiani. I migliori han detto "meno male che non sono come quelli là"; figurarsi gli altri. E la cosa più buffa è che lo zio è già nostro gradito ospite, prelevato personalmente.
Capisci? Lui porta gente in chiesa e fa dannare mezza città. L'avessi fatto io, sarebbero usciti tutti frati e suore!

Le nuovissime lettere di Berlicche – LI – Papa vs X
Prendi nota, Malacoda.
Ti allego l'ultima disposizione degli uffici centrali su "Metodologie applicative norme infernali falsità e storpiature titoli occasionali". Ti prego di usarla senza fare voli di fantasia. Un bravo diavolo non deve inventare niente, perché ci sono gli arcidemoni che pensano per lui. Applicare la ragione lascialo agli angeli del Nemico, noi abbiamo già scelto per il meglio.
Ti rammento che essere divorati perché disubbidienti non è qualcosa che accade solo alle anime dei mortali. Ci sono le tue corna in ballo.
Perciò fai esattamente come ti si dice. Devi essere estremamente chiaro con gli uomini di cui sei il diavolo custode. Qui non è questione di tentazione, dove il soggetto a te affidato ha ancora dei margini di libertà. Qui si parla di gente che ha già fatto una scelta a nostro favore, e che devi solo proteggere dai ritorni di luce del Nemico che sta lassù.
Il fatto che mandino avanti giornali – o quelle altre cose che si usano sulla terra oggi – rende quei mortali oltremodo preziosi, perché il valore di ogni cosa dipende da quanto la possiamo usare. Chi è inutile deve essere divorato in fretta: vale per loro come vale per te.
Capisci? Io ti proteggo, tu proteggi loro, e loro proteggono le anime che ancora non possediamo dal troppo pensare (che potrebbe depistarle dai nostri piatti). E' una costruzione che permette a noi di mangiare e al Padre Nostro che sta negli Inferi di continuare a regnare.
Le disposizioni sono chiare. I titoli giornalistici riguardanti il Vicario del Nemico tra gli uomini devono essere rigorosamente del tipo "Il Papa contro [immetti variabile]". Esempio: Il Papa contro i gay. Il Papa contro i preservativi. Il Papa contro Pechino, la dittatura del relativismo, Harry Potter.
I tuoi protetti non si devono lasciare sviare dal fatto che quel tizio abbia parlato non "contro", ma "per" qualcosa. Che addirittura non abbia mai nominato le cose contro le quali noi diciamo sia. Qui un po' di creatività non è solo necessaria, ma doverosa. Se loda la famiglia è ovvio che sia contro gli omosessuali. Se esalta la vita è ovvio che sia contro l'eutanasia. Dobbiamo solo concretizzare quei pensieri inespressi, noi che sappiamo come odio e calcolo siano l'ultima parola sul mondo. E accusano noi di ipocrisia! Noi non facciamo che rendere palese quello che Nostro Padre Infernale ci insegna esserci in ogni cuore.
A noi interessano le anime deboli, che ancora non hanno capito questa verità, che sono in bilico tra quaggiù e lassù. Non possiamo permettere che venga loro voglia di leggere o capire ciò che quel servo del Nemico dice veramente. Perché, bisogna ammetterlo, è molto bravo a tirare l'acqua al suo mulino, con quella manìa della bellezza e della ragione che affascina gli sciocchi. Presentarlo come sempre "contro" dà l'idea del negativo, della chiusura, del rifiuto. Ha un sapore di medioevo e Inquisizione – non quelli veri, ma l'idea che ci piace darne. Come si fa ad essere dalla parte di chi è contro tutto? Neanche qui all'inferno lo siamo: noi siamo assolutamente a favore di noi stessi.
Perciò sempre "Il Papa contro tutti, tutti contro il Papa". Soffiare sul fuoco, ecco la nostra specialità: e di fiamme quaggiù e lassù non ce ne sono mai abbastanza.

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Poichè qui si è per e non contro, vi invito a partecipare alla colletta alimentare di questo sabato.
Le nuovissime lettere di Berlicche – L – Il dono sono Io
Caro Malacoda, nipote mio,
Ero appena tornato qui nella mia bolgia con un carico di nuovi dannati quando mi è giunta la tua lettera.
In essa mi racconti di come tu stia cercando di distogliere il tuo protetto, l’anima che ti è stato chiesto di portare quaggiù, dai progetti di volontariato e beneficenza che coltiva.
Ma che stai facendo??? Allora non ti è penetrato tra le corna nulla di quanto ti ho insegnato.
Ci sono due metodi fondamentali per acquisire un umano ai nostri trastulli. Il primo è fargli trascurare tutto quello che succede nel suo mondo, farlo annegare nell’egoismo introverso. Il risultato è un’anima scipita, senza sapore. Meglio di niente: ma si può fare di più.
Il secondo metodo è invece renderlo un entusiasta del donare, un volontario per ogni causa, un martire dell’attivismo. Capisco che di primo acchito l’idea possa dare il voltastomaco. Può apparire sprecato tutto il tempo passato a suggerire quanto sia utile il disprezzo, a insegnare il danno che ci arriva dagli altri, la necessità di eliminare rapidamente ogni avversario.
E invece no! Quando il donare è il donare sé stessi, se metto quel sé al centro, questo è il vertice dell’egoismo! E’ il credo di noialtri demoni: non essere dipendenti da niente, dare senza ricevere. Noi siamo molto meglio di quegli sciocchi angeli che dipendono in tutto e per tutto dal Nemico. Noi abbiamo tutto quello che ci occorre, e siccome è nostro possiamo anche permetterci di darlo agli altri. Loro aspettano la Grazia dall’alto, noi abbiamo il nostro orgoglio dal basso. Noi abbiamo la forza, l’intelligenza, l’astuzia per fare da soli. E anche l’amore: il nostro amore per qui vermi di uomini è immenso. Infatti vogliamo renderli simili a noi, dovessimo squartarli tutti per riuscirci.
Tu devi essere innamorato dell’anima che hai in custodia, profondamente, la devi volere, desiderare, in modo che quando la possiederai l’ebbrezza del divorarla sia più dolce.
Questo tipo di amore per l’umano è la filantropia, è il volontarismo. Non lasciarsi abbagliare dalle necessità dei soggetti al nostro interessamento, ma essere sempre sicuri che abbiamo i mezzi e le possibilità per dare loro la nostra felicità. La soddisfazione di fare con le nostre mani, noi, proprio noi…ecco cosa devi insegnare. Loro saranno tronfi e soddisfatti, convinti di essere "a posto". Avranno dato secondo i loro piani, il loro progetto, sicuri di essere puri e superiori ai loro beneficiati. Certi che non ci sia la necessità di essere buoni. Il loro orgoglio il nostro orgoglio.
L’anima dell’umano che curi, se riuscirai a convincerla che lei può realmente con le sue forze fare la differenza, autonoma da tutto, sarà un’anima conquistata alla nostra causa. Uno spirito forte e saporito. Quando sarà tra i tuoi artigli, e ti guarderà, e capirà, ti supplicherà di lasciarla andare. E tu le dirai "ma io ti amo", e gustarla sarà dolce e succulento.

Le nuovissime lettere di Berlicche – XLIX – Amor-ali
Caro Malacoda,
nipote mio, è parecchio che non ci sentiamo. Ormai sono disperato sulle tue attitudini come tentatore. Proverò ad usare degli esempi di vita reale per farti capire come dovrebbe comportarsi un autentico demone nel rapportarsi con l’umano che ha in custodia.
Suffurello, tuo compagno di corsi alla scuola infernale, ha in cura una novella sposa. Mi ha riferito di questa telefonata della sua protetta il giorno prima delle nozze ad un amico:
"Mi sposo domani, sono convintissima, lui è quello giusto, lo amo tantissimo. Lo amo così tanto che anche se andassi a letto con qualcun altro non importerebbe, la cosa non toccherebbe il mio amore.
Quindi lo facciamo oggi, domani o dopo?"
Ecco, questo è lo spirito! Eccellente lavoro. E’ riuscito a staccare completamente ciò che la donna crede da ciò che sa; il comportamento dalle ragioni per il comportamento.
Le ha instillato un concetto di amore che prescinde dall’oggetto amato; per cui non trova strano tenere nascosto all’"uomo giusto" la propria infedeltà, prenderlo in giro, e spaccargli il cuore quando inevitabilmente i nodi verranno al pettine.
Vedi bene! Due acquisti con la medesima mossa.
Sai perché ti faccio questo esempio? Perchè il disgraziato dall’altro capo del filo, che si è ben guardato dall’accettare nonostante non sia uno stinco di santo, è in tua custodia! Hai lasciato che gli scrupoli prendessero il sopravvento; che quella coscienza che avresti dovuto stroncare da un pezzo si rifacesse viva, nonostante le indubbie arti e fascino della tentatrice.
Prendi esempio, somaro. E si è anche sposata in chiesa.
Tuo affezionato zio arcidemone Berlicche

Le nuovissime lettere di Berlicche – XLVIII – Cattivi esempi
Malacoda, Caro Nipote
Mi dicono che stai portando avanti la tua carriera di tentatore nella mediocrità assoluta. Non è che ti sei fatto abbindolare dalla nostra stessa propaganda? Sono gli umani che dobbiamo indurre a non farsi domande, a non migliorarsi; noi invece dobbiamo puntare sempre più in basso.
Quando riusciamo a far peccare qualcuno è da stupidi limitare le conseguenze al peccatore. E’ un po’ come sursuggere un’anima senza sfrangarla: si perde il meglio. E il meglio è l’esempio e la disperazione che un peccato può dare ad altri.
Anche i più valorosi difensori del Nemico che sta lassù prima o poi cedono alle nostre lusinghe, almeno una volta. Sappiamo tutti quanto sia difficile accaparrarci definitivamente uno di quei soggetti che hanno la sua speciale protezione. Eppure possiamo sfruttare queste debolezze per vincere le difese di altri.
Quale migliore attacco all’integrità di un figlio che la constatazione della caduta del padre o della madre? Se il predicatore cede sulla stessa materia su cui tanto ha insistito, cosa penseranno coloro che lo hanno ascoltato? E se traevano la loro forza dal suo esempio, cosa ne sarà di loro?
Sai qual è l’obiezione più forte alla Chiesa del Nemico, quella che ci guadagna più cibo per i nostri piatti? Che certuni dei suoi hanno commesso nefandezze. Per quanto rare, vuoi che in duemila anni non ce ne siano a bizzeffe? L’incoerenza degli esseri umani. Come se il male che hanno fatto fosse stato secondo le intenzioni del Nemico e non contro. Come si illudessero che possa bastare chiamarsi con il nome del figlio del Nemico per essere protetti da noi. Vedi come gli umani sono sciocchi? Per loro basta vedere un’idea applicata male per considerare fallata l’idea stessa. Come se buttassero via la loro automobile come inutile perchè hanno visto qualcuno che ha bucato.
Basta un solo frutto marcio per far considerare con disgusto tutto il cesto. Quindi, nipote mio, pubblicizza ognuna di queste cadute e moltiplicherai di un milione di volte il suo valore. E se la caduta non ci dovesse essere stata perchè questo deve fermarci? Non è che la menzogna ci spaventi; anzi, è il nostro pane quotidiano, il nostro nutrimento, il rimedio a quell’odiosa, unica, abominevole verità da cui vogliamo sfuggire.
Tuo affezionato zio Berlicche

Le nuovissime lettere di Berlicche – XLVII – Onod
Caro Malacoda, mio diabolico nipote,
solo due parole veloci perchè come sai questo è un periodo molto impegnativo. Qui al reparto Grandi Tentazioni siamo tutti occupatissimi a impacchettare e consegnare regali. Sono quasi millesettecento anni che stiamo tentando di trasformare il ricordo del più grande fallimento del Nemico, checchè ne dica la propaganda, nella Festa della Luce, in onore del nostro Grandissimo e Potentissimo Capo. Quando vedo il mondo degli umani costellato di quelle lucette fredde e senza scopo mi si scalda il cuore che neanche nella nostra bolgia più incandescente, perchè capisco che siamo quasi arrivati al traguardo.
Anche quel farfallone biancastro di Michele ormai lo deve ammettere. Un colpo da maestro: servirsi della generosità, del dono, per giungere al suo contrario. Quando fare un regalo diventa obbligatorio, quello non è più un dono ma un legame. Il moto libero della volontà, quella che i birillini del Nemico chiamano la Grazia, si trasforma in quella schiavitù che ci piace tanto.
Sai quello che mi fa più godere? E che se ne rendono conto benissimo. Oh, guardali, sentili, nei negozi, nei centri commerciali, mentre borbottano, contano i soldi, pesano con il bilancino la preferenza, i gradi di amicizia e parentela. Digrignano i denti, trascinati dove non vogliono, incapaci di sciogliersi dai lacci in cui essi stessi si sono infilati. Sai perchè? Perchè non hanno più nessuno che li possa assolvere, ab-solvere, slegare da essi.
Non hanno nessuno perchè pensano che la società, la consuetudine, siano più forti di loro; di non avere, in fondo, abbastanza volontà o tenacia per farcela.
Ed è vero, caro nipote mio! Perchè hanno dimenticato il solo che potrebbe dargliela, quella forza. Proprio colui la cui venuta dicono di festeggiare, e non hanno capito niente del perchè sia venuto. E non saremo certo noi a spiegarglielo, vero Malacoda?
Tuo zio Berlicche

Le nuovissime lettere di Berlicche – XLVI – Modelli
Caro Malacoda,
E’ vero, sto trascurando la nostra corrispondenza. D’altra parte il mio nuovo incarico di Arcidiavolo Capo per i mass-media mi riesce difficile trovare il tempo per una insignificante nullità come te. Ti elargisco il mio solito consiglio: se vuoi veramente arrivare a qualcosa, e non venire divorato dalle nuove leve di demoni, devi darti da fare.
Lo so, è sempre più più difficile; il lavoro che sto compiendo, lasciamelo dire, è così buono che l’antico approccio diretto è ormai quasi del tutto obsoleto. Quello che una volta sussurravamo all’orecchio ora è gridato da ogni televisore; incubi e succubi hanno crisi isteriche perchè li si accusa di timidezza; la nostra preda ideale è l’uomo ideale proclamato ovunque.
Una volta gli esseri umani era impegnato a cercare la strada verso la felicità, e spesso quindi finivano nelle grinfie del Nemico che sta lassù. Siamo riusciti a far passare il concetto che invece della felicità deve trovare gratificazione; che è un piccolo passo per un uomo ma un grande passo per tutti i demoni. Perchè la gratificazione la riusciamo a falsificare benissimo.
Una volta riuscivamo a mandare qualcuno sulla cattiva strada, adesso abbiamo dovuto aprire la terza corsia. L’essere umano d’oggi si vuole perdere; perchè non sa chi è e quindi non sa cosa vuol dire ritrovarsi. Non si rende conto che tutte le strade che non portano a destinazione dal Nemico arrivano qui da noi.
Oh, chi non vorrebbe essere il bello tenebroso e maledetto, il ladro geniale, l’assassino di classe con l’uniforme di soldato o agente segreto? Chi ci riflette sopra, probabilmente. Il nostro, il tuo compito è proprio quello, impedire che l’essere umano che ti è affidato pensi se veramente gli piacerebbe essere un omicida psicopatico senza amore o un farfallone con l’intelligenza di un moscerino senza arte nè parte. E se comincia a nutrire qualche dubbio, è facile demonizzare (oh come mi piace) un peccato altrui per tranquillizzare le coscienze. Ne abbiamo così tanti, ce n’è da scialare.
Era facile in fondo: bastava lasciar perdere le modelle e agire sui modelli. La nostra lotta alla fame l’abbiamo vinta, ormai quaggiù abbiamo scorte di anime da bastare per una eternità. E se sono poco gustose, se sanno di poco, poco importa. Per la mensa dei vip, quale io sono, qualche grande peccatore si trova ancora.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

Le nuovissime lettere di Berlicche – XLV – Pentole
No, no, no, Malacoda…ma cosa mi combini?
Denunciare persone e blog che hanno parlato di assassinio in quella bellissima vicenda…ma sei scemo? Hai tutto osso tra le corna?
D’accordo, abbiamo i nostri contatti e i nostri agenti lassù che ci possono dare una bella mano. E quindi possiamo schiacciare alcuni dei servi del Nemico, e possiamo far tirare su ai nostri un po’ di soldi. Ma credi che ne abbiano bisogno? Sai che basta che qui da noi si tiri lo sciacquone e il denaro arriva loro a pioggia. E i servi del Nemico sono peggio degli scarafaggi: si annidano dappertutto, quando ti sembra di averli estirpati rispuntano dalle catacombe. Certo, metterai loro un po’ di paura. Ma ti ricordi cosa è accaduto le altre volte? Ci siamo ripresi i più deboli, quelli che erano già mezzi nostri. Ma gli altri sono diventati più forti, perchè li abbiamo obbligati a prendere coscienza del perchè stavano agendo, e ciò ha indotto gli indecisi a guardarli. Mai far guardare alla realtà gli umani! La paura è l’arma dei nostri agenti; l’idea del dolore, che è molto più terrorizzante del dolore stesso. Minacciare, intimidire: ma guai a passare ai fatti. La menzogna è la nostra forza, la forza è la nostra menzogna.
I nostri pubblicitari hanno impostato questa campagna di dannazione tutto sul concetto di libertà. Sai quanto amiamo ripetere: la propria libertà finisce dove inizia quella dell’altro.
Con la tua azione ci farai apparire per quanto siamo: contro ogni libertà che possa fermare la nostra. E farai un sacco di pubblicità a quelli che vorremmo silenziare.
Avevi fatto un buon lavoro: non rovinare tutto per troppo zelo. Li impariamo a fare o no, questi coperchi?
Tuo zio Berlicche

Le nuovissime lettere di Berlicche – XLIV – Pasticci e capricci
Caro Malacoda,
Lungi da te pensare che il Nemico abbia progettato l’uomo in maniera perfetta. Il vecchio deve avere avuto seri problemi in fase di design, e quello che è venuto fuori ha tanti di quei difetti di fabbricazione che dovrebbe essere restituito in garanzia. Per nostra fortuna: perchè noi demoni possiamo sfruttare questo pasticcio a nostro comodo.
Tanto per dirne una, gli esseri umani sono incapaci di adattarsi al posto in cui si trovano.
Vogliono che l’ambiente si conformi a loro invece del contrario. Cambiare loro stessi, il loro modo di vedere o di essere, lo considerano affare dispendioso: ed è precisamente questo il punto in cui un bravo tentatore può fare leva.
Si tratta di beatificare il capriccio chiamandolo diritto. E convincere l’umano in tua custodia a strillare a più non posso per farvici adeguare gli altri.
Fai parte di un club che non accetta gli sposati, e ti sei invaghito di una ragazza? No, non devi lasciare il club, o la ragazza: protesta, indìgnati, rumoreggia contro quest’arcaica istituzione. Il matrimonio non fa per te, ma i suoi vantaggi sì? Non salire all’altare, scendi in piazza perchè te li diano. Se hai freddo non metterti una maglia, alza il riscaldamento. Se poi ti viene caldo, apri la finestra: e pazienza se gli altri gelano e la stufa brucia.
Pensa, ci hanno addirittura costruito sopra una filosofia: piuttosto di dare ragione agli altri sono disposti a sostenere che nessuno può avere ragione perchè la verità non esiste. Il capriccio elevato a sistema.
Ovviamente, il Nemico sostiene che non si tratta di un difetto, ma di una caratteristica intenzionale. E che il senso di quell’altra corbelleria chiamata libero arbitrio dovrebbe proprio servire a compensare quello che invece appare come una vera e propria magagna strutturale. Se fosse vero non si capirebbe allora perchè si affannano con mortificazioni, digiuni, penitenze e quant’altro a cercare di eliminarlo, quando basterebbe una bella campagna di richiamo – preventivata ma continuamente rimandata, come sai.
Comunque sia, questo difetto è ciò che ci permette di mangiare con tanta abbondanza. E ci provino, quando sono qui sotto, a fare i capricci. Oh, ci provino.
Tuo zio Berlicche

Le nuovissime lettere di Berlicche – XLIII – Fatti foste come prede
Un trionfo, caro Malacoda, nipote mio.
Anche se sei stato coinvolto solo marginalmente, spero avrai apprezzato la professionalità degli interventi di questi giorni, l’altissimo livello di demoni e agenti impegnati. Ci sono state, è vero, sbavature minori; ma nel complesso è stata un’operazione di successo.
Come ti ripeto sempre a noi, quali buoni diavoli, interessa solo marginalmente far soffrire gli umani. Certo, potendo, non diciamo di no: angoscia e disperazione sono un nettare inebriante. Ma questo è un obbiettivo secondario, come per un buongustaio umano la spruzzata di parmigiano sui maccheroni. Ci interessa soprattutto che le anime si voltino a noi; meglio, che si allontanino il più possibile dal Nemico e dalle sue lusinghe.
I punti deboli del Nemico li conosciamo. Ha una passione per gli esseri inutili, deboli, indifesi; li protegge, li sorregge, e questo non può che repellere ad ogni diavolo che si rispetti. Noi veneriamo la forza, e il nostro Padre che sta laggiù è il più potente di tutti. Quale altro scopo ci può essere nella vita se non divorare l’indifeso? E quale vittoria più grande del convincere l’indifeso stesso a togliersi dalla protezione del Nemico e venirsi a buttare tra le nostre amorevoli fauci?
In fondo anche gli umani pensano così, perchè è il modo in cui va l’Universo. Quindi ci è facile suggerire ai nostri protetti rabbia per le decisione inconsulte del Nemico. Tenere in vita il misero e il sofferente. Affermare che anche la più piccola vita ha valore. Quale ipocrisia! La vita è fatta per essere divorata. E quindi insinuare il dubbio: non è vero che se tu fossi onnipotente li faresti sparire, questi vermi? Per il loro stesso bene: in fondo, che valore hanno così? E quindi amare è possedere e pietà distruggere quanto non vale la pena che sia posseduto. Se li convinci, soffiando opportunamente sulla coerenza, potrai addirittura ottenere che siano loro stessi ad invocare il nulla nel caso perdessero la loro forza.
Vedi bene: le stesse parole del Nemico, cambiate di segno, invece che allontanare le nostre prede da noi ce le conducono direttamente in bocca.
Il fatto stesso che un uomo accetti di perdere tutto quello che ha per buttarsi in quello che crede il nulla dimostra quanto inferiori siano quelle creature, nostre prede naturali. In effetti, niente è più esilarante del vederle quando si rendono conto che il tuffo non finisce dentro il niente, ma tra i nostri denti.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

Le nuovissime lettere di Berlicche – XLII – Attaccati al tram
Malacoda, IDIOTA!!!!
Anni di lavoro paziente, di fatica pesante, costante. Anni, anzi secoli in cui tutta la nostra gente, la nostra stirpe infernale ha cercato di fare dimenticare il nome del Nemico, di consegnarlo all’indifferenza, al menefreghismo. Di eliminare ogni riferimento a lui da ogni dove, dalle azioni quotidiane, dai libri, dagli spettacoli; fare in maniera che sia dimenticato, le tradizioni trasformate in riti senza senso e quindi abbandonate, ogni espressione bilanciata perchè sia accuratamente neutra e quindi neutralizzata.
E poi tu spunti fuori con questa idea. Pubblicità sugli autobus. "La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno".
Per quanto uno sia distratto, cosa fa? Ci pensa! Ci pensa, razza di verme cornuto e rammollito. Pensa al Nemico, e pensa al suo bisogno, sia che sia d’accordo sia che non lo sia! E noi non vogliamo che ci pensi, perchè l’ultima cosa che vogliamo è che impari dall’esperienza. E si accorga di avere un bisogno.
Idiota.
tuo zio Berlicche
Le nuovissime lettere di Berlicche – XLI – Piccolo non conta
Malacoda,
una dei guai dei demoni della tua generazione è credere che per guadagnar un’anima alla nostra causa debba essere per forza necessario convincerla a rigettare totalmente la parte del Nemico che sta lassù. E’ un errore comune tra voi diavoli giovani ed inesperti, senza pazienza.
Invece non è così.
A mangiare un boccone troppo grosso ci si strozza; è procedendo a piccoli passi, un morsettino per volta che si può arrivare a completare il pranzo. Prova a convincere l’umano in tua custodia che un po’ di male, giusto un pochetto, non nuoce a nessuno, anzi, è necessario per gustare l’esistenza. Che certamente, occorre dire la verità; ma una bugia di tanto in tanto, specie se detta a fin di bene non è una tragedia, quando mai. E cosa sarebbe la vita senza una piccola trasgressione, un piccolo peccatuccio ogni tanto? Se non ci si piglia la proprie libertà adesso che si è giovani, o di mezz’età, o vecchi, quand’è che ce le si deve prendere?
Lascia fare, Malacoda. Vedrai se le piccole innocenti bugie non diventeranno presto un metodico mentire e ingannare per poter mantener se stesse. Le infime trasgressioni cresceranno in vizi ed evolveranno in depravazioni; e le libertà che ci si prende non verranno restituite, saranno usate tutte finchè non resterà che la schiavitù a noi, i veri padroni del mondo. Infedeli nel poco, come potranno sfuggirci nel molto?
E’ nell’amore al particolare che si capisce la fedeltà al tutto. E’ precisamente quel respiro universale che noi dobbiamo soffocare. Il Nemico prova vanto nel fare meravigliose e perfette anche le cose più minuscole, anche dove nessuno le può vedere. Quele migliore modo di allontanare le sue creature da lui che persuaderle che piccolo non conta?
Tuo zio Berlicche

Le nuovissime lettere di Berlicche – XXXX – Demonizziamo Internet
Caro Malacoda, diavolaccio di un nipote mio,
vorrei che tu studiassi bene le disposizioni che la Commissione Inferna sui Nuovi Mezzi di Scomunica di Massa periodicamente ti invia. Internet è un luogo pericoloso, si incontra di tutto, dal sito vaticano a quelli di SamizdatOnLine. Per fortuna il nostro firewall è molto valido, ma andare a curiosare agli indirizzi dei servi del Nemico è accettabile solo per farci su il troll, capito bene?
Per quanto riguarda l’umano in tua custodia, al di là del tradizionale lavoro sui siti perversi, disinformativi, satirici, diabofili e teofobi, sono molto interessanti approcci più subdoli, più in tema con quello che ci si attende da un bravo diavolo.
Ad esempio, pensa ai mondi virtuali, altre vite e seconde esistenze. Stai incoraggiando il tuo protetto a servirsene? No? E’ un grave errore. Dalle tue lettere vedo che l’umano che ti è stato affidato è in quella fase in cui cerca di socializzare per evadere dalla quotidianità, e tu cerchi di impedirglielo, con la pigrizia o il disfattismo. Ma questi universi fittizi sono l’ideale per togliergli la brama di cercare gli altri mantenendolo comunque solo. Là tutti hanno un’immagine, una maschera che si fabbricano; cosa di meglio per addestrare a mentire a se stessi e agli altri? Se si abituerà ad avere identità fasulle sarà molto più probabile che le mantenga anche nel mondo reale. Per non parlare del fatto che il peccato, se fatto con piena avvertenza e deliberato consenso, non ha necessità di avere un corpo solido per sporcare l’anima. Un tradimento virtuale vale quanto uno reale; in entrambi si sceglie il male, la nostra parte, ed è questo che conta.
Alla stessa stregua anche queste reti di amici e conoscenti se usate bene sono un mezzo valido ed efficace per i nostri fini. Intanto insegnano a svalutare la parola amico, e il tuo protetto imparerà ad utilizzarla anche per uno che non hai mai incontrato in vita sua e di cui non gliene importa un fico secco; e poi fanno in modo che il conoscere la gente si riduca ad un contatto superficiale, il toccarsi di tante solitudini. Se starai attento che in questi scambi non venga mai messo a tema il destino del tuo protetto o del suo interlocutore, sarà uno strumento potentissimo per fare perdere all’umano che stai seguendo il senso della realtà, della fisicità, per isolarlo in un deserto di chiacchere e di apparenza, un libro pieno di facce senza corpo e sostanza da sfogliare senza impararne niente.
Quello che più devi temere per l’umano che ti è stato affidato è il suo incontro con qualcuno di vivo, che lo affascini, che possa essere per lui un’autorità da seguire e obbedire. Finchè si concepirà da solo anche se circondato da milioni di ombre elettroniche, dio del suo microuniverso, per noi alla fine del suo tempo lui sarà un pasto sicuro.
Il nostro compito è chiaro: demonizzare internet. E quando internet sarà tutta in mano a noi demoni e ai nostri protetti potremo anche spegnere il mondo.
Tuo zio Berlicche






