Ehm, Caino?
Ieri domandavo: se sapessimo per certo dell’esistenza di un Creatore, di Leggi, di uno scopo, ci comporteremmo in modo diverso?
La risposta è “no”.
C’è la dimostrazione pratica, reale, verificabile.
Perché, da qualche anno, noi abbiamo dei mondi di cui si conosce bene lo scopo, il Creatore, le regole. Mondi popolati da decine, centinaia di migliaia di persone.
Questi mondi sono i MMORPG, ovvero i Massive(ly) Multiplayer Online Role-Playing Game, “giochi di ruolo multigiocatore online di massa“.
Il mondo di cui parliamo può essere la Terra di Mezzo o una galassia nel mezzo di una guerra aliena. Il giocatore si cala nei panni di un personaggio e “vive” in quell’universo di fantasia le sue avventure, collegato in rete ed interagendo con altri da tutto il pianeta.
E’ assolutamente certo chi sia il creatore del mondo in cui il nostro personaggio “vive”. Sono assolutamente chiare le regole e le leggi che reggono la sua esistenza. Quale sia lo scopo del gioco lo si sa con sicurezza. Eppure…
…eppure fin dal primo momento ci si è accorti che questi mondi condivisi non erano dei posti idilliaci dove ci si poteva dedicare in pace al proprio hobby, vivere una avventura senza pensieri, stare al sicuro dal male e dalla rapacità della vita reale.
Fin dall’inizio i giocatori hanno cominciato a sfidarsi tra di loro. A colpi di spada e di magia nei mondi fantasy, di laser e fulminatori in quelli fantascientifici…tu mi sei antipatico, io ti faccio fuori. E raccolgo dal tuo “corpo” morto tutto il gruzzolo che hai radunato nel frattempo.
In breve alcuni giocatori più esperti hanno cominciato ad eliminare metodicamente i novellini, e a spartirsi le loro spoglie. Eventualmente rivendendole. A tendere agguati a chi dava loro fastidio. Alcuni MMORPG sono praticamente falliti perché più nessun nuovo giocatore riusciva ad entrarvi senza essere ucciso e derubato.
Si sono create vere e proprie bande con i giocatori più potenti a capo. Bande in guerra tra loro.
Denaro e potere, altro che divertimento e allegria.
Presto ogni gioco di questo tipo ha dovuto dotarsi di regole per limitare le uccisioni a luoghi oppure occasioni ben delimitate, oppure renderle del tutto virtuali, codificate come una sfida nell’arena e non definitive.
Ma neanche questo è bastato.
Prendiamo il “Massacro di Falador“. Il gioco si chiama Runequest. Lì le sfide tra personaggi sono limitate a duelli non letali in arene protette. Un giocatore dà un party per festeggiare una capacità appena ottenuta, e intervengono così in tanti che il server sul quale è ospitato il gioco è costretto a “rimandare a casa” parte degli invitati perché non riesce a stare dietro a tutti.
Coloro che stavano combattendo nelle arene virtuali però si accorgono che, sebbene ormai al di fuori dell’ambiente di combattimento, riescono ancora ad attaccare e “uccidere” altri giocatori senza che questi possano reagire.
E’ un errore nel programma. Ci sono regole che vietano di approfittare di simili problemi, per il bene di tutti.
Si scatena il massacro. C’è chi ammazza per divertimento centinaia di “bot” di basso livello, tanto per fare. Chi metodicamente insegue, uccide e deruba giocatori di alto livello, sottraendo loro rari e costosi oggetti. Chi si abbandona a vendette personali.
Alla fine i supervisori intervengono, alcuni di quelli che hanno sfruttato l’opportunità sono banditi per sempre, ma oggetti e “personaggi” persi resteranno tali.
Quindi, dicevamo: com’è la vera natura dell’uomo?
Pubblicato il 14 febbraio 2012 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 36 commenti.


Insomma, la prova provata che Rousseau aveva torto marcio. Ma già si sapeva: chiamasi peccato originale.
E’ una delle cose più raccapriccianti che abbia mai sentito. Non scherzo.
Effettivamente qualsiasi educatore degno di tale nome sa che nel gioco ci si toglie un pò la maschera rivelandosi per quello che si è…
Nel MMOPRG effettivamente cosa è successo? Alcuni hanno approfittato della libertà offerta dal gioco per fare quello che nella realtà deploreremmo… Decretando peraltro così la fine dei loro regni di oppressione!
Pensate se Dio ci fulminasse ogni volta che pensiamo di far male a qualcuno… Dai! Non ditemi che non avete mai augurato del male al motociclista che vi taglia la strada o al cafone che vi riga la macchina e scappa senza lasciare tracce!
In effetti io mi aspettavo una dimostrazione sul modo in cui siamo al volante (anche l’auto fa cadere molte maschere secondo me!).
Complimenti x l’esempio! Sei molto arguto!
la natura dell’uomo è corrotta fin dal concepimento e incapace di risanarsi da sola.*
cfr. s. Paolo:
“Come mai vedo in me questa divisione: che non faccio il bene che voglio, bensì il male che non voglio ?”
Essa ha bisogno di un Medico inattccabile da ogni male, proprio come Quello che ha toccato il lebbroso senza paura, essendo l’Unico NON-corruttibile da qualsiasi male e invincibile dalla morte stessa, e capace grado di dare vita e salute a tutti e tutto: la Vilta stessa in Persona.
*infatti i latini dicevano :
Medice, cura te ipsum.
(vale sia nel male fisico che in quello morale)
pardon per il terribile refuso:
era: “la VITA stessa in persona ecc….”
(ovviamente !… ahimè, noto che questa stimata piattaforma-blog offre solo caratteri in grigio, con pericolose conseguenze per chi ha la vista un po’ difettosa….)
Ehehe. Che esempio bellissimo, quello dei giochi di ruolo :-D
(E, da ex-giocatrice di giochi di ruolo, posso dire: ma quant’è vero??).
Io rilancio con un altro esempio “di vita vissuta” riguardo ai GdR; non è proprio legato a quello che dicevi tu, era più che altro una questione ongame di coerenza interna; ma comunque…
Dunque: c’era questa comunità fantasy in cui si verificava, almeno all’inizio, una FORTE presenza della divinità. Faceva miracoli a raffica, si esprimeva attraverso i profeti, sistematicamente appariva stile Madonna di Lourdes a dare il suo messaggio e a consolare gli afflitti, e così via dicendo. Praticamente tutti i pg avevano avuto occasione di sperimentare in qualche modo la sua esistenza, di ascoltare i suoi insegnamenti, e anche di capire che se continui a opporti alla divinità, beh, cavoli tuoi, perché quella esiste veramente, mica se la sono inventata i sacerdoti del tempio, oh.
Eppure, nella comunità virtuale, continuava a esserci gente che compiva azioni malvagie come quelle che dicevi tu nel post, cosa che però nel nostro caso poneva anche un problema di coerenza interna, a livello puramente ongame. Nel senso: ma se vivi in un mondo in cui dio si manifesta al prossimo ogni due per tre, com’è possibile che una alta percentuale di popolazione si dedichi allegramente a ogni tipo di nefandezza? Non dovrebbe esserci una situazione un po’ più… edenica?
E pensa che ti ripensa, gli inventori del gioco a un certo punto hanno deciso di far entrare in scena anche un dio cattivo, opposto alla divinità benevola: periodicamente questo qua appariva, ti diceva che era lui ad aver ragione, che tu eri nato per servive lui, mica quell’altro, e così via dicendo. Ciò almeno giustificava il comportamento di tutti i “cattivi” della comunità, ongame.
In pratica gli inventori del gioco avevano dovuto prendere il Male e scaraventarlo di peso nel mondo, perché, in assenza di male e con la sola presenza di un dio onnipotente infinitamente buono coi suoi figli, non c’erano altre giustificazioni per il comportamento dei personaggi.
Anche questo fa riflettere, io trovo :-)
Poi mi dirai i particolari, Lucyette! Mi hai incuriosito!
Mi viene in mente la frase di Terry Pratchett sul Mondo del Disco:
“Va tutto molto bene sulla pura logica e come l’universo sia regolato dalla logica e dall’armonia dei numeri, ma la nuda verità delle cose era che il Disco stava traversando lo spazio sul dorso di una tartaruga gigante e che gli dèi avevano l’abitudine di radunarsi intorno alle case degli atei e rompere le loro finestre” (da “Il colore della magia”)
“It was all very well going on about pure logic and how the universe was ruled by logic and the harmony of numbers, but the plain fact of the matter was that the disc was manifestly traversing space on the back of a giant turtle and the gods had a habit of going round to atheists’ houses and smashing their windows.”
Vero, quasi tutti gli MMORPG sono diventati una corsa al denaro. I più forti sono anche i più ricchi.
Su Runes of Magic il PvP (Player versus Player, combattimento tra giocatori) era strutturato in modo che se venivi ucciso il tuo avversario poteva prenderti due oggetti; infatti era pieno di giocatori che tendevano veri e propri agguati per rubarti mezzo equipaggiamento e rivendertelo a caro prezzo.
Poi hanno cambiato: ora non tutti perdono oggetti una volta uccisi, ma solo se hanno una reputazione diversa da Neutrale. Risultato: dato che non si poteva più rubare, il PvP è quasi sparito!
Non capisco bene il tuo esempio, in realtà.
Io lo interpreterei in maniera molto diversa. In un MMORPGcoso esiste un “dio” che stabilisce le regole. Se giocassi ai giochi di ruolo virtuale, io sarei il primo a disprezzarle. Cosa mi impedisce di ammazzare il prossimo? E se il mio personaggio fosse cattivo? Perchè il mio personaggio sarebbe sicuramente cattivo, è da quando ho cinque anni che tifo per i cattivi dei cartoni animati, figuriamoci se perdo ore della mia vita a mandare in giro un cavaliere dall’armatura scintillante.
Perchè nella vita si è buoni? Perchè conviene (non ti mettono in galera, hai la collaborazione del prossimo, ecc. ecc.); perchè ci si sente in colpa quando si fa il male; perchè si hanno convinzioni religiose che ti impongono di non fare il male.
Se sono in un gioco di ruolo online, al massimo ho le convinzioni religiose del mio personaggio, non mi sento particolarmente in colpa ad ammazzare la gente (non più di quanto mi senta in colpa a investire le vecchiette giocando a GTA); rimane il fatto della convenienza.
Se la gente si comporta in un certo modo, evidentemente le regole sono fatte male perchè i disincentivi ad ammazzare il prossimo gratuitamente non funzionano.
Mutatis mutandis, è come se domattina apparisse Dio e desse le regole: chi mangia maiale/festeggia il suo compleanno/non digiuna il venerdì andrà all’inferno. Io risponderei: guarda, so che sei Dio e probabilmente ne capisci più di me, ma sei proprio sicuro sicuro?
Quente, il gioco ti dice: “Questo mondo è stato creato per (poniamo) far combattere cavalieri Jedi e Sith. Lo scopo è far triondare la Repubblica o l’Impero.”
Tu dici “OK”, impersoni un JEdi che sono più fighi e poi cominci a far fuori metodicamente gli altri giocatori, chiunque essi siano.
Il moderatore ti dice “Ehi, guarda che qui si gioca a Star Wars”
Tu dici “Chissenefrega”, e fai fuori il moderatore.
In breve più nessuno si iscrive al gioco perché si viene fatti fuori dopo due minuti.
Senza soldi, il gioco viene chiuso, fine del mondo.
Tutti quelli che volevano giocare a Star Wars non hanno potuto farlo, perché tu ti sei pensato più grande delle regole. E alla fine hai perso anche tu, soprattutto tu. Nel reboot del gioco sarai bandito.
Lo scopo delle regole, se le regole sono scritte da uno bravo, è fare sì che tu e gli altri siate felici. Ogni regola ha un motivo di essere, e occorre scoprirlo per capirla veramente.
Se però uno se ne frega, e pensa solo a romperla…addio gioco.
Il nostro universo è “scritto” da uno veramente tosto.
Io ho una teoria sui giochi. Quando si è bambini i giochi sono divertenti a prescindere, poi le cose cambiano. Prendi ad esempio nascondino (che secondo me è uno dei giochi più belli in assoluto)… immagina a farlo da adulti, in un campionato organizzato ecc. ecc.: chi ha la tana non si allontenerebbe mai, chi è nascosto non uscirebbe mai dal nascondiglio, ecc. ecc.
Bisognerebbe affinare le regole: tempo limitato per ogni partita, dividere il campo di gioco in sezioni, e non so cos’altro.
Per questo dico che le regole devono essere scritte meglio.
Però la tua risposta mi ha fatto capire il tuo esempio. In sostanza, anche se le regole fossero ben congegnate per incentivare il divertimento per tutti (uno è spinto a un atteggiamento cooperativo, a fare missioni, ecc. ecc.) ci sarà sempre qualcuno che si diverte ad ammazzare i noobs (ho azzeccato il gergo?).
Nella mia risposta all’altro post dicevo che, tra chi commetterebbe il male anche se avesse l’evidenza dell’ordine divino e delle conseguenze delle sue azioni, ci sarebbero probabilmente personalità patologiche. Questo si applica al tuo esempio; però ti faccio osservare che gli antisociali nella realtà sono pochi, nel mondo virtuale sono molti di più (penso che tutti abbiano ipotizzato che i peggiori troll che hanno conosciuto su internet nella loro vita quotidiana subiscono mitemente le peggiori angherie).
#Cachorro Quente
Gesù è stato ammazzato proprio perchè se ne fregava delle regole “chi mangia maiale/festeggia il suo compleanno/non digiuna il venerdì andrà all’inferno”
“l’Uomo è padrone del sabato”
“Non è quello che mangiate a rendervi impuri ma cio che esce dal vostro cuore…”
e via così.
Io ho giocato ad un gioco fantasy (dal vero) una volta sola, da universitaria. Si doveva arrivare ad una cornice con una certa scorta di oggetti, tutti contro tutti. Io evitavo i combattimenti contro quelli messi male, e attaccavo chi stava vincendo solo finchè stava vincendo. Quando un giocatore era nei guai usavo la mia mossa per cedergli qualche vantaggio o attaccavo chi poteva finirlo. Risultato: i miei amici hanno fatto notare che in questo modo la partita NON FINIVA MAI e loro volevano andare a dormire! E non mi hanno più fatto giocare.
Vedi cosa vuo dire la vocazione?
Interessante, Quente. In realtà probabilmente quello che cambia è la percezione delle regole.
Come al solito volevo risponderti e mi è venuto un post. Lo pubblico più tardi, scusa l’”interruzione”.
Sulla seconda parte invece non sono d’accordo. Tutti noi facciamo il male, perché siamo convinti che non saremo “beccati”, che potremmo cavarcela. Non è affatto patologico, è la “normalità”. La banalità del male, si potrebbe dire. Nel “Falador massacre” la stragrande maggioranza dei “cattivi” erano utenti normalizzimi che si sono trovati all’improvviso con un potere inatteso.
“Sì! Ho mangiato il frutto e sono come Dio, Ahah! Guai a voi, bastardi!”
Non so chi siano i peggiori troll – e qui ne ho visto un campionario abbastanza vasto – nella realtà, ma non credo proprio che si differenzierebbero molto da qualsiasi altra persona.
Se non c’è qualcuno che ci fa capire la convenienza di seguire una regola, allora perché rispettarla? Se non ho una regola oggettiva, perché la tua dovrebbe essere migliore della mia?
a berli’, pe’ una volta fori dai denti: come fa una regola a diventare oggettiva?
Una regola non diventa oggettiva, o lo è o non lo è.
Se non ho risposto, spiegati meglio.
mi spiego meglio: chi attacca la pecetta “oggettiva” sulla regola?
Déjà-vu.
Intanto sarebbe utile, Orsopio, capire a quali regole, in particolare, tu ti riferisca, e in quale contesto. Matematiche, morali, etiche, scientifiche…?
Se per esempio dico “il cuore dell’uomo è fatto per l’infinito” questa la conti come regola o come constatazione?
Capisci che la materia è molto vasta, mi piacerebbe delimitarla un po’ meglio prima di rispondere – anche perché altrove si è andati avanti parecchio a discutere.
In linea di massima, comunque, ti posso dire che ad attaccare la “pecetta” è la ragione.
la ragione* di chi?
(“il cuore dell’uomo è fatto per l’infinito” la conto come slogan pubblicitario. aria fritta, insomma. non constatazione, e tantomeno, giammai, regola…)
*guarda che, se vuoi scrivere la Ragione, puoi farlo, nessuno si offende. oltretutto, sei a casa tua :)
me so’ scappati due buoi: le prime due virgole della nota nel commento precedente. mi scuso. non posso nemmeno prendermela col verme disicio… vecchiaia?
No, Orsopio, scrivo “ragione” con la minuscola perché la ragione la uso, non l’adoro.
L’uomo è per definizione il livello della natura che usa la ragione.
La ragione è confrontare il “cuore” – vale a dire quell’insieme di evidenze originali che costituiscono l’essere umano – con l’esperienza, la totalità dei fattori del mondo che ci circonda. Irragionevole è quando si lasciano fuori, volontariamente o involontariamente, alcuni di questi fattori.
Che il cuore dell’uomo sia fatto per l’infinito non è certamente uno slogan: infatti se guardi all’esperienza (com’è fatto il tuo cuore, quello di chi conosci) vedi bene che non ci si accontenta mai. C’è qualcosa che ci possa bastare? C’è qualcosa di finito che ci possa bastare? Quindi la tua frase “aria fritta” è irragionevole, perché prescinde da questa esperienza.
Altrettanto irragionevole è che tu, alla mia richiesta di precisazioni sulla tua stessa domanda, non risponda…
“C’è qualcosa che ci possa bastare? C’è qualcosa di finito che ci possa bastare? ”
a me si. ma io non mi arrogo la pecetta di “oggettivo”. mi rendo conto che possa darsi il caso di un berlicche affamato di infinito. solo, preferirei che non estendesse la sua fame a tutti, d’autorità.
“Quindi la tua frase “aria fritta” è irragionevole, perché prescinde da questa esperienza.”
e prescinde si, berli’… è una esperienza aliena e (ehm) soggettiva, anche volendo ammetterla. e restiamo nel campo dell’aria fritta.
“Altrettanto irragionevole è che tu, alla mia richiesta di precisazioni sulla tua stessa domanda, non risponda…”
…e si che mi sembrava di essermi espresso in termini semplici…
riepilogo:
domanda: come fa una regola a diventare oggettiva?
risposta: Una regola non diventa oggettiva, o lo è o non lo è.
Se non ho risposto, spiegati meglio.
mi spiego meglio (precisazione): mi spiego meglio: chi attacca la pecetta “oggettiva” sulla regola?
risposta: la ragione*
domanda: la ragione di chi?
risposta: il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce, o qualcosa del genere. aria fritta, insomma.
*vabbe’, “fori dai denti” t’è espressione ignota, forse dovevo prova’ co’ “papale papale”…? proprio nun t’aregge la pompa; lo dico io pe’ te: la “ragione” (la fame di infinito, vera o affettata) di berlicche e dei suoi superiori.
Sono curioso, Orsopio: cos’è che ti può bastare? Che, una volta ottenuto, tu possa dire: “basta, il resto non ha più senso, non c’è più niente che io debba cercare”?
La ragione dell’uomo, Orsopio. Secondo la definizione che ti ho dato poc’anzi. Prova a rileggere meglio ciò che ho scritto, senza cercare di cambiarlo o sminuirlo ma…capirlo. Che, se non capisci e non ci provi, che vieni da me a dire?
“Sono curioso, Orsopio: cos’è che ti può bastare? Che, una volta ottenuto, tu possa dire: “basta, il resto non ha più senso, non c’è più niente che io debba cercare”?”
la libertà dal bisogno mi farebbe simile a un dio. vabbe’, a un dio pro tempore. tutto il resto ce l’ho già. :)
“La ragione dell’uomo, Orsopio.”
io e te berli’ c’avemo raggioni diverse.
allora, o uno de noi due nun è un omo (e già immaggino chi, seconno te) oppure “la ragione dell’uomo” nun esiste.
tertium, anyone?
Ma, Orsopio, la “libertà dal bisogno” non è qualcosa di ottenibile. Se sei libero dal bisogno di amore, giustizia, bellezza…acqua, cibo, aria non sei più un uomo. Probabilmente sei un cadavere. Basterebbero i primi tre.
Davvero il tuo dio è uno che è indifferente ad amore, bellezza, giustizia, come sottintendi? Brrr, che dio triste ti trovi.
Vedi bene quindi che la tua risposta è una non-risposta. E’ non tenere conto della realtà – irragionevole, appunto.
Tu dici che abbiamo ragioni diverse: va bene, dimmi la tua ragione cos’è, qual è, e cerchiamo di capire se la tua affermazione sta in piedi. Ovvero se sia irragionevole anch’essa…
“Ma, Orsopio, la “libertà dal bisogno” non è qualcosa di ottenibile.”
per questo il mondo è fatto male, imho :)
io ho smesso di illudermi intorno ai 12, tanti auguri a te e ai tuoi :)
Quindi, ricapitolando, Orsopio: il mondo non va secondo quanto ti illudi, e quindi è fatto male; io ti faccio notare che realisticamente è così, e sono io l’illuso?
Il fatto che tu abbia lasciato cadere le domande che ti ho fatto, che sta a significare, invece?
scusa, quale sarebbe/ro la/le domanda/e inevasa/e?
Orsopio:
“dimmi la tua ragione cos’è, qual è”
“Cosa ti può bastare” la consideri risposta così?
“Intanto sarebbe utile, Orsopio, capire a quali regole, in particolare, tu ti riferisca, e in quale contesto. Matematiche, morali, etiche, scientifiche…?”
Queste intendevo.
Caro Berlicche,
NON sarò breve, almeno per i miei standard di frondista di questo blog e, in generale, di infestatore di blog altrui.
la mia netiquette personale (la legge morale dentro di me, eheheh) prevede infatti che i commenti siano commenti, e non articoli; in ogni caso mai più verbosi dei post a cui si accodano; e che si accodino ai post. come hai rilevato anche tu in altra occasione, se volessi far rifulgere la MIA magniloquenza la procedura corretta sarebbe aprire un MIO blog (e poi promuoverlo, e qui casca l’asino). che tutti splendano, ma ognuno del suo, e a casa sua.*
tutto ciò premesso, veniamo alle “domande inevase”:
“dimmi la tua ragione cos’è, qual’è”
ah berlicche… se io sapessi cos’è la ragione farei il guru, andrei in giro in rolls royce e mi tromberei le giovani postulanti. posso accettare – a grandi linee – la tua definizione
“La ragione è confrontare il “cuore” – vale a dire quell’insieme di evidenze originali che costituiscono l’essere umano – con l’esperienza”
ma com’è noto il diavolo si annida nei dettagli, e
“Irragionevole è quando si lasciano fuori, volontariamente o involontariamente, alcuni di questi fattori.”
è fuffa: quali sarebbero questi fattori? la teiera? la vedova di naim? la sodomia fra adulti consenzienti? i chakra? le punizioni di seconda in area? la sindone? la benzina senza piombo? l’ancia di plastica? io non lo so, e tu invece si, perchè “sei salito sulle spalle dei giganti” o almeno è quello che pensi tu.
” “Cosa ti può bastare” la consideri risposta così? ”
si berli’. la libertà dal bisogno. sei padrone di dire che la risposta non ti soddisfa e/o piace, ma se dici che non è una risposta sei un… (adesso non passiamo alla reductio ad hominem: hai torto, SECONDO ME.)
“Intanto sarebbe utile, Orsopio, capire a quali regole, in particolare, tu ti riferisca, e in quale contesto. Matematiche, morali, etiche, scientifiche…?”
berlicche berlicche, sei il solito adorabile anguillone! ma con me** – ormai dovresti esserci rassegnato – non funziona.
rileggi il primo paragrafo di questo commento, per favore…?
TU hai scritto il post.
TU hai lanciato il tema delle regole.
TU hai parlato delle regole dei giuochi di ruolo.
TU hai poeticamente – e arbitrariamente – esteso il campo dei giuochi di ruolo alla realtà intera.
TU hai introdotto il TEMERARIO concetto di “regola oggettiva”***, e poi non lo hai difeso.
e ora chiedi A ME a quali regole IO mi riferisca? alle tue, berli’. quelle del giuoco di ruolo. a me me pare pletorico ribadillo, ma se vede che a te invece no.
risposto?
————–
berli’, mo te mollo davero. me so’ trovato degli impegni nel mondo reale che spero**** più gratificanti, e sto a perde’ un sacco de tempo, qua.
stai a fa’ un gran lavoro de promozzione, e – certo che anche nell’aldiquà nun te manchino i riconoscimenti – te auguro che il tuo dio esista, e che te ricompenzi anche nell’artra vita. sarebbe beffardo altrimenti, o no?
in ogni caso te do atto che sei divertente, grazzie.
passerò a salutare, ogni tanto.
il fu op
*vedi? per esempio questa è una regola, ma non è oggettiva.
**lo so, lo so, non è a me che parli, è al “mercato sottostante”. ma che suocera sappia anche che non tutte le nuore si rifugiano nel fortino del’insulto al cospetto del Grande Berlicche.
*** a (s)proposito, io disporrei di una meravigliosa ed esaustiva definizione di “regola oggettiva”, ma qui sarebbe – appunto – fuori tema (fermat mode on).
**** “così, tra sognare e fantasticare, andrai consumando la vita, senz’altra utilità che di consumarla…”
Sono contento per il tuo “nuovo impegno”, Orsopio, e ancora più contento se ripasserai di qua.
Per il punto “bisogno”, ho cominciato a risponderti e ho finito per fare il post di oggi. Ti rimando a quello, appena lo pubblico.
“irragionevole”: no, io non lo so! Dipende dal caso: stiamo parlando in generale, visto che non mi avevi dato un chiaro punto su cui concentrarmi. Se sto parlando ad esempio di gravidanza sarebbe irragionevole concentrarsi sulla madre e lasciar fuori il bambino; lasciar fuori i neutrini, visto che c’entrano poco, non è del tutto irragionevole. Ma è ovvio che, essendo esseri finiti, tutto ma proprio tutto non riusciamo a farcelo stare. Lasciamo sempre fuori qualcosa, e quel qualcosa è proprio il punto debole, l’ingresso dell’ideologia nel nostro ragionamento (e vale anche per i miei).
No, non sono anguillone: tu mi fai una domanda a bruciapelo, e che ne so che intendi? Bastava specificare subito, no?
Allora, nel contesto del mio post il creatore di ogni mondo crea e definisce le regole e le leggi di quel mondo. Se il creatore di LOTRO stabilisce che i personaggi raggiungono livello 75 e basta stop, quella è la legge, il mondo è costruito attorno a quella legge che è oggettiva perché è stata costruita in tal modo da chi aveva il potere di farlo. Se dice che ci sono sette tipi di personaggi e basta io non posso crearne un ottavo, perché non ne ho il potere.
Se nel nostro mondo reale il Creatore ha costruito una legge fisica quella legge è oggettiva, perché non sono io che l’interpreto ma è lei che è. Se l’uomo è fatto in una particolare maniera quello è oggettivo. Un altro soggetto parziale NON PUO’ emanare leggi oggettive, perché è soggetto anch’esso. Lo Stato non può fare leggi oggettive per questo.
Tu hai risposto. Ho risposto io, adesso?
berlicche, la tua conoscenza delle cose del mondo (anche delle leggi) non è oggettiva.
La mia conoscenza è soggettiva, asfidanken. Ma so riconoscere una cosa oggettiva perché dentro di me, come dentro di te, ci sono dei criteri oggettivi.
Se non ci fosse manco potremmo parlarci, chiusi nelle nostre soggettività.
e se fossero criteri intersoggettivi?
Cioè? Spiegati meglio.